SAN LUIGI-MARIA GRIGNION DA MONTFORT Dottore dell’Amore di Gesù in Maria
fr. François-Marie Léthel ocd
Professore di Teologia al Teresianum (Roma)
Membro dell’Accademia Pontificia di Teologia
INTRODUZIONE
Luigi-Maria da Montfort e Teresa di Lisieux sono come due fari per la Chiesa del Terzo Millennio. Insieme illuminano il cammino della santità per tutto il Popolo di Dio. Rappresentanti eminenti della “teologia vissuta dei santi”, offrono a tutti i battezzati questa “vera pedagogia della santità” che il Papa Giovanni Paolo II ha indicato come la prima urgenza pastorale nella sua Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte[1].
Teresa ha già ricevuto il titolo di Dottore della Chiesa, il 19 ottobre 1997. Noi speriamo fermamente che Luigi-Maria riceva questo stesso titolo, e che lo riceva senza troppo indugio, per il bene di tutto il Popolo di Dio[2]. Teresa è il “Dottore dell’Amore di Gesù”[3]. Allo stesso modo, Luigi-Maria è il “Dottore dell’Amore di Gesù in Maria”[4].
Come quelli di Teresa, gli scritti di Luigi-Maria contengono una “dottrina eminente”. È una dottrina che vorremmo presentare alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa, in modo particolare in riferimento al Magistero più recente: gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e dei Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. Sarà pure messa a confronto con quella di altri santi che hanno già ricevuto questo titolo di Dottore della Chiesa.
È opportuno iniziare da un’evidenza. Fin dalla sua scoperta nel 1842, il Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine, che è il capolavoro del Padre da Montfort, non ha cessato di diffondersi in tutta la Chiesa, esercitando un’influenza benefica, profonda e duratura sull’insieme del Popolo di Dio. Quest’evidenza dell’accoglienza da parte della Chiesa è senza dubbio la prima e fondamentale motivazione della Causa del Dottorato di san Luigi-Maria, com’è stato per Teresa di Lisieux. Poiché le due Cause sono così vicine, nello stesso contesto ecclesiale attuale, la dottrina di Luigi-Maria deve innanzitutto essere confrontata con quella di Teresa, sia dal punto di vista del contenuto che dal punto di vista dell’influenza costante e profonda su tutta la Chiesa.
In Luigi-Maria come in Teresa, troviamo una dottrina che presenta le medesime caratteristiche evangeliche di profondità, semplicità e radicalità; una dottrina cristocentrica e trinitaria, mariana, ecclesiale e missionaria; una spiritualità di fiducia e d’amore, un cammino di santità aperto a tutti i battezzati, e prima di tutto ai più poveri e ai più piccoli. La straordinaria diffusione di Storia di un’anima e del Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine mostra come la Chiesa intera, Popolo di Dio, ha recepito la dottrina di Teresa e di Luigi-Maria. Le loro opere, tradotte in un gran numero di lingue, non hanno cessato di essere diffuse nel mondo intero[5].
Come Teresa aveva definito la sua missione con l’espressione: “amare Gesù e farlo amare”[6], così, parlando a Gesù, Luigi-Maria rivela in che cosa consiste il cuore della sua dottrina: “Un segreto meraviglioso per amarti perfettamente”[7]. Per lui, il centro di tutta l’esistenza cristiana è l’Amore di Gesù: “L’Amore di Gesù che cerchiamo per mezzo di Maria” (VD 67). Il cammino che egli insegna a tutti, quello della “perfetta devozione a Maria”, è il cammino migliore per giungere alla santità, cioè alla pienezza della comunione con Gesù: “Questa devozione ci è necessaria per trovare Gesù Cristo perfettamente e amarlo teneramente e servirlo fedelmente” (VD 62). Questo è il grande dinamismo cristocentrico che è l’anima della dottrina monfortana: A Gesù per Maria. La sua intuizione centrale è una nuova comprensione del posto di Maria nel Mistero di Cristo e della Chiesa (cf Lumen Gentium cap. VIII) e della dimensione mariana della vita cristiana[8].
