François-Marie Léthel: L'Amore di Gesù. La cristologia di santa Teresa di Gesù Bambino

 

            Il testo originale (francese) di questo libro è stato pubblicato nel 1997, al momento del Dottorato di Teresa. L'autore, un Padre Carmelitano, professore di Teologia alla Pontificia facoltà del Teresianum, è stato anche uno dei collaboratori della Positio, che è come la "tesi" del Dottorato di Teresa. Il presente libro offre una nuova lettura degli scritti di Teresa, nella prospettiva che P. Léthel chiama la teologia dei santi, una prospettiva nuova, ma che progressivamente fa la sua strada nella Chiesa (l'autore è stato recentemente nominato membro della Pontificia Accademia Teologica).

            Partendo dalla definizione che la santa aveva dato della sua missione: "Amare Gesù e farlo Amare", P. Léthel presenta la teologia di Teresa come "scienza d'amore" in una lunga introduzione (p. 13-60).  La chiave interpretativa di questa scienza si trova alla fine del Manoscritto C, quando Teresa scrive: "Non è forse dall'orazione che i Santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d'Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri illustri amici di Dio hanno attinto questa scienza divina che affascina i geni più grandi?" Nella loro semplicità, queste parole sono illuminanti: infatti, dopo san Paolo e gli altri autori ispirati, i principali rappresentanti di questa "scienza divina" che è la teologia dei santi sono sant'Agostino e gli altri Padri della Chiesa, san Tommaso e gli altri Dottori del medioevo, san Francesco d'Assisi e san Giovanni della Croce con gli altri Mistici. Nella loro complementarità, i Padri, i Dottori e i Mistici costituiscono come un "prisma" che fa risplendere l'unica Luce che è Cristo, manifestandone i colori più belli. Questo "prisma" è il principale strumento usato da P. Léthel per interpretare i testi di Teresa sul piano teologico. Così, il Cristo di Teresa è il Cristo dei santi (p. 20-46), conosciuto insperabilmente nella fede e nell'amore, nell'amore preferenziale per i misteri della sua povertà o piccolezza, cioè della sua vita terrena, dalla culla alla croce, nella comunione al suo Corpo e al suo Sangue. Già si fanno sentire le voci di san Francesco e di santa Chiara, di san Tommaso e di santa Caterina da Siena. In seguito, P. Léthel definisce la Teologia di Teresa come una "teologia femminile, narrativa e simbolica" (p. 47-60). Il principale genere letterario usato da Teresa è il racconto autobiografico; sulle orme di Gesù che rivela i Misteri del Regno nelle parabole, la santa usa principalmente il linguaggio simbolico, i simboli e le immagini piuttosto che le idee e i concetti. Di particolare importanza sono gli stemmi designati e spiegati da Teresa alla fine del Ms A, come sintesi dei principali simboli e immagini (p. 54). In lei, come in san Giovanni della Croce, il principale simbolo cristologico che avvolge tutti gli altri è quello dell'Amore reciproco dello Sposo e della Sposa.    La cristologia di Teresa è la sua scoperta progressiva del Mistero di Gesù come Mistero d'Amore. Bisogna dunque rispettare il testo di Teresa, nella sua dinamica narrativa, tenendo conto della cronologia e della diversità dei generi letterari (Manoscritti, Lettere, Poesie, Pie Ricreazioni, Preghiere).

            La prima parte è intitolata: Il cristocentrismo teresiano come teologia e antropologia dell'amore. Negli scritti di Teresa, il Nome di Gesù è usato più di 1600 volte (due volte di più che il Nome di Dio). E' Nome divino e umano, che abbraccia tutti i Misteri della Divinità e dell'Umanità del Figlio di Dio. Così, la santa "traduce" l'espressione biblica "Dio è Amore" (I Gv 4,8) con le sua parole incise sulla parete della sua cella "Gesù è il mio Unico Amore" (p. 62). Tutta la dottrina di Teresa è qui riassunta, nel Nome di Gesù e nella parola Amore. Questa prima parte comprende tre capitoli.

 

            Con il titolo: Gesù "Uno della Trinità", il primo capitolo è una lettura teologica dell'Offerta all'Amore Misericordioso, considerata come il cuore della dottrina di Teresa. E' una offerta al Padre, attraverso il Cuore di Gesù, nel Fuoco dello Spirito Santo; è un dono totale, radicale, espresso con il simbolo biblico dell'Olocausto a questo Fuoco d'Amore. La santa condivide questa offerta con le sue consorelle, e poi con tutti i battezzati. P. Léthel mostra la profonda somiglianza di questa offerta con quella di san Luigi Maria Grigion de Montfort (espressa con il simbolo biblico della Schiavitù d'Amore): è lo stesso dono totale di sé a Gesù nella Trinità, un dono che passa attraverso le mani e il Cuore di Maria (p. 89-95). E' la via più semplice e sicura per arrivare alla santità. Dopo Teresa di Lisieux, Luigi Maria di Montfort è il candidato più serio al Dottorato della Chiesa.

            Per Teresa, Gesù è inseparabilmente il Creatore e il Salvatore (capitolo II). Qui vengono considerati due simboli fondamentali della cristologia e dell'antropologia di Teresa: il fiore e la lira (p. 102-116). Negli scritti della santa come nella Sacra Scrittura, il simbolo del fiore si applica all'umanità nella sua condizione terrestre, significando principalmente la sua piccolezza e fragilità, ma anche la sua bellezza. La lira (o arpa) significa il cuore umano fatto per amare ed essere amato. Nel cuore femminile di Teresa, ci sono quattro principali corde, simbolo delle quattro dimensioni essenziali dell'Amore: Amore di Sposa e di Madre, di Figlia e di Sorella. Solo Gesù, come Dio-Uomo, può "soddisfare" pienamente il suo cuore. In modo audace e originale, la santa dimostra "Perché Dio si è fatto uomo"; cioè la necessità dell'Incarnazione, della Croce e dell'Eucaristia (p. 117-122).

            Il terzo capitolo: l'Amore di Gesù riguarda la carità nel cuore di Teresa, come Amore pienamente divino e umano. E' l'Amore Infinito che la riempie in tutta la sua umanità, facendo "vibrare" in modo forte, bello e armonioso le quattro "corde" del suo cuore di donna: Amore sponsale e materno, filiale e fraterno (p. 131-150).  E' importante riscoprire il vero volto di Teresa, pienamente donna, sposa e madre, e non solo bambina (secondo una presentazione unilaterale della "infanzia spirituale").

            La seconda parte ha come titolo: Gesù nei Misteri della sua piccolezza e della sua povertà; l'Incarnazione, la vita terrena, la Croce e l'Eucaristia. Questa parte comprende quattro capitoli.

            Il capitolo I: Dal presepio alla croce, commenta il racconto della "grazia di natale" e della salvezza del criminale Pranzini, racconto che si trova al centro del Manoscritto A. Prima di entrare al Carmelo, Teresa vive una profondissima esperienza di comunione all'Incarnazione e alla Passione Redentrice, una prima e fondamentale esperienza di maternità spirituale, ricevendo da Gesù come "primo figlio" l'uomo più disperato. E' anche una fondamentale esperienza della Misericordia Infinita di Gesù, fonte di una speranza senza limiti.

            Il capitolo II: I simboli del fiore e della rugiada in due testi del 1893, studia successivamente la prima poesia di Teresa, intitolata: La rugiada divina o il latte verginale di Maria e una lettera scritta per la sorella Celina (LT 141). Nei due testi, il simbolo del fiore è applicato a Gesù Figlio e Sposo in tutti i Misteri della sua vita terrestre, dalla culla alla croce; la rugiada è il simbolo dell'amore verginale della sua Madre e della sua Sposa. Sono i testi fondamentali sulla piccolezza evangelica, scoperta e "sposata" da Teresa (come la povertà di Gesù era stata "sposata" da Francesco d'Assisi). Nella loro freschezza, questi testi sono dei piccoli capolavori di teologia simbolica, esprimendo sotto il velo dei simboli una grande audacia amorosa. In modo particolare, Teresa usa il linguaggio criptico del fiore per dire la realtà più corporea dell'Incarnazione: il Corpo e il Sangue di Gesù, il Seno e il Latte di Maria.

            Il capitolo III: L'Incarnazione, sintetizza la dottrina della carmelitana che aveva come primo nome religioso: "di Gesù Bambino". Vengono specialmente studiati i suoi testi più lunghi su Gesù Bambino. Attraverso un linguaggio semplice, pieno di amore e di tenerezza, Teresa dice con chiarezza la verità del Verbo Incarnato, "Dio Bambino", piccolo e fragile nelle braccia di Maria, ma che rimane allo stesso tempo l'Onnipotente, il Creatore, lo Sposo che vede e pensa sempre alla sua Sposa (Teresa "verifica" la dottrina della visione beatifica sempre presente nell'anima di Gesù, visione che gli permette di vedere sempre il Padre e ciascuno di noi, ogni uomo amato da lui personalmente). L'ultimo di questi "Misteri di Gesù Bambino" è l'operetta teatrale sulla Fuga in Egitto (p. 244-266). Facendo dialogare due madri: Maria, madre di Gesù, e Susanna, madre di Dimas (il futuro "buon ladrone"), Teresa rivela il suo "cuore di madre" con la sua capacità di ottenere dalla Misericordia Infinita la salvezza di tutti i poveri figli peccatori.

            Il capitolo IV: La Passione, sintetizza la dottrina di Teresa sul Mistero della Redenzione, conformemente al suo secondo nome: "del Volto Santo". A partire dalla sua entrata al Carmelo, Teresa concentra il suo amore di Sposa sul Volto doloroso di Gesù nella sua agonia e passione. Lo esprime in modo personale e audace con i simboli del Cantico dei Cantici (letto insieme ad Isaia 53 e al Vangelo). Per lei il Volto Santo è il "mazzo di mirra" che dimora sul seno della Sposa (cf Ct 1,13). Così, la partecipazione alla sofferenza redentrice di Gesù non è per niente "dolorismo", perché è illuminata dalla gioia inebriante dell'amore sponsale, e anche dalla gioia dell'amore materno che succede alla sofferenza. Ma è soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita, a partire dalla Pasqua 1896, che Teresa diventa pienamente Sposa di Gesù Crocifisso. Questa "Passione di Teresa" è essenzialmente una terribile "prova contro la fede", vissuta coscientemente per gli atei del suo tempo, per ottenere la salvezza di questi "fratelli". Si può applicare alla prova di Teresa l'espressione usata da Giovanni Paolo II per definire la più profonda sofferenza di Maria nella Passione di Gesù: la kenosi della fede. Non è il crollo né la perdita della fede, ma al contrario è la fede più pura, più nuda, più eroica, vissuta nelle tenebre del calvario, fede animata dal più grande amore e sostenuta dalla speranza senza limiti per la salvezza di tutti gli uomini.