L'AMORE DI DIO PADRE IN GESU' SUO FIGLIO SECONDO SANTA TERESA DI LISIEUX

 

                                                            fr François-Marie Léthel ocd

 

 

                                                            INTRODUZIONE

 

 

            Teresa è conosciuta in tutto il mondo come la santa dell'infanzia spirituale, che manifesta il vero volto di Dio Padre Misericordioso, ed è giustamente considerata come testimone privilegiato della Paternità di Dio per il nostro tempo.

            E' vero, però bisogna riconoscere che nei suoi scritti autentici[1] Teresa parla pochissimo di Dio Padre. E' una constatazione sorprendente, che si appoggia su dati precisi forniti dalle concordanze[2]. Nell'insieme dei suoi scritti la carmelitana nomina costantemente Gesù (1616 volte), nomina raramente il Padre (69 volte) e ancor più raramente lo Spirito Santo (23 volte). Allo stesso modo nomina la Trinità solo 28 volte. Quanto alla parola "Dio" (895 volte), essa designa per lo più la persona di Gesù. Per lei infatti Dio, il "Buon Dio", il Dio dell'Antico Testamento, il Creatore Onnipotente che parla nei Salmi, e soprattutto il Dio-Sposo che parla per bocca dei Profeti e nel Cantico dei Cantici, è Gesù! Il cristocentrismo è la principale caratteristica della dottrina teresiana ed è a partire da questo cristocentrismo che si può scoprire tutta la sua teologia, la sua antropologia, la sua ecclesiologia e le innumerevoli sfaccettature della sua comprensione del mistero cristiano. Teresa parla poco del Padre e dello Spirito Santo, mentre parla continuamente di Gesù; tuttavia vedremo come il suo cristocentrismo contiene in realtà una magnifica teologia del Padre e dello Spirito presenti in Gesù, rivelati in lui e in un certo modo nascosti in lui: "per Cristo, con Cristo e in Cristo".

            Bisogna ricordare a questo proposito che ciascuna delle Persone Divine contiene le altre due (è la "pericoresi" o "circumincessione"). Gesù e lo Spirito sono nel Seno del Padre, che è la Sorgente, l'Origine. Il Padre e Gesù sono nello Spirito che è il loro Amore reciproco. Il Padre e lo Spirito sono in Gesù: il Padre si dice e si da tutto intero nel Figlio suo, che è la sua Parola eterna; egli ci ha detto tutto e ci ha dato tutto dandoci suo Figlio. Lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio, o dal Padre per mezzo del Figlio; egli ci è dato solo nel Cuore, nel Corpo, nel Volto e nel Costato di Gesù.

            Notiamo ancora che negli scritti di Teresa come nel Simbolo Niceno-Costantinopolitano il Nome di Gesù è insieme "teologico" ed "economico": designa la Persona Divina del Figlio Incarnato, contemplata nella sua Divinità e nella sua Umanità, fra la Persona del Padre e la Persona dello Spirito. E' questo cristocentrismo teocentrico e trinitario che Teresa esprime magnificamente nella sua poesia Vivere d'Amore:

 

"Vivere d'amore è custodire te stesso,

Verbo increato! Parola del mio Dio!

Ah tu lo sai, Divin Gesù, ti amo,

Lo Spirito d'Amore m'incendia col suo fuoco;

Amandoti attiro il Padre,

Mio debole cuore lo custodisce senza scampo.

O Trinità, siete prigioniera

Del mio Amore" (P 17/2).

 

            Il semplice atto d'Amore: "Gesù ti amo", che anima tutta la vita di Teresa, che attraversa i suoi scritti e che si esprime nel suo ultimo respiro, appare qui in tutta la sua realtà trinitaria, "attirando il Padre" nel "fuoco" dello "Spirito d'Amore". Questo testo è una chiave che ci permette di entrare nel cuore del nostro argomento: l'amore di Dio Padre nel suo Figlio Gesù. Teresa ci farà scoprire il Padre totalmente relativo a suo Figlio, mostrando suo Figlio, facendo dono del suo Amore nel suo Figlio e per mezzo del suo Figlio. Il Padre si esprime così perfettamente nel suo Figlio che, per così dire, "si esaurisce" in lui. Per lei, come per s.Giovanni della Croce, il Padre non ha più altro da dirci, è divenuto come "muto" dopo averci dato il suo Figlio[3]. E' un Padre singolarmente "discreto" che insieme si rivela e si nasconde nel Figlio con il suo Spirito, lo Spirito d'Amore. Ma soprattutto è il "Padre Misericordioso" che "vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità" (cf 1Tim 2,4) e che per questo ha inviato il suo unico Figlio come Salvatore (cf Gv 3,16).

            Per scoprire e approfondire questo mistero del Padre nella teologia di Teresa, prenderemo come centro della prospetiva la sua offerta all'Amore misericordioso. Tutto il nostro studio sarà come un commento di questa Offerta, in relazione agli altri scritti  teresiani.  In questa  Offerta  la  carmelitana  ritrova  e  verifica  la  dinamica  del più antico schema cristocentrico e trinitario (quello del Simbolo Niceno-Costantinopolitano):  tutto viene dal Padre per Gesù, suo Figlio Incarnato, nello Spirito Santo; tutto ritorna al Padre per Gesù nello stesso Spirito.

            Il nostro studio comprende due parti: prima uno sguardo complessivo all' Offerta teresiana, poi un approfondimento del suo contenuto a partire da altri sritti, sempre in rapporto con la persona del Padre.

 

 

 

                                I/ L'OFFERTA ALL'AMORE MISERICORDIOSO

                              CUORE E CHIAVE DELLA TEOLOGIA DI TERESA

 

            La preghiera scritta da Teresa e datata 9 giugno 1895 è intitolata "offerta di me stessa come Vittima d'olocausto all'Amore Misericordioso del Buon Dio" (Pr 6). La carmelitana ha subito comunicato questa preghiera alle sue sorelle e la comunica ora a tutti i battezzati che desiderano mettere in pratica la sua dottrina. E' soltanto facendo questa offerta che si può entrare veramente nello spirito di Teresa. E' una preghiera battesimale, trinitaria e cristocentrica. Con la forza del suo vocabolario sacrificale, quello della "vittima d'olocausto", ella esprime in modo radicale il sacerdozio battesimale.

            Nelle ultime pagine del Manoscritto A, Teresa narra come ha vissuto questa offerta. La sua teologia conserva sempre un carattere essenzialmente narrativo, autobiografico. Al centro del brano troviamo questa affermazione:

 

            "Quest'anno, il 9 giugno, festa della Santa Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato".

 

            Per Teresa stessa questa Offerta corrisponde alla più alta esperienza mistica, quella delle Settime Mansioni descritte da s.Teresa d'Avila. Dal punto di vista teologico queste "Mansioni" sono caratterizzate da una profondissima conoscenza amorosa, sperimentale del mistero trinitario e cristologico. Tuttavia, Teresa d'Avila l'esprime secondo lo schema agostiniano (e tommasiano): la Trinità e la Santa Umanità di Gesù. Teresa di Lisieux esprime fondamentalmente la stessa realtà, in modo più semplice, senza alcuna "visione" straordinaria e anche in modo più unificato e dinamico, secondo lo schema orientale più antico, come conoscenza amorosa del Padre, per Gesù suo Figlio Incarnato, nello Spirito Santo, "Spirito d' Amore". Questa Offerta segna anche il pieno sviluppo trinitario del cristocentrismo teresiano.

            L' Offerta deve essere interpretata nel contesto "berulliano" del Carmelo francese. Lo stesso dicasi per la preghiera alla Trinità della b.Elisabetta della Trinità: i Carmeli di Lisieux e di Digione erano "berulliani". All'inizio del XVII sec. il card. De Bérulle aveva ideato questo tipo di offerta: un dono totale e radicale di se stesso, fondato sulla grazia del battesimo, in comunione intima e amorosa con l'annientamento del Figlio di Dio che ha assunto la condizione di schiavo (cf Fil 2,7) nella sua incarnazione e nella sua passione. Espresso con i simboli della servitù o "schiavitù d'amore", questa offerta cristocentrica e trinitaria è fatta per le mani e il cuore di Colei che si è data totalmente come la serva del Signore (letteralmente: "la schiava", Lc 1,38), Maria, la Vergine Immacolata, Madre di Dio. Per Bérulle, come per Teresa d'Avila, il dono totale di se stessi è indispensabile per ricevere pienamente il dono di Dio, per bere in abbondanza l'Acqua Viva dello Spirito Santo nella contemplazione mistica. Ma bisogna sottolineare che questa Acqua Viva è quella del battesimo: questa è una via per tutti i battezzati. Così questo radicale dono di sè è come la chiave della grande avventura spirituale che comincia a partire dalle Quarte Mansioni. Teresa d'Avila usa anche questo simbolo della schiavitù per caratterizzare il "vero spirituale" delle Settime Mansioni (c IV/8) con lo stesso riferimento all'annientamento di Gesù. Questa offerta è stata diffusa soprattutto da s.Luigi Maria Grignion de Monfort, "l'ultimo dei grandi berulliani" (Brémond)[4]. Dal punto di vista teologico l'offerta di Teresa di Lisieux presenta tutte le caratteristiche dell'offerta berulliana: è un atto d'amore come dono totale di sè, poichè "amare è dare tutto e dare se stesso" (P 54/22), dono di sè a Gesù nella Trinità, o al Padre per Gesù nello Spirito Santo, dono fatto per le mani e il cuore di Maria. Ma Teresa reinventa questa offerta in modo originale e personale. Non usa il simbolo della schiavitù, ma quello dell'olocausto, altro simbolo biblico, sacrificale e altrettanto radicale.

            L'offerta teresiana è anche la risposta a un problema tipico del suo tempo. Nel clima giansenista queste offerte si erano deformate, divenendo offerte alla Giustizia di Dio, ma una giustizia mal compresa perchè separata dalla Misericordia, una giustizia il cui effetto proprio è di punire i peccatori. Teresa vi allude chiaramente nel racconto del Manoscritto A:

 

            "Pensavo alle anime che si offrono come vittime alla giustizia di Dio per stornare e attirare su di loro i castighi riservati ai colpevoli: questa offerta mi sembrava grande e generosa, ma ero lontana dal sentirmi portata a farla" (Ms A 84r).

 

            Tutte queste considerazioni erano indispensabili per interpretare la Preghiera d'Offerta (Pr 6), che comincia con una invocazione a tutta la Trinità, e che si rivolge poi a ciascuna delle Tre Persone.

 

A/ Invocazione iniziale alla Trinità

 

            All'inizio della sua offert, Teresa parla a tutta la Trinità per esprimere i suoi desideri più profondi.

 

            "Mio Dio! Trinità beata, desidero amarvi e farvi amare, lavorare per la glorificazione della santa Chiesa, salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che sono nel purgatorio. Desidero compiere perfettamente la vostra volontà e arrivare al grado di gloria che mi avete preparato nel vostro regno. In una parola, desidero essere santa, ma sento la mia impotenza e vi domando, mio Dio, di essere voi stesso la mia santità" (Pr 6).

 

            Tali sono infatti i tre desideri essenziali della carmelitana: "amarvi e farvi amare", "lavorare per la glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime", "essere santa".

            Qui il primo di questi desideri ha per oggetto tutta la Trinità. Più tardi, in una lettera al suo primo fratello spirituale, il seminarista Maurice Bellière, Teresa userà due volte la stessa formula, prima parlando del Padre: "amarlo e farlo amare", poi parlando di Gesù: "amare Gesù e farlo amare" (LT 220).

            Il secondo desiderio, quello della salvezza delle anime, è una costante nella vita di Teresa. Dopo aver ottenuto in extremis la salvezza del criminale Pranzini, "il suo primo figlio" (Ms A 46v), la carmelitana estenderà questo stesso desiderio a tutta l'umanità, fino a osare di scrivere, il giorno della sua professione: "Gesù fa che io salvi molte anime, che oggi neppure una sia dannata" (Pr 2). Il giorno della sua morte esprimerà lo stesso desiderio in modo sconvolgente: "Non mi pento di essermi offerta all' Amore... Oh no, non mi pento di essermi offerta all' Amore, anzi!... Non avrei mai creduto possibile soffrire tanto! Mai! Mai! Non posso spiegarmelo se non con i desideri ardenti che ho avuto di salvare le anime".

            Infine il desiderio di "essere santa" è altrettanto fondamentale e fa un tutt'uno con i due precedenti. Teresa ha raccontato nel Manoscritto A come questo desiderio risale all'infanzia quando fu affascinata dalla storia di Giovanna d'Arco. Questo desiderio persiste sotto la forma della "fiducia audace di diventare una grande santa" (Ms A 32r). A quell'epoca un tale desiderio di santità poteva sembrare temerario. Fin dal noviziato Teresa ha dovuto lottare per non lasciarsi "tagliare le ali". Nella stessa epoca la novizia invita sua sorella Celina a non accontentarsidi desiderare la stessa santità di s.Teresa d'Avila: "non ti dico di tendere alla sua serafica santità, ma di essere perfetta come il tuo Padre celeste è perfetto!... Ah Celina! i nostri desideri non sono sogni ne' chimere, dal momento che Gesù stesso ci ha dato questo comandamento!" (LT 107).

 

 

B/ Dinamica Trinitaria e crstocentrica dell'offerta all'amore misericordioso: tutto viene dal Padre per Gesù' nello Spirito, e tutto ritorna al Padre per Gesù nello Spirito.

 

            In seguito, la Preghiera d'Offerta si sviluppa secondo la struttura e la dinamica dello schema trinitario e cristologico più antico, quello del Simbolo Niceno-Costantinopolitano. Teresa ritrova spontaneamente questa struttuta e questo "ritmo" della "regola della fede", secondo le espressioni di sant'Ireneo, dove tutto il mistero trinitario e cristologico è sintetizzato in una "linea retta" che va dal Padre allo Spirito Santo (e anche alla Chiesa animata dallo Spirito) passando per Gesù Cristo, il Figlio Incarnato. Gesù appare così al centro della Trinità, "Uno della Trinità" fra il Padre e lo Spirito. E' sempre "per Cristo Nostro Signore" che il Padre ci dona lo Spirito ed è sempre "per Cristo Nostro Signore" che lo Spirito ci conduce el Padre: diffuso nei nostri cuori, è attraverso il Cuore umano del Figlio che egli ci rende capaci di dire "Abba, Padre!" (cf Gal 4,6). La tentazione di allontanarsi dall'umanità di Cristo non è possibile con questo schema. Per interpretare bene l'offerta teresiana, è indispensabile riprendere  i tre principali articoli del Simbolo.

            Il primo articolo sul Padre è breve, ma fondamentale: "un solo Dio, Padre Onnipotente, Creatore". Questo articolo mostra la "monarchia" del Padre, unica Fonte, Origine di tutta la teologia e di tutta l'economia: Fonte eterna della Divinità per il Figlio che egli genera e per lo Spirito che procede da lui attraverso il Figlio, fonte di tutte le opere: della creazione che egli compie mediante il Figlio e lo Spirito, fonte delle due missioni del Figlio e dello Spirito. Il Padre che genera il suo Figlio, invia il suo Figlio nato da una donna; invia nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio.

            Il secondo articolo, che recita "un solo Saignore Gesù Cristo, il Figlio unico di Dio", è più lungo poichè sintetizza i misteri della divinità e dell'umanità di Gesù. Nel mistero della sua divinità Gesù è "nato dal Padre prima di tutti i secoli... Dio vero da Dio vero, della stessa sostanza del Padre, generato non creato, per mezzo del quale tutto è stato fatto..." Neil misteri della sua umanità, lo stesso Gesù si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel Seno della Vergine Maria, è stato crocifisso, è morto e risuscitato. I più grandi misteri dell'umanità di Gesù sono l'Incarnazione e il Mistero Pasquale.

            Il terzo articolo, che recita: "un solo Spirito Santo che è Signore e che da la vita, che procede dal Padre (e dal Figlio, o meglio: per il Figlio)", è più breve ma non meno importante. E' quello che fa da collegamento con l'articolo che segue sulla chiesa, il Battesimo e la vita eterna.

            Tale è l'ordine e il ritmo che ritroviamo nelle Preghiera d' Offerta teresiana. Il continuo "scambio d' Amore" fra Gesù e lei può allora apparire in tutta la sua dinamica trinitaria: questo Amore le viene dal Padre, per Gesù, nello Spirito e ritorna al Padre, per Gesù nello Spirito. Su questo punto Teresa ci da una chiave di lettura della sua offerta in una breve preghiera composta da lei per Maurice Belliere, con la richiesta di recitarla ogni giorno per lei:

 

            "Padre misericordioso, in Nome del nostro dolce Gesù, della Vergine Maria e dei santi, io vi domando di infiammare la mia sorella del vostro Spirito d'Amore e di accordarle la grazia di farvi molto amare" (LT 220).

 

            Teresa afferma che "questa preghiera racchiude tutti i suoi desideri" e domanda al suo fratello spirituale di continuare a recitarla ogni giorno anche dopo la sua morte. Questa breve preghiera rivolta al Padre misericordioso, in nome di Gesù, per domandare il fuoco dello Spirito d' Amore è la miglior chiave di lettura della lunga Preghiera d' Offerta all' Amore Misericordioso. Infatti dopo l'invocazione iniziale alla Trinità, Teresa si rivolge prima al Padre, poi a Gesù (menzionando con lui la Vergine Maria) e infine allo Spirito Santo. Conviene ritrovare questi tre momenti successivi della preghiera di Teresa.

 

 

1/ Il Padre

 

            Prima di tutto, anche se il nome del Padre non compare, è evidentemente a lui che ella si rivolge, quando scrive:

 

            "Poichè mi avete amata fino a darmi il vostro unico Figlio perchè fosse il mio salvatore e il mio sposo, i tesori infiniti dei suoi meriti appartengono a me e io ve li offro con gioia,supplicandovi di non guardare a me se non attraverso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d'Amore"

    

            Mentre nel paragrafo precedente Teresa parlava a tutta la Trinità, è chiaro ora che parla al Padre, poichè gli parla esplicitamente di Gesù suo Figlio unico e implicitamente del suo Spirito, fuoco d' Amore che brucia nel cuore di Gesù e che Gesù comunica alla sua sposa, la Chiesa, che ha essa pure "un cuore bruciante d' Amore" (cf Ms B). Come il primo articolo del Simbolo sul Padre, questa preghiera è breve e fondamentale. Teresa risale alla fonte dell' Amore, che è il Padre, fonte della generazione e della missione del Figlio, mediante la sua umanità, che è designata qui con i simboli del Volto e del Cuore (i due simboli principali dell'umanità di Gesù in Teresa). Per capire le parole di Teresa bisogna ricordare la parola di Gesù: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unico"(Gv 3,16) e le parole di Paolo: "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei" (Ef 5,25); "Egli mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). La carmelitana figlia di Teresa d'Avila e di Giovanni della Croce sottolinea nel modo più forte questo "per me" dell' Amore del Padre in Gesù: "Dio stesso è mio e per me, poichè Cristo è mio e tutto per me"[5].

            Così questa breve preghiera al Padre contiene già tutto ciò che Teresa svilupperà in seguito; ella illustra perfettamente la dinamica del Simbolo. L'ordine dei tre titoli cristologici è degno di nota: "Il vostro Figlio unico, mio Salvatore e mio Sposo". Nel Simbolo Gesù è prima contemplato come il "Figlio unico di Dio",  poi come Salvatore, per i misteri della sua umanità: "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo..." Quanto al titolo di Sposo, esso si riferisce particolarmente alla Chiesa Sposa, con la quale Teresa si identifica.

            La dinamica trinitaria e cristocentrica del "per Cristo Nostro Signore" è espressa molto bene nella domanda di Teresa al Padre di non guardarla "se non attraverso il Volto di Gesù e nel suo Cuore bruciante d' Amore". Riprenderemo in seguito il commento dettagliato di questa preghiera al Padre, chiarendolo con altri testi di Teresa.

 

 

2/ Gesù

 

            Come il Simbolo dopo il breve articolo sul Padre riporta un lungo articolo su Gesù, così il seguito della preghiera di Teresa si riferisce specialmente a Gesù. La Vergine Maria vi è menzionata, come nel simbolo, al cuore del mistero di Gesù. Ella è la donna mediante la quale il Padre ci ha inviato il suo Figlio (Gal 4,4): "per opera dello Spirito Santo si è incarnato dalla Vergine Maria e si è fatto uomo". L'offerta di Teresa alla Trinità, cioè al Padre, per Gesù, nello Spirito Santo, è messa totalmente nelle mani di Maria: "è a lei che abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela". Con Maria ella si volge subito verso Gesù: "il suo divin Figlio, mio Sposo diletto".

            Poi parla a Gesù, evidentemente, quando si riferisce alla sua presenza nell'eucarestia: "restate in me come nel tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia". E' ancora a Gesù che si rivolge parlando della sua croce e resurrezione: "vi contemplerò nell'ultimo giorno con lo scettro della croce; poichè vi siete degnato di darmi in eredità questa croce tanto preziosa, spero di rassomigliare a voi nel cielo e di veder brillare sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della vostra passione".

 

 

3/ Lo Spirito Santo

 

            Infine, dopo il lungo brano su Gesù, la preghiera di Teresa si riferisce più particolarmente allo Spirito Santo, che non è nominato esplicitamente, ma che è chiaramente designato con i due simboli del fuoco e dell'acqua. E' l'offerta stessa che corrisponde all'articolo del Simbolo sullo Spirito Santo:

 

            "Per vivere in un atto di perfetto Amore, mi offro come vittima d'olocausto al vostro Amore Misericordioso, supplicandovi di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d'infinita tenerezza che sono racchiusi in voi"...

 

            Qui in effetti l'Amore Misericordioso designa la persona dello Spirito Santo nella sua missione, come i flutti d'acqua viva che sgorgano dal seno del Padre attraverso il cuore, il seno e il costato di Gesù (cf Gv 7,38-39; 19,34); come il fuoco che arde di continuo in questo stesso cuore e che si comunica ai nostri cuori (cf Lc 12,49; At 2,3). Teresa si offre interamente a questo fuoco, apre il suo cuore alla sovrabbondanza di questa acqua viva. Il Cuore di Gesù è sempre il punto d'incontro fra il Padre e Teresa: come egli la ama nel cuore ardente d'amore del suo Figlio, così ella lo ama attraverso lo stesso cuore. Teresa si offre allo Spirito, si offre a Gesù, si offre al Padre; cioè si offre al Padre per Gesù nello Spirito.

 

 

C/ La Misericordia e la Giuitizia di Dio

 

            La Misericordia e la Giustizia sono i due principali attributi divini contemplati da Teresa nella sua Offerta. L'Amore  divino è essenzialmente "misericordioso". Ma la carmelitana parla anche della Giustizia:

 

            "Alla sera di questa vita comparirò davanti a voi a mani vuote, perchè non vi chiedo, Signore, di contare le mie opere. Tutte le nostre giustizie hanno macchie ai vostri occhi. Voglio perciò rivestirmi della vostra giustizia e ricevere dal vostro amore il possesso eterno di voi stesso. Non voglio altro trono e altra corona che voi, o mio Diletto"...

 

            Alla fine del Manoscritto A, quando racconta la sua Offerta, Teresa si esprime nel modo più chiaro su queste "perfezioni divine" che sono la Misericordia e la Giustizia:

 

            "Dopo tante grazie, non posso cantare col salmista: ‘Che il Signore è buono, che la sua Misericordia è eterna?' Mi pare che se tutte le creature avessero le stesse grazie che ho io, nessuno avrebbe paura del Signore, ma tutti lo amerebbero alla follia e che tutte le anime eviterebbero di offenderlo... Capisco tuttavia che non tutte le anime possono somigliarsi, bisogna che ce ne siano di gruppi diversi per onorare in modo particolare ciascuna perfezione del Signore. A me ha dato la sua Misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro le altre perfezioni divine!... Allora tutte mi paiono raggianti d'amore, la Giustizia stessa (e forse ancor più di qualsiasi altra) mi sembra rivestita d'amore... Quale gioia pensare che il Buon Dio è giusto, cioè che tiene conto delle nostre deboleze, che conosce perfettamente la fragilità della nostra natura. Di cosa dunque avrei paura? Ah, il Dio infinitamente giusto che si degnò perdonare con tanta bontà le colpe del figliol prodigo, non deve essere giusto anche verso di me che ‘sto sempre con lui'?" (Ms A 83v-84r).

    

            Qui Teresa allude al Padre, ma la Misericordia, la Giustizia e tutti gli attributi divini appartengono ugualmente alle tre Persone Divine, che sono una sola Bontà, una sola Giustizia, una sola Misericordia ecc... Queste righe ci danno un mirabile riassunto della mistica e della teologia dell'essenza divina. Per capire bene ciò che Teresa dice qui in poche parole, bisognerebbe riferirsi alla Fiamma Viva d' Amore di s.Giovanni della Croce. Nel commento alla terza strofa, il Dottore Mistico spiega come Dio si comunica all'anima attraverso le "lampade di fuoco" dei suoi attributi. Egli ricorda a questo proposito la dottrina di s.Tommaso sull' "essere unico e semplice" di Dio[6], che racchiude tutta la molteplicità dei suoi attributi. Poichè Dio è semplice, senza alcuna composizione, i suoi attributi che a noi sembrano diversi e contrari, come la Misericordia e la Giustizia, sono in lui assolutamente identici. Così la Misericordia è essenzialmente giusta, così come la Giustizia è essenzialmente misericordiosa, perchè la Giustizia non è altra cosa dalla Misericordia. Le tre Persone divine sono realmente distinte tra loro, ma sono nello stesso tempo realmente identiche alla loro unica divinità. C'è eternamente un ordine, l'ordo naturae[7]: come prima Persona, il Padre è la Fonte della divinità, il Figlio la riceve dal Padre e lo Spirito la riceve dal Padre e dal Figlio, dal Padre mediante il Figlio. Ma questo non implica alcuna ineguaglianza. Nella Trinità, il Padre non è "più grande" del Figlio e dello Spirito Santo, anche se è la loro fonte eterna. Ciascuna delle Tre Persone possiede perfettamente la Natura Divina, essendo realmente identica con la Natura Divina[8].

            Ciascuno degli attributi divini può dunque essere legittimamente appropriato all'una o all'altra delle Persone, ma senza che sia mai sottratto ad alcuna di esse. Ora il modo di parlare della Giustizia del Padre al tempo di Teresa mostra un uso sbagliato dell'appropriazione, come se la Misericordia gli fosse sottratta. Così un'immagine dell'epoca rappresenta il Padre che brandisce la folgore della sua Giustizia contro il mondo peccatore, mentre la Vergine Maria gli offre il Bambino Gesù, che incarna la Misericordia[9]. Quasta falsa rappresentazione della Giustizia divina, attribuita al Padre, era soggiacente nelle "offerte alla Giustizia" alle quali Teresa faceva allusione nel testo citato sopra. Al contrario la nostra santa ha un senso molto preciso dell'attribuzione, da una parte riaffermando il legame essenziale tra Misericordia e Giustizia, dall'altra attribuendo questi attributi a ciascuna delle Tre Persone. Di fronte a una falsa concezione della Giustizia senza la Misericordia, Teresa non sceglie la Misericordia senza la Giustizia, che sarebbe ugualmente sbagliato, ma contempla la Giustizia attraverso la Misericordia, ciò che corrisponde esattamente alla teologia di s.Paolo. Per lui l'effetto proprio della giustizia di Dio non è di giudicare ne' di condannare il peccatore, ma al contrario di giustificarlo gratuitamente mediante la Redenzione che è in Cristo Gesù (cf Rom 3,21-26). La Giustizia di Dio è dunque essenzialmente misericordiosa[10]. Fedele al suo cristocentrismo, Teresa contempla il più delle volte la Misericordia in Gesù. Così quando spera contro ogni speranza la salvezza eterna di Pranzini, ella ne da il motivo: "tanta era la fiducia che avevo nella Misericordia infinita di Gesù" (Ms A 56r). Ma la stessa Misericordia è nel Padre come nella sua fonte: è lui il "Padre Misericordioso" che ha mandato suo Figlio come salvatore del mondo e che vuole che tutti gli uomini siano salvati. Quanto allo Spirito Santo egli è l' Amore Misericordioso in Persona, l'Acqua e il Fuoco che il Padre ci dona attraverso il Cuore di Gesù.

            Bisogna notare che se Teresa scarta una falsa concezione della Giustizia di Dio, separata dalla Misericordia e quindi essenzialmente punitiva, non perde di vista l'autentica teologia della soddisfazione o riparazione. La Giustizia divina è misericordiosa, salva gratuitamente l'uomo peccatore, ma nello stesso tempo esige riparazione, la riparazione compiuta dall'uomo Salvatore, Gesù il Dio Uomo. Questa riparazione libera e amante è indispensabile perchè l'uomo sia salvato, riabilitato e ritrovi tutta la sua dignità di parte contraente nell'Alleanza. Teresa chiama Gesù "il Riparatore della mia anima" (Pr 7) e quando narra la sua drammatica prova contro la fede, desidera che la sua sofferenza possa "impedire o riparare una sola colpa commessa contro la fede" (Ms C 7r). E poichè l'Alleanza tra Dio e l'uomo, rotta dal peccato dell'uomo, è stata ristabilita per sempre nell'obbedienza redentrice dell'Uomo Dio al Padre suo, conviene contemplare nel Padre da una parte la Misericordia infinita per la quale egli invia il suo Figlio come Salvatore, e dall'altra la Giustizia infinita che esige la riparazione. Questo Teresa lo dice chiaramente nella sua ultima poesia Perchè ti amo Maria

 

"Tu m'appari, Maria, in vetta al Calvario,

Dritta presso la croce come un sacerdote all'altare;

Offrendo, per placare la giustizia del Padre,

Tuo diletto Gesù, il dolce Emmanuele" (PN 54/23).

    

            Queste parole di Teresa non sono certo una "concessione" alla mentalità del suo tempo, ma l'espressione di una profonda verità.

 

 

              II/ RIPRESA E APPROFONDIMENTO DELL'OFFERTA TERESIANA

 

            Dopo questa veduta d'insieme, conviene ora riprendere tutto quello che concerne il Padre nell'Offerta teresiana, utilizzando ampiamente gli altri scritti. Così riprenderemo dapprima le parole rivolte al Padre nell'Offerta, poi considereremo il legame così profondo e interiore tra l' Amore Paterno e l' Amore Materno, infine rifletteremo sull'espressione tipica di Teresa: "Gettarsi nelle vostre braccia e accogliere il vostro Amore infinito".

 

 

A/ Le Parole rivolte al Padre

 

Nella prima parte abbiamo già citato alcune righe scritte da Teresa, le parole che ella rivolge al Padre dopo aver invocato tutta la Trinità. Conviene ora commentarle.

 

 

1/ "Poichè mi avete amata fino a darmi il vostro Figlio Unico perchè fosse il mio Salvatore e il mio Sposo..."

 

Nella prospettiva di s.Giovanni della Croce questi tre titoli cristologici: Figlio, Salvatore, Sposo, sono inseparabili. Nelle Romanze e nel Cantico Spirituale il Dottore Mistico presenta tutta l'economia della creazione e della salvezza come il compimento del disegno del Padre di dare una Sposa al Figlio suo: "Una Sposa che ti ami, Figlio mio, ti voglio dare". La Sposa del Figlio è tutta la creazione materiale e spirituale il cui centro è l'umanità. Lo Sposo si unisce alla sua Sposa facendosi uomo nel seno della Vergine Maria e la salva morendo per lei sull'albero della Croce. Anche per i Profeti era già chiaro che il Dio dell'Alleanza è salvatore essendo sposo: egli salva sposando e sposa salvando.

            Si potrebbe illustrare l'espressione di Teresa: "vostro Figlio unico, mio Salvatore e mio Sposo" con due bellissimi testi. Il primo, che si trova nel Manoscritto A, spiega soprattutto le parole: "vostro Figlio... mio Salvatore", mentre il secondo, che è un passo di una lettera a Celina (LT 165), è come il commento alle parole:"vostro Figlio... mio Sposo".

 

a/  "Vostro Figlio... mio Salvatore" (Ms A 38v-39r)

 

            Anche qui si vede il movimento tipico di Teresa che parte da Gesù, sale al Padre e ritorna a Gesù. In un commento molto originale e personale al passo evangelico della peccatrice perdonata e amante (identificata con Maria Maddalena: Lc 7,36-50), Teresa inserisce la parabola di un Padre Misericordioso, che riecheggia liberamente la parabola del figliol prodigo:

 

            "Lo so, ‘colui al quale si rimette meno, ama meno' ma so anche che Gesù mi ha rimesso piùý che a s.Maddalena, perchè mi ha rimesso in anticipo, impedendomi di cadere. Ah, come vorrei poter chiarire ciò che sento! Ecco un esempio che spiegherà il mio pensiero. Suppongo che il figlio di un medico abile incontri sul suo cammino una pietra che lo faccia cadere; cadendo egli si rompe un arto e subito il padre corre a lui, cura le ferite impegnando tutte le risorse della sua arte e ben presto il figlio, completamente guarito, gli dimostra la propria riconoscenza. Certamente questo figlio ha ben ragione d'amare suo padre. Ma farò ancora un'altra ipotesi. Il padre avendo saputo che sulla strada di suo figlio si trova una pietra, si affretta, va innanzi a lui, la rimuove senza che nessuno lo veda. Certamente questo figlio, oggetto della sua tenerezza previdente, non sapendo la sventura dalla quale è stato liberato per mezzo di suo padre, non testimonierà a lui la propria riconoscenza e l'amerà meno che se fosse stato guarito da lui. Ma se viene a conoscere il pericolo al quale è stato sottratto,  non amerà di più suo padre? Ebbene, io sono quel figlio, oggetto dell'amore previdente di un Padre il quale non ha mandato il Verbo a riscattare i giusti, bensì i peccatori. Vuole che io lo ami perchè mi ha rimesso non già molto, bensì tutto. Non ha atteso che io lo amassi molto, come s.Maddalena, ma ha voluto che io sappia com'egli mi ha amata d'un amore d'ineffabile previdenza, affinchè ora io ami lui alla follia! Ho inteso dire che non si è mai incontrata un'anima pura la quale ami più di un'anima penitente; ah! come vorrei smentire questa parola!" (Ms A 38v-39r).

    

            Così nel passo che abbiamo sottolineato, Teresa risale al Padre come alla sorgente dell' Amore Misericordioso che Gesù manifesta a Maddalena. E' una delle pagine più originali di Teresa sull' Amore Misericordioso come amore preveniente. Le ultime righe fanno pensare alla Vergine Maria, che è per eccellenza l'anima pura che ama Gesù ancor più di Maddalena e di ogni anima penitente. Ciò che Teresa scrive si verifica in modo assoluto nel privilegio dell'Immacolata Concezione. Solo Maria è riscattata dal peccato in modo tale che il peccato non è mai stato presente nella sua vita. Ella è il capolavoro dell' Amore Misericordioso del Padre che in modo unico ha tolto per lei la pietra d'inciampo del peccato. Il testo di Teresa permette di intravedere l'indicibile amore di riconoscenza di Maria verso il Padre e verso Gesù, suo Figlio e Salvatore.

 

b/  "Vostro Figlio... mio Sposo"

 

            L'altro testo è una delle ultime lettere di Teresa a Celina (7 luglio 1894).  Le lettere a Celina, che sono cronologicamente il primo grande blocco degli scritti teresiani, sono una catechesi sulla verginità, un vero e proprio trattato sulla verginità. La giovane carmelitana condivide con sua sorella la sua gioia indicibile di essere la sposa di Gesù. Il Cantico dei Cantici è particolarmente presente in queste lettere. Esse mostrano come l' Amore sponsale di Gesù è fondamentale in Teresa. Il lungo passo che citiamo è molto bello e mostra già lo sviluppo trinitario del suo cristocentrismo. Con riferimento al cap.7 del Cantico, che descrive in modo audace tutta la bellezza della sposa, scaturiscono altre citazioni bibliche, come cascate. La sposa di Gesù è trasfigurata nella Trinità, contemplata da tutta la Trinità. Il Padre è particolarmente presente, guardando con tenerezza la giovane sposa del suo Figlio:

 

            "Gesù... vede la nostra tristezza e all'improvviso si fa udire la sua dolce voce, più dolce che l'alito della primavera: ‘Ritorna, ritorna o Sulamita; ritorna, ritorna affinchè possiamo mirarti!' (Cant 6,12). Che misterioso richiamo è quello dello sposo! Noi non osavamo più rivolgere uno sguardo su noi stesse, tanto eravamo convinte di essere prive di ogni splendore e di ogni ornamento e Gesù ci chiama. Egli vuole mirarci a suo agio, ma non è solo: insieme con lui altre due Persone della Trinità santa vengono a prendere possesso della nostra anima... Gesù l'aveva promesso altra volta, quando stava per risalire al Padre suo e Padre nostro. Diceva con ineffabile tenerezza: ‘Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio l'amerà e verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora'. Osservare la parola di Gesù: ecco l'unica condizione della nostra felicità, la prova del nostro amore per lui. Ma che cos'è mai questa parola?  Mi sembra che la parola di Gesù sia lui stesso, lui Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!... Ce lo dice più avanti, nel vangelo di s.Giovanni. Pregando il Padre per i suoi discepoli, si esprime così: ‘Santificali mediante la tua parola; la tua parola è la verità'... E altrove Gesù ci ricorda che lui è la Via, la Verità e la Vita. Sappiamo dunque qual'è la Parola che dobiamo osservare e non domanderemo a Gesù, come Pilato, ‘Che cos'è la verità?' Noi la possediamo la Verità, noi custodiamo Gesù nel nostro cuore!... Spesso come la sposa dei Cantici possiamo dire che il nostro ‘Diletto è un mazzetto di mirra, che è per noi uno sposo di sangue', ma come sarà dolce per noi udire un giorno questa parola soave uscita dalle labbra stesse del nostro Gesù: ‘Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove, ed io vi ho preparato il mio regno, come il Padre mio l'ha preparato per me' (Vangelo).[...] Molti servono Gesù quando li consola, ma pochi sono disposti a tener compagnia a Gesù che dorme in mezzo ai marosi o che soffre nell'orto dell'agonia!... Chi dunque vorrà servire Gesù per Gesù solo? Ah! saremo noi... Celina e Teresa s'uniranno tra loro sempre più strettamente fino a realizzare la preghiera di Gesù: ‘Padre, che essi siano uno come noi siamo uno'. Sì, Gesù ci prepara già il suo regno come il Padre l'ha preparato a lui. Ce lo prepara lasciandoci nella prova [...] Quale felicità pensare che il Buon Dio, la Trinità tutta intera ci guarda, è in noi e si compiace di rimirarci" (LT 165).

    

            In questo bellissimo brano Teresa cita soprattutto il Cantico del Cantici[11]. E' da notare che il più grande testo della Scrittura sul Dio Sposo, il Cantico dei Cantici, appartiene all'Antico Testamento, mentre i più grandi testi su Dio Padre appartengono evidentemente al Nuovo Testamento: sono i Vangeli, dove il Figlio rivela Dio come Padre. Infatti, la relazione tra il Padre e il suo Figlio è una relazione eterna "ad intra", mentre la relazione tra lo Sposo e la Sposa è una relazione temporale "ad extra": è la più profonda espressione simbolica dell'alleanza fra il Dio d' Amore e la sua creatura fatta a sua immagine e somiglianza. Da questo punto di vista bisogna dire che il Dio Sposo è il Dio Uno, è tutta la Trinità, secondo il famoso pricipio formulato da s.Anselmo e ripreso dal Concilio di Firenze: "Omnia sunt unum ubi non obviat relationis oppositio"[12]. L'applicazione di questo titolo di Sposo a una delle Persone divine non è dunque espressione di una proprietà personale, ma piuttosto di una appropriazione. Questo titolo di Sposo può dunque essere attribuito in modo legittimo all'una o all'altra delle Tre Persone, ma senza dimenticare che esse non sono tre sposi, ma un solo e unico Sposo. Questo titolo è specialmente appropriato al Figlio a causa della sua incarnazione: lui solo ha sposato la nostra umanità in modo unico con l'incarnazione, ma le altre due Persone hanno cooperato a quest'opera d'amore[13]. Tutto questo ci permette di capire meglio la correttezza teologica di quanto scrive qui Teresa: l' Amore di Gesù Sposo, simbolizzato dal suo sguardo verso la sua sposa, non appartiene a lui solo ma anche alle altre due persone della Santa Trinità. Per mezzo di lui "la Trinità tutta ci guarda".

 

 

2/ "...I tesori infiniti dei suoi meriti appartengono a me e io ve li offro con gioia..."

 

            Nella sua Offerta Teresa scarta una falsa concezione del merito, frequente al suo tempo, che era più o meno l'idea pelagiana di una salvezza mediante le proprie opere: "io non voglio ammassare dei meriti per il cielo ... non vi chiedo Signore di contare le mie opere" (Pr 6). Ella ritrova spontaneamente la più autentica teologia del merito di Cristo sviluppata da s.Tommaso: è il valore infinito di tutta la vita terrestre di Gesù, dall'istante della sua concezione nel seno di Maria fino all'istante della sua morte sulla croce. Gesù ha realmente comunicato questo tesoro alla Chiesa della terra. La Sposa non ha dunque altri meriti che quelli del suo Sposo.

            Questa offerta al Padre dei meriti di Gesù per la salvezza del mondo è una attitudine essenziale di Teresa. Si può citare una breve preghiera del 1896, formulata in modo simile all'atto di Offerta:

 

            "Tutto ciò che domanderete al Padre mio in mio nome, egli ve lo concederà...

                        Eterno Padre,il vostro unico Figlio, il dolce Bambino Gesù, è mio perchè voi me l'avete dato. Vi offro i meriti infiniti della sua divina infanzia e vi domando in suo nome di chiamare alle gioie del cielo innumerevoli schiere di piccoli, che seguiranno eternamente l'Agnello divino" (Pr 13).

    

            Prima della sua entrata al Carmelo, la giovane aveva già offerto questo tesoro al Padre, per ottenere la salvezza del criminale Pranzini, "il suo primo figlio":

 

            "Volli a tutti i costi impedirgli di cadere nell'inferno e impiegai per questo tutti mezzi possibili, offrii al Buon Dio tutti gli infiniti meriti di Nostro Signore, i tesori della santa Chiesa, infine pregai Celina di far celebrare una messa"...(Ms A 45v-46r).

    

            Ugualmente in una lettera a Celina esprime la stessa speranza per la salvezza del carmelitano apostata Giacinto Loyson:

    

            "solo la sofferenza può partorie anime per Gesù... C'è da stupirsi che siamo servite così bene, noi il cui unico desiderio è quello di salvare un'anima che sembra perduta per sempre?... Celina cara, è davvero colpevole, più colpevole forse di quanto sia mai stato un peccatore convertito, ma non può forse Gesù fare quello che non ha mai fatto sin qui? Se non lo desiderasse, avrebbe messo nel cuore delle sue povere piccole spose un desiderio irrealizzabile?... No, è certo che desidera più di noi ricondurre all'ovile questa povera pecorella smarrita.[...] d'altronde non sono i nostri meriti, ma quelli del nostro Sposo e perciò nostri, che noi offriamo al Padre che sta nei cieli affinchè il nostro fratello, un figlio della santa Vergine, torni vinto a gettarsi sotto il manto della più misericordiosa delle madri" (LT 129).

    

    

 3/ "...Supplicandovi di non guardare a me se non attraverso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d'Amore"

 

            Se Teresa domanda al Padre di non guardarla "se non attraverso il volto di Gesù e nel suo cuore bruciante d' Amore", ella stessa non risponde all' Amore del Padre che attraverso il volto e il cuore di Gesù. Sono i due grandi simboli dell'umanità di Gesù, ugualmente importanti nella cristologia teresiana, ugualmente presenti in tutti i suoi scritti. Ricordiamo in particolare le due poesie al Volto Santo (P 20) e al Sacro Cuore (P 23). Nella nostra prospettiva, che è quella del rapporto col Padre, bisogna citare soprattutto due brevi preghiere.

            In una preghiera del 1895, Teresa si riferisce al cuore di Gesù parlandone al Padre:

 

            "Mio Dio, vi offro tutte le azioni che sto per fare in questo giorno, nelle intenzioni e per la gloria del Sacro Cuore di Gesù: voglio santificare i battiti del cuore, i pensieri e le opere più semplici, unendoli ai suoi meriti infiniti e riparare le mie colpe gettandole nella fornace del suo Amore Misericordioso" (Pr 10)

 

            Una preghiera del 1896 è l'offerta al Padre del volto di Gesù, sempre con la stessa intenzione di ottenere la salvezza dei peccatori:

 

            "Eterno Padre, voi m'avete dato in eredità il Volto adorabile del vostro divin Figlio: io ve lo offro e vi domando in cambio di questa immagine infinitamente preziosa, di dimenticare le ingratitudini delle anime a voi consacrate e di perdonare ai poveri peccatori" (Pr 15).

    

 

B/  "Dio ha mandato suo Figlio nato da una donna": Amore Paterno e Materno

 

            Dopo aver studiato le parole che Teresa rivolge al Padre nella sua Offerta, bisogna ora considerare le righe seguenti, dove è nominata la Vergine Maria, perchè anch'esse costituiscono una chiave per la comprensione della paternità di Dio.

            Si tratta del legame molto profondo e interiore fra la paternità di Dio e la maternità di Maria, che convergono verso lo stesso Figlio unico, Gesù Cristo. Con l'incarnazione, l' Amore del Padre nel suo Figlio Gesù ha trovato la sua più sublime espressione nel cuore e nel corpo di una donna, la Vergine Immacolata. L' Amore del Padre che dona il suo Figlio al mondo, si è espresso attraverso l' Amore di una Madre. Dio rivela la sua paternità con la missione del Figlio "nato da donna".Così la maternità verginale di Maria manifesta in modo meraviglioso quello che si potrebbe chiamare l'aspetto materno e femminile della paternità di Dio. Come donna consacrata nella verginità Teresa comprende interiormente, nel più profondo del suo essere, l'intimità inaudita di Maria con il suo Figlio e anche con il Padre e lo Spirito Santo. La carmelitana è pienamente donna, vivendo coscientemente lo schiudersi della sua femminilità come sposa e madre, figlia e sorella. Queste sono infatti le quattro dimensioni dell'amore di cui Teresa da testimonianza: Amore sponsale e materno, filiale e fraterno, dimensioni spesso simboleggiate come le "corde" di una lira. Così Teresa comunica all' Amore del Padre non solo col suo cuore di figlia, ma anche col suo cuore di madre.

            E' in questa prospettiva che interpretiamo la menzione di Maria nella preghiera d' Offerta. Ecco le parole di Teresa:

 

            "...Vi offro, o beata Trinità, l'amore e i meriti della santa Vergine, mia madre diletta. A lei abbandono la mia offerta e la prego di presentarvela. Il suo Figlio divino, mio sposo diletto, nei giorni della sua vita mortale, ci ha detto: ‘Tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà'. Sono dunque certa che esaudirete i miei desideri; lo so mio Dio, più volete dare, più fate desiderare. Sento nel mio cuore desideri immensi e vi chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima. Ah! non posso ricevere la santa comunione così spesso come vorrei, ma, Signore, non siete l'Onnipotente?... Restate in me come nel tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia" (Pr 6).

    

            Tutto ciò che Teresa dice qui deve essere compreso con riferimento a Maria. Bisogna notare che ella offre a tutta la Trinità "l'amore e i meriti di Maria", subito dopo aver offerto al Padre i "meriti infiniti" di Gesù. Gesù è la persona divina del Figlio, "uno della Trinità", mentre Maria è una persona umana in comunione con tutta la Trinità. Maria è "figlia del Padre, madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo", secondo l'espressione classica di s.Francesco d'Assisi, ampiamente ripresa e commentata da San Luigi Maria di Montfort[14]. Anche se Teresa non usa questa espressione, esprime bene la comunione di Maria con tutta la Trinità nel mistero dell'incarnazione. All'annunciazione Maria è veramente "avvolta" dalla Trinità:

 

"Io ti amo, Maria, chiamandoti la serva

Del Dio che rapisci con la tua umiltà.

Questa virtù nascosta ti rende onnipotente,

Essa attira nel tuo cuore la santissima Trinità.

Allora, lo Spirito d'Amore coprendoti con la sua ombra,

Il Figlio eguale al Padre in te si è incarnato" (P 54/4).

    

            Teresa "abbandona la sua offerta" a Maria; è per mezzo di Maria che si offre a tutta la Trinità, che si lascia avvolgere anch'essa dalla Trinità. Nel passo dell' Offerta che abbiamo ora citato si nota ancora il movimento caratteristico di Teresa, che si concentra sul Figlio, risale al Padre e ritorna al Figlio. Come prima aveva detto al Padre: "il vostro Figlio unico, mio salvatore e sposo", così ora parlando a Maria dice: "il suo divin Figlio, mio sposo diletto". Gesù è lo stesso e unico Figlio di Dio e di Maria.

            La domanda formulata qui da Teresa s'indirizza prima al Padre "in nome di Gesù", poi a Gesù stesso: questa domanda inaudita di conservare in sé la presenza del suo corpo eucaristico. Tale è l'oggetto dei desideri "infiniti"[15] della carmelitana. Questa domanda va compresa anche alla luce di ciò che Teresa dice a Maria:

 

"Comprendo che la tua anima, umile e dolce valle,

Può contenere Gesù, l'oceano dell'amore" (P 54/3).

    

            Teresa vive la comunione eucaristica con Maria nel mistero dell'incarnazione, allorchè la Vergine Immacolata porta in sè "per nove mesi"[16] il corpo di Gesù. La domanda di Teresa a Gesù: "restate in me come nel tabernacolo" va intesa anche come eco delle parole che ella rivolge a Maria nella stessa poesia. Alludendo alla prova di Giuseppe le dice:

 

"Tu lo lasci piangere presso il tabernacolo,

Che vela la divina bellezza del Salvatore" (P 54/8)

 

            Infatti Maria è incinta per opera dello Spirito Santo, porta nel suo seno verginale il corpo di Gesù, il Figlio del Padre, nel quale "abita corporalmente tutta la pienezza della divinità"(cf Col 2,9), cioè della divina belleza. Ella è il suo tabernacolo più bello e più santo. Nello stesso senso la quinta strofa di questa poesia ci mostra come Teresa vive la comunione eucaristica come identificazione con Maria incinta, tabernacolo vivente del corpo di Gesù:

 

"O Madre diletta, nonostante la mia piccolezza,

Come te possiedo in me l'Onnipotente

Ma non temo vedendo la mia debolezza

Il tesoro della Madre appartiene al figlio

E sono tua figlia, Madre carissima,

Le tue virtù, il tuo amore, non sono miei?

Così, quando nel mio cuore scende la bianca Ostia,

Gesù, il tuo dolce Agnello, crede riposare in te" (P 54/5).

    

            Così la carmelitana è figlia di Maria: "sono tua figlia"; ma è anche madre, come Maria: "come te io possiedo in me l'Onnipotente". Ella non è solo "madre delle anime", ma madre di Gesù stesso. La maternità spirituale non è astratta e disincarnata; al contrario, è la partecipazione alla maternità di Maria nell'incarnazione, partecipazione alla sua comunione al corpo di Gesù che ella porta in seno. Tale è per Teresa la meraviglia dell'amore verginale, della verginità consacrata che la rende non solo sposa di Gesù, ma anche sua madre e sua sorella. Lo dice chiaramente in una lettera a Celina:

 

            "Ah! che grazia essere vergine, essere la sposa di Gesù![...] Ed è questa grazia che Gesù ci concede. Egli vuole che siamo sue spose e poi ci promette di essere anche sua madre e sue sorelle, come dice nel vangelo: ‘Chi fa la volontà del Padre mio, è mia madre, miei fratelli, mie sorelle.' Sì, chi ama Gesù è tutta la sua famiglia. Egli trova in questo cuore unico, che non ha eguale, tutto ciò che desidera. Trova il suo cielo!"[17].

 

 

            Secondo l'espressione di Teresa, il seno di Maria è "il tabernacolo che vela la divina bellezza del Salvatore". Il "velo" è uno dei maggiori simboli teresiani, simbolo d'intimità e di vita nascosta. "Nascondersi sotto il velo di Maria" significa vivere nella comunione più intima con Gesù, la comunione di Maria stessa con suo Figlio, quando lo ha portato, lo ha allattato (cf P 1), quando lo ha offerto in sacrificio sulla Croce. Nel seno di Maria, il Figlio di Dio ha "velato" la sua divinità sotto l'umile velo della carne. La carne di Gesù è il velo del tempio nuovo (cf Eb 10/20). Teresa dice questo in modo molto bello nella prima strofa della sua lunga poesia cristologica: "Gesù mio Diletto, ricordati" (P 24), mostrando chiaramente il legame tra la Paternità di Dio e la Maternità di Maria nell'Incarnazione:

 

"Ricordati la gloria del Padre

Ricordati i divini splendori

Che lasciasti, esiliandoti sulla terra

Per riscattare tutti i poveri peccatori

O Gesù! abbassandoti verso la Vergine Maria

Tu velasti la tua grandezza e la tua gloria infinita

Ah! del seno materno

Che fu il tuo secondo cielo

Ricordati" (P 24/1).

    

            Qui la carmelitana è particolarmente vicina alla teologia berulliana, tutta centrata sull'incarnazione, su questo mistero dello stesso Figlio nel seno del Padre, dove riceve la sua divinità, e nel seno della Madre, dove riceve la sua umanità. C'è un rapporto profondo tra il seno del Padre e il seno di Maria[18]. Il seno del Padre è il suo "primo cielo", mentre il seno di Maria è il suo "secondo cielo", secondo l'espressione di Teresa.

            Dando il suo unico Figlio per mezzo di Maria, il Padre rivela tutto l'aspetto materno della sua paternità, allorchè "Colui che è" eternamente nel suo seno divino diviene carne nel seno umano, femminile, materno, di Maria (cf Gv 1,14.18).

            Ma in questa prospettiva così radicalmente cristologica di Teresa e della scuola berulliana, è nello stesso e unico cuore di Gesù che l'Amore paterno e l'Amore materno si uniscono e si rivelano pienamente. Citiamo un passo della poesia "Gesù solo":

 

"O tu che hai saputo creare il cuore delle madri,

Io trovo in te il più tenero dei padri!

Mio solo Amore, Gesù, Verbo eterno

Per me il tuo cuore è più che materno" (P 36/2).

    

            Per Teresa, Gesù è il creatore. E' lui che ha creato questa meraviglia che è il cuore materno. Colei che si chiama sr. Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, conosce intimamente il cuore di Gesù come cuore di sposo e di figlio; ma lo conosce anche come cuore "più che materno". Quanto all'affermazione: "trovo in te il più tenero dei padri", può essere interpretata in due modi. Nel senso più immediato questo "più tenero dei padri" è Gesù stesso. Questo tema della "paternità di Gesù" è presente negli scritti di Teresa; a quell'epoca era diffuso. Per esempio s.Gemma Galgani ha coscienza di essere "figlia" di Gesù, ma desidera ancor più essere sua sposa[19]. Se ben compresa, questa "paternità di Gesù" non crea confusione tra lui e la persona del Padre; è un modo per dire quanto Gesù riveli la paternità di Dio attraverso la sua tenerezza "paterna". Gesù rivela il Padre ai suoi discepoli, li fa figli di Dio con il suo Spirito, ma li chiama anche "figlioli miei" (Gv 13,33). Questo ci porta all'altra interpretazione possibile dell'espressione di Teresa: "io trovo in te il più tenero dei padri". Poichè Gesù ha detto: "io sono nel Padre e il Padre è in me"(Gv 14,10), è in lui, nella sua persona di Figlio che Teresa trova la persona del Padre, il più tenero dei padri, colui da cui ogni paternità prende nome.

            Nell'introduzione al  Manoscrito B, la carmelitana esprime in modo splendido questo carattere eminentemente materno, "più che materno", della paternità di Dio com'è rivelata in Gesù:

 

            "Capisco così bene che soltanto l'amore può renderci graditi al Signore, da costituire esso la mia unica ambizione. A Gesù piace mostrarmi il solo cammino che conduca alla fornace divina, cioè l'abbandono del bambino il quale si addormenta senza paura tra le braccia di suo padre. ‘Se qualcuno è piccolo venga a me' ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone; questo medesimo Spirito d'amore ha detto ancora che ‘la misericordia è concessa ai piccoli'. In nome suo il profeta Isaia ci rivela che nell'ultimo giorno ‘il Signore condurrà il suo gregge nelle pasture, raccoglierà gli agnellini e se li stringerà al cuore' e, come se queste promesse non bastassero, lo stesso profeta, il cui sguardo si immergeva già nelle profondità eterne, dice in nome del Signore: ‘Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò, vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle mie ginocchia'" (Ms B 1r).

    

            Teresa cita giustamente il libro d'Isaia (40,11; 66,12-13) dove si trovano le espressioni più forti, più materne e più femminili della tenerezza misericordiosa di Dio. In ebraico le espressioni più caratteristiche dell'amore misericordioso si riferiscono alla maternità, al seno materno (rehem, rahamim)[20]. Come donna, la carmelitana poteva sperimentare dal di dentro, nel suo intimo, i fremiti delle "viscere della misericordia divina". E' con questo cuore e con queste viscere di madre che aveva domandato e ottenuto la salvezza del criminale Pranzini, che ella chiama "il mio primo figlio" (Ms A 46v). E' sicuramente con riferimento a questa fondamentale esperienza di maternità che Teresa ha scritto la piccola rappresentazione teatrale sulla fuga in Egitto (PR 6). Il leitmotiv di questa opera è "un cuore di madre". La carmelitana rivela la profondità e la bellezza del suo cuore di madre facendo parlare due madri ben diverse: da una parte la Vergine Maria, la tutta santa, e dall'altra Susanna, la madre del piccolo Dimas (il futuro Buon Ladrone), una pagana, peccatrice, moglie di un capo di briganti. In verità esse sono misterisamente molto vicine, si capiscono dal di dentro perchè hanno tutt'e due un cuore di madre. Al termine della rappresentazione, quando Dimas è stato guarito dalla lebbra, Susanna dice a Maria il suo timore che suo figlio segua le orme del padre. La risposta di Maria è la più audace e sconvolgente espressione dell'accordo interiore fra la misericordia divina e un cuore di madre:

 

            "Senza dubbio quelli che voi amate offenderanno il Dio che li ha colmati di benefici; tuttavia confidate nella misericordia infinita del Buon Dio; è tale da cancellare i più grandi crimini, quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la sua fiducia" (PR 6, 10r)

    

            Teresa fa dire da Maria a Susanna ciò che lei stessa aveva vissuto in rapporto a Pranzini. C'è dunque un misterioso accordo, una simpatia, una connaturalità, oseremmo dire une complcità, tra la misericordia infinita del Buon Dio e un cuore di madre, fra il "Padre Misericordioso" fonte della Misericordia e la "più misericordiosa delle madri" (LT 220 citato sopra). Ma questa misericordia verso il figlio peccatore si eserciterà solo attraverso la morte del Figlio salvatore sulla croce. Maria l'annuncia a Susanna:

 

            "Gesù non vuole la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva in eterno. Questo bambino che senza fatica ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarirà un giorno da una lebbra ben più pericolosa... Allora non sarà più sufficiente un semplice bagno, bisognerà che Dimas sia lavato nel sangue del Redentore... Gesù morirà per dare la vita a Dimas e questi entrerà nel suo regno celeste lo stesso giorno del Figlio di Dio" (ibid.).

    

            Rimanendo in spirito presso la croce di Gesù, raccogliendo il suo sangue, Teresa aveva ottenuto la salvezza per il suo figlio Pranzini. Così raggiungeva Maria, che per prima era stata maternamente presso la croce di Gesù, pregando per Dimas e per tutti i suoi figli peccatori, versando su di loro il sangue redentore del suo Figlio unico, il sangue di cui lei era stata la sorgente (cf P 1).

 

 

C/  "Gettarsi nelle vostre braccia e accettare il vostro Amore Infinito"

 

            "Gettarsi nelle vostra braccia e accettare il vostro Amore infinito": questa è l'espressione più semplice e significativa di Teresa nel brano del Manoscritto A riguardante la sua Offerta all'Amore misericordioso (Ms A 84r).  E' il miglior commento delle parole essenziali della preghiera d' Offerta:

 

            "Mi offro come vittima d'olocausto al vostro amore misericordioso, supplicandovi di consumarmi senza posa, lasciando traboccare nella mia anima i flutti d'infinita tenerezza che sono racchiusi in voi" (Pr 6).

    

            Offrendosi tutta al fuoco (Olocausto) dello Spirito Santo, Teresa apre in pieno il suo cuore ai fiumi d'acqua viva dello stesso Spirito, Abbiamo già rilevato la dinamica trinitaria e la concentrazione cristocentrica di questa offerta. All' Amore del Padre che le ha donato il suo Figlio Gesù e lo Spirito di suo Figlio, Teresa risponde donandosi interamente al Padre per Gesù nello Spirito Santo. Così l'espressione: "gettarsi nelle vostre braccia e accoglire il vostro Amore infinito" è rivolta a tutta la Trinità, ma anche a ciascuna Persona in particolare. Il più delle volte si tratta delle "braccia di Gesù", ma a volte anche delle "braccia del Padre". E ancora Teresa applica a Gesù ciò che è detto del Padre nella parabola del figliol prodigo. Per esempio nelle ultime righe del Manoscritto C scrive:

 

            "Sì, lo sento, anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei col cuore spezzato dal pentimento a gettarmi tra le braccia di Gesù, poichè so quanto egli ami il figliol prodigo che ritorna a lui" (Ms C 36v).

    

            Ciò non significa che Teresa confonda la Persona del Padre con la Persona di Gesù, ma che ella si getta nelle braccia del Padre Misericordioso, gettandosi nelle braccia di Gesù suo Figlio incarnato.

            Per capire meglio la bellezza e la correttezza teologica dell'espressione: "gettarsi nelle vostre braccia e accogliere il vostro amore infinito", nell'applicazione che ella ne fa a Gesù e al Padre, si può ricordare il simbolo usato da sant'Ireneo: il Figlio e lo Spirito Santo sono come le due "Mani" del Padre. E' per mezzo di queste due "Mani" che il Padre ha creato tutto, che plasmato la nostra umanità a sua immagine e somiglianza[21], come carne e spirito, uomo e donna. E quando col peccato l'uomo ha tentato di sfuggire alle sue Mani, il Padre Misericordioso lo ha ripreso in modo mirabile nelle stesse Mani per salvarlo. Le due Mani del Padre si sono allora unite intimamente alla nostra umanità, quando il Figlio è divenuto carne per opera dello Spirito Santo nel seno verginale di Maria[22]. Prima di Teresa, Ireneo contemplava con meraviglia la tenerezza materna di Dio[23] e invitava l'uomo a rimettersi tutto nelle due Mani del Padre, Gesù e lo Spirito Santo, per lasciarsi plasmare[24]. Per rivelare questo mistero delle due Mani del Padre, il Figlio di Dio si è fatto vero uomo e con le sue mani di uomo ha operato la salvezza, quando le sue mani compivano miracoli[25] e soprattutto quando sono state inchiodate sulla croce. E' con le sue mani e le sue braccia umane che egli ha rivelato tutta la tenerezza di Dio Padre per i più piccoli.

            Il fatto che Teresa parli sia della braccia di Gesù che delle braccia del Padre, corrisponde anche alla parola di Gesù nel vangelo di Giovanni a proposito della "Mano". Parlando delle sue pecore dice: "nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo uno" (Gv 10,28-29). Gesù è lui stesso questa mano dal Padre e lo Spirito l'altra mano. Come il Volto e il Cuore, anche questo simbolo delle braccia di Gesù valorizza il realismo della sua incarnazione, della sua umanità, del suo corpo, ma sempre nella stessa dinamica trinitaria. Il Padre che guarda Teresa attraverso il Volto di Gesù, che l'ama mediante il suo Cuore nel fuoco dello Spirito, è lo stesso che la tiene sempre tra le sue braccia divine mediante le braccia umane di Gesù.

            Nei testi teresiani si tratta il più delle volte delle braccia di Gesù. Quando la carmelitana parla delle braccia del Buon Dio, precisa spesso che sono le braccia di Gesù. Per esempio nel Manoscritto C scrive prima: "Mi sono messa nelle braccia del Buon Dio come un bambino" (22r) e poi: "dopo aver preso posto tra le braccia di Gesù" (23r). Ancora nel  Manoscritto C, quando racconta la scoperta della "piccola via", scrive: "l'ascensore che deve elevarmi fino al cielo sono le vostre braccia, o Gesù" (3r). Allo stesso modo, in una lettera a Celina, Teresa scrive: "mi abbandono tra le braccia di Gesù" (LT 143), questo abbandono essendo inseparabilmente della piccola sposa e della piccola bambina. Infatti, alla stessa Celina, Teresa indicava subito quale cuore Gesù desira per riposarsi: "è un cuore di bambina, un cuore di sposa" (LT 144).

            Quanto al tema meno frequente del bambino tra le braccia del Padre, abbiamo già citato l'introduzione del Manoscritto B. Conviene ora citare una delle ultime lettere di Teresa al suo fratello spirituale Maurice Bellière. E' uno dei