Luigi-Maria ha chiaramente coscienza dell’originalità del suo insegnamento; da una parte la sua piena conformità alla grande Tradizione della Chiesa, dall’altra la sua novità e importanza per il futuro della Chiesa stessa. Come Teresa di Lisieux, aveva coscienza d’aver scoperto un “segreto” (SM 1), una nuova “via” di santità per il Popolo di Dio (cf VD 118). Quando redige il Trattato, prevede misteriosamente ciò che si è realmente verificato: il suo capolavoro è rimasto sconosciuto per più di un secolo (cf VD 114). Nel medesimo tempo prevede in un avvenire più lontano il bene immenso che farà “questo piccolo scritto” a quelli e quelle che lo riceveranno e lo metteranno in pratica[9].
In realtà, il Trattato ha esercitato una larga e profonda influenza sulla Chiesa dalla fine del XIX secolo e durante tutto il XX secolo: sui santi e i beati, sulle comunità cristiane e i movimenti ecclesiali, sui pastori e i teologi.
La sua costante accoglienza da parte del Magistero ha avuto un “crescendo” che tocca il vertice con il Pontificato di Giovanni Paolo II. Il nostro Papa attuale ha parlato spesso dell’influenza profonda e decisiva che il Trattato ha esercitato su di lui[10]. Quest’influenza si riconosce nel suo motto “Totus tuus” che viene dal Trattato[11] e che significa l’appartenenza totale a Gesù per Maria. Allo stesso modo, il suo stemma pontificio che simbolizza la Croce di Gesù e Maria presso la Croce, rinvia al testo del Vangelo (Gv 19, 25-27) che è il cuore di tutta la dottrina monfortana: la parola del Redentore indirizzata alla sua Santa Madre e al suo Discepolo prediletto, parola creatrice di alleanza: “Ecco tuo figlio/ecco tua Madre” (Gv 19, 26-27). Luigi-Maria si è profondamente identificato con questo discepolo ricevendo da Gesù il dono di Maria: “Da quel momento il discepolo la prese presso di sé”[12]. Egli mostra a tutta la Chiesa il senso di questo dono, ne svela la grandezza, la bellezza, la fecondità nella vita del discepolo. La missione di Maria è sempre di dare Gesù e di condurre a Gesù: la principale caratteristica della dottrina monfortana è il suo potente cristocentrismo, questo stesso cristocentrismo che anima tutto il pontificato di Giovanni Paolo II, fin dalle prime parole della sua Enciclica-programma: “Gesù Cristo, il Redentore dell’Uomo, è il Centro del Cosmo e della Storia” (Redemptor Hominis, n°1). Il nostro Papa nomina san Luigi-Maria nell’Enciclica Redemptoris Mater riferendosi al suo Trattato (n° 48). Parlando ancora del Trattato, afferma che il suo autore è un “teologo di classe”[13].
In tutto ciò, Giovanni Paolo II conferma il giudizio unanime del Popolo di Dio: fin dalla sua scoperta, il Trattato è stato universalmente riconosciuto come il capolavoro di Luigi-Maria. Con il Segreto di Maria che ne riassume il contenuto, il Trattato è l’opera del nostro santo che ha conosciuto il più gran numero di edizioni e di traduzioni. Al pari della Somma teologica di san Tommaso d’Aquino e del Castello Interiore di Teresa d’Avila, il Trattato è un’opera nella quale l’autore dà la migliore sintesi della dottrina contenuta nell’insieme delle sue opere. È opportuno quindi considerare successivamente:
I/ La Dottrina contenuta nel “Corpus” degli scritti del Padre da Montfort
II/ La sintesi di questa dottrina nel “Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine” e ne “Il Segreto di Maria”.
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I/ LA DOTTRINA CONTENUTA NEL “CORPUS” DEGLI SCRITTI DEL PADRE DA MONTFORT
L’edizione critica degli scritti di san Luigi-Maria è stata pubblicata nel 1966 dalla famiglia Monfortana in un volume di 1900 pagine (Oeuvres Complètes, Paris, editions du Seuil). Bisogna aggiungere Il libro dei Sermoni del Padre da Montfort - Le livre des sermons du Père de Montfort – (pubblicato nel 1983 dal Centro Internazionale Monfortano) e Il Diario di Appunti – Cahier de Notes – (Presentazione editoriale della Postulazione Monfortana, Roma, 2000).
Per cogliere l’unità della dottrina contenuta in tutto questo Corpus degli scritti del Padre da Montfort, conviene partire da ciò che egli stesso dichiara nel Trattato della Vera Devozione:
“Ho preso la penna in mano per mettere in scritto ciò che ho insegnato con frutto in pubblico e in privato nelle missioni, per parecchi anni” (VD 110).
Queste semplici righe di Luigi-Maria, scritte verso la fine della sua vita, sono effettivamente una chiave per la comprensione dell’insieme dei suoi scritti. Esse contengono l’insegnamento di un missionario la cui vita intera è stata al servizio dei più poveri e dei più piccoli. Questo missionario è un santo sacerdote che ha ricevuto un’eccellente formazione teologica e che vive una profonda esperienza mistica. Da questa duplice prospettiva della qualità della formazione teologica e della profondità dell’esperienza mistica, san Luigi-Maria è paragonabile specialmente a san Giovanni della Croce, il “Dottore Mistico”.
Una solida base teologica
Dopo i suoi studi letterari e di filosofia al collegio dei Gesuiti di Rennes (1684-1692), Luigi-Maria studia teologia a Parigi (1693-1700) nell’ambiente del Seminario di Saint-Suplice e frequentando anche i corsi della Sorbona. Come Giovanni della Croce (che aveva studiato all’Università di Salamanca), Luigi-Maria possiede una buona conoscenza della teologia universitaria (ciò che non è delle tre donne Dottore della Chiesa: Caterina da Siena, Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux). Come lui, si sforza sempre di fondare la vita spirituale sulla pura verità della fede, sulla Sacra Scrittura interpretata dalla Chiesa, esprimendosi in modo obiettivo ed evitando di riferirsi all’esperienza personale. Come lui, conosce mirabilmente la Sacra Scrittura e possiede una solida cultura teologica, frutto delle sue numerose letture, come testimonia il suo Diario di Appunti. La dottrina di Luigi-Maria si radica nella teologia dei Padri occidentali e orientali (Agostino, Ambrogio, Efrem, Giovanni Crisostomo, Dionigi Areopagita, Giovanni Damasceno, Germano di Costantinopoli, ecc..) e dei Dottori Medievali (Anselmo, Bernardo, Tommaso d’Aquino, Bonaventura ecc..)[14], essa è aperta alle influenze delle grandi spiritualità della Chiesa (benedettina, francescana, domenicana, carmelitana, ignaziana, ecc..). Luigi-Maria possiede una buona conoscenza dei Mistici e dei grandi autori spirituali della Chiesa.
Per interpretare correttamente la sua dottrina, è necessario situarla nel suo contesto storico che è quello della “Scuola Francese di Spiritualità”, fondata dal Cardinale de Bérulle all’inizio del XVII secolo[15]. Anzi, secondo Brémond, Luigi-Maria è “l’ultimo dei grandi berulliani”[16], tutta la sua dottrina è segnata dal potente cristocentrismo della Scuola Francese, con la medesima insistenza sul Mistero dell’Incarnazione e sul posto di Maria in questo Mistero.
È necessario ancora sottolineare che se è vero che Luigi-Maria, come Giovanni della Croce, conosce bene la teologia universitaria (in particolare san Tommaso), manifesta anche la stessa predilezione per la teologia simbolica. Certamente, a differenza del Dottore Mistico, egli non è un grande poeta. I suoi Cantici sono poveri dal punto di vista letterario, ma sono una poesia povera più accessibile ai poveri, di una reale ricchezza dal punto di vista dottrinale, come le Poesie di Teresa di Lisieux. Questi santi, che sono essenzialmente mistici, manifestano la parentela profonda tra l’ineffabile teologia mistica e il linguaggio incarnato della teologia simbolica. In particolare, per parlare di Colei che si trova nel cuore del Mistero dell’Incarnazione, la Vergine Maria, Luigi-Maria ritrova la ricchezza dei grandi simboli biblici e patristici: la Nuova Terra, il Giardino, il Paradiso Terrestre, l’Albero della Vita, la Nuova Eva, l’Arca di Noè, la Scala di Giacobbe, ecc[17]…Sull’esempio di Gesù nel Vangelo, egli si esprime volentieri in parabole (cf per esempio la parabola dell’albero della vita che conclude il Segreto di Maria; SM 70-78).
L’opzione preferenziale per i poveri
Questo prezioso talento, rappresentato da una buona formazione teologica, Luigi-Maria lo fa fruttificare in modo personale e originale. Soprattutto, rende accessibile a tutti, specialmente ai più poveri e ai più piccoli, la dottrina che Bérulle aveva formulato in modo molto teologico, ma in un linguaggio difficile. Teresa di Lisieux farà la stessa cosa con la dottrina di san Giovanni della Croce: la tradurrà in un linguaggio più semplice per tutto il Popolo di Dio. Si potrebbe affermare che la dottrina di Luigi-Maria, come quella di Teresa, è contemporaneamente “scientifica e popolare”: “scientifica” per la solidità del suo fondamento dottrinale, “popolare” nel senso migliore della parola, cioè che essa non è riservata a un’élite, ma veramente accessibile a tutto il Popolo di Dio. L’accoglienza universale del Trattato e di Storia di un’anima ne dà una dimostrazione. Per evitare che questa popolarità non riduca la comprensione di queste opere al solo livello “devozionale”, è importante svelarne il solido sottofondo dottrinale: Giovanni della Croce per Teresa, Bérulle per Luigi-Maria.
L’opzione fondamentale di Luigi-Maria appare chiaramente come un’opzione missionaria accanto ai più poveri. Se ne trova una prova nella lettera che scrive al suo Direttore spirituale nel dicembre 1700, qualche mese dopo la sua Ordinazione sacerdotale:
“Provo grandi desideri di far amare Nostro Signore e la sua Santa Madre, di andare, in maniera povera e semplice, a insegnare il catechismo ai poveri della campagna e di eccitare i peccatori alla devozione verso la Santa Vergine. Era quanto faceva un buon sacerdote, morto qui in fama di santità poco tempo fa: andava di parrocchia in parrocchia a tenere il catechismo ai contadini a spese della sola Provvidenza. In verità… non sono degno di un incarico così onorifico; eppure viste le necessità della Chiesa, non posso fare a meno di chiedere continuamente, gemendo, una piccola e povera compagnia di buoni sacerdoti che svolgano tale compito sotto la bandiera e la protezione della Santissima Vergine…”[18]
La firma è accompagnata dalle parole: “Sacerdote e schiavo indegno di Gesù in Maria”, ciò che dimostra che fin dall’inizio, Luigi-Maria vive il suo sacerdozio nel clima della “perfetta devozione” (la schiavitù d’amore di Gesù in Maria), secondo la formula, precisa e teologicamente esatta, che Monsignor Tronson l’aveva aiutato a formulare (VD 244). In questa lettera si delinea già la vocazione del missionario e del fondatore. Più tardi, nel 1706, all’epoca del suo viaggio a Roma, Luigi-Maria riceverà dal Papa Clemente XI la conferma della sua vocazione missionaria.
Gli scritti principali
Ora ci è necessario dare un rapido sguardo all’insieme degli scritti di Luigi-Maria, considerandoli dal punto di vista della dottrina che contengono, dottrina che sarà finalmente sintetizzata nel Trattato della Vera Devozione e ne Il Segreto di Maria. Così considereremo successivamente I Cantici, Il segreto Mirabile del Santissimo Rosario, La Lettera agli Amici della Croce, L’Amore dell’Eterna Sapienza. Dal punto di vista cronologico, L’Amore dell’Eterna Sapienza è senza dubbio uno dei primi scritti di Luigi-Maria, ma poiché è un trattato che offre già una prima sintesi dottrinale, conviene affrontarlo subito prima del Trattato della Vera Devozione.
I Cantici
Dal punto di vista della quantità, i 164 Cantici sono l’opera più importante di Luigi-Maria. Costituiscono la metà dell’insieme delle Opere Complete (p. 853-1694). Dal punto di vista della qualità, non sono per nulla inferiori agli altri scritti. Offrono anche un interesse tutto particolare nella misura in cui presentano un’autentica sintesi dell’insieme della dottrina monfortana ai suoi destinatari privilegiati: i poveri e i piccoli, e concretamente gli analfabeti che costituivano allora la stragrande maggioranza del popolo. Come abbiamo già notato, questi Cantici non hanno, nel loro insieme, un grande valore letterario. Ma in questa poesia povera scritta per i poveri, tutta la ricchezza della fede e della vita cristiana è condivisa con loro, con tutte le connotazioni proprie della dottrina monfortana. Luigi-Maria ha iniziato a comporre i suoi Cantici mentre era seminarista a Parigi[19]; ha continuato poi questa composizione per tutto il periodo della sua attività missionaria.
Innanzitutto si è colpiti dal rispetto e dalla stima del missionario per questi poveri e piccoli. Per lui, non sono cristiani “da strapazzo”, ma sono i privilegiati di Gesù, i principali destinatari del Vangelo. Tutti chiamati alla santità, possiedono pienamente i più grandi tesori della Chiesa nella Fede e nei Sacramenti. I Cantici manifestano una religione la cui essenza è l’Amore.
L’intenzione dottrinale dei Cantici appare dal modo in cui l’autore stesso li ha raggruppati. Per alcuni di loro, ha aggiunto note marginali che ne fanno degli autentici trattati.
Molti Cantici hanno per oggetto i Misteri della fede. Così il Cantico 50 celebra le perfezioni di Dio, il Cantico 109 è intitolato: I principali misteri della fede sotto forma di cantici. In conformità al ciclo liturgico, il Mistero dell’Incarnazione e il Mistero Pasquale sono il loro oggetto privilegiato. La serie dei Cantici di Natale (57-66) è seguita da quella dei Cantici della Passione (67-74), in cui Luigi-Maria non indietreggia di fronte alle più forti verità cristologiche: il Bambino Gesù è “il Nostro Dio ridotto all’infanzia” (C 57/1), e il Crocifisso è “un Dio morto per noi su di una Croce” (C 137/2). Luigi-Maria vuole far conoscere tutta la verità del Mistero di Gesù, per manifestare il suo indicibile Amore verso gli uomini che invita a ricambiare il suo amore. L’Amore di Gesù è il cuore della dottrina dei Cantici, così come di tutti gli altri scritti di Luigi-Maria. Ha assimilato profondamente la spiritualità del Cuore di Gesù (nello spirito di santa Margherita Maria), come dimostrano i Cantici 40-44. Sono altrettanto significativi i tre Cantici dell’Innamorato di Gesù (C 54-56), quelli che riguardano la Sapienza Eterna ed Incarnata (C 103, 124-126). Come farà più tardi Teresa nelle sue poesie, Luigi-Maria invita i fedeli alla pratica dell’atto d’Amore verso Gesù. Si può citare come esempio questo brano del Cantico nuovo sull’Amore di Dio:
“O mio Gesù, mio amore, ti amo,
Non voglio amare nient’altro che te,
Non si conosce quale felicità
Sia l’amarti, mio Salvatore.
Io amo Gesù; cristiani, ditelo anche voi,
Gustate quanto sia dolce l’amore” (C 135/1).
L’Eucarestia, sacramento d’Amore, è pure l’oggetto di una serie di Cantici (C 128-134). Il più caratteristico è l’ultimo Per il sabato (C 134): è un cantico eucaristico e mariano, che già annuncia la “finale eucaristica” del Trattato della Vera Devozione (VD 266-273). Con un profondo sguardo di fede e di amore, Luigi-Maria contempla Maria che partecipa all’Eucarestia nella Chiesa primitiva e che rivive nella comunione tutta l’intimità dell’Incarnazione. Si tratta per il fedele di vivere l’Eucarestia con Maria e in Maria: “E’ da te, o Vergine Maria/ che ci viene questo Corpo e Sangue… Riversa il tuo amore in noi/ Perché possiamo amare tuo Figlio per mezzo tuo” (C 134/11-12).
Una lunga serie di Cantici è naturalmente dedicata a Maria (C 74-90), con il costante potente orientamento cristocentrico della mariologia monfortana. Si può citare come esempio la prima strofa del Cantico composto In onore di Gesù vivente in Maria:
“ADORIAMO tutti Gesù vivente
Nel seno di Maria.
Guardiamo con meraviglia
La Grandezza rimpicciolita.
Adoriamo un Dio fatto bambino
Per darci la vita” (C 87/1).
Tuttavia, la serie più lunga riguarda la vita cristiana e principalmente le virtù cristiane (C 4-28), ma anche i vizi (C 29-39) che la minacciano. Il primo posto è dato alle tre virtù teologali, e innanzitutto alla carità: L’eccellenza della Carità (C 5), La luce della Fede (C 6), La saldezza della Speranza (C 7). Questi tre cantici sono autentici trattati (con le note marginali dell’autore), che s’ispirano particolarmente all’insegnamento di san Tommaso. Seguono le altre virtù: l’umiltà, la dolcezza, l’obbedienza, la pazienza, la verginità, la penitenza, la carità verso il prossimo, l’orazione, il digiuno, l’elemosina, ecc… (C 8-26). La fonte principale è il Vangelo: le virtù sono dapprima contemplate in Gesù, in Maria e nei discepoli di Gesù. La dolcezza (C 9) attira particolarmente l’attenzione di Luigi-Maria. Uno dei più bei capitoli de L’amore dell’Eterna Sapienza riguarda la dolcezza della condotta della Sapienza Incarnata (cap. 11), e l’ultimo Sermone predicato da Luigi-Maria prima della sua morte, durante la missione a Saint Laurent-sur-Sèvre aveva come tema: Amore e dolcezza di Gesù Cristo[20]. In tutta questa serie, possiamo notare in modo particolare il Cantico 18: il grido dei poveri. Disprezzati e maltrattati dai ricchi, i poveri sono al contrario i prediletti di Dio e i suoi rappresentanti nel mondo. È Dio stesso che dice loro: “Siete i miei primogeniti/ I miei veri amici…/ Tutto il male che vi si fa/ Lo si fa a me/. Quando vi si tratta bene/ Si dimostra che mi si ama” (C 18/8).
Infine, un’altra serie di cantici si riferisce ai diversi stati di vita (C 91-99). L’autore vuole mostrare soprattutto che ogni persona è ugualmente chiamata alla salvezza e alla santità, dovendo ciascuno divenire buono nel proprio stato. Inizia con il buon missionario (C 91), cantico che evidentemente lo riguarda, e continua con le buone suore dei Terz’Ordini (C 92), e i bambini buoni (C 93). Il buon soldato (C 95) è un vero cristiano che prega e vive il Vangelo. Quanto al buon prigioniero (C 96), è un malfattore condannato a morte, ma che muore santamente come il buon ladrone del Vangelo. La buona pastorella vive la più dura povertà, ma rivela il segreto della sua felicità: “Ho Gesù e Maria/ Incisi nel mio cuore” (C 99/18). Gesù è misericordioso verso i peccatori, li chiama a convertirsi, a diventare suoi amici. Un cantico riguarda il peccatore convertito (C 98). Invece la penitente innamorata (C 94), vive l’esperienza di Maria Maddalena, la peccatrice perdonata, che diventa la discepola fedele e piena di amore per Gesù.
Il Segreto Mirabile del Santissimo Rosario e la Lettera circolare agli Amici della Croce
Senza avere l’importanza delle altre opere, questi due scritti sono comunque molto significativi per le realtà di cui parlano: la preghiera del Rosario e l’amore della Croce sono effettivamente elementi essenziali della dottrina spirituale del Padre da Montfort.
Preghiera cristocentrica, preghiera evangelica, preghiera mariana praticabile da tutti i cristiani, il Rosario occupa un posto privilegiato nella vita spirituale di Luigi-Maria come nella sua attività missionaria. È per il Rosario che Luigi-Maria è legato all’ordine di san Domenico: era terziario domenicano. Tutta la dottrina monfortana riflette lo spirito del Rosario: comunicare intimamente con la fede e l’amore di Maria ai principali Misteri di Gesù: Misteri gioiosi dell’Incarnazione, Misteri dolorosi della Redenzione, Misteri gloriosi della Resurrezione, del Dono dello Spirito e dell’Assunzione.
Nell’introduzione dell’opuscolo Lettera agli amici della Croce, gli editori delle Opere Complete considerano le fonti di Luigi-Maria: “Ha derivato il meglio della sua dottrina dalla Scrittura, dai Padri, dalla sua esperienza mistica. Non ha disdegnato tuttavia d’ispirarsi ai testi dei grandi spirituali. Un posto privilegiato deve essere riservato all’opuscolo di M. Boudon: Le sante vie della Croce”[21].
La Lettera è principalmente il commento articolato della parola di Gesù che chiama il suo discepolo a seguirlo:
“In realtà, tutta la perfezione cristiana consiste:
1° nel voler diventare santi: Se qualcuno vuol venire dietro a me;
2° nella rinuncia: rinneghi se stesso,
3° nel soffrire: prenda la sua croce,
4° nell’agire: e mi segua!” (LAC 13).
L’ardente amore alla Croce di Gesù è una costante negli scritti di Luigi-Maria. Le sue Lettere iniziano il più delle volte con l’espressione: “viva Gesù, viva la sua Croce” (per esempio L 26). A sua Madre, scrive: “Ho sposato la Sapienza e la Croce” (L 20).
Il Supplex Libellus mette bene in risalto i tesori che Luigi-Maria portava sempre con sé: “La Bibbia, il crocifisso, il rosario, simboli e sintesi della sua esperienza spirituale e del messaggio che voleva annunciare: far conoscere ed amare la Santa Vergine per far conoscere ed amare Gesù Cristo” (II/6).
L’Amore dell’Eterna Sapienza
L’Amore dell’Eterna Sapienza è una delle prime opere scritte da Luigi-Maria, senza dubbio verso il 1703-1704[22], cioè circa dieci anni prima del Trattato della Vera Devozione. Quest’opera presenta un interesse tutto particolare nella misura in cui offre già una prima sintesi della dottrina monfortana, che prepara ed annuncia il capolavoro che sarà il Trattato[23].Fin dall’inizio, la dottrina monfortana appare con le sue caratteristiche essenziali ed inseparabili: cristocentrica, sapienziale e mariana.
La Sapienza che il Padre da Montfort cerca è Gesù, Sapienza Eterna ed Incarnata, è il Cristo Crocifisso, “Sapienza di Dio” (cf I Cor 1, 24). Per noi, la vera sapienza è conoscenza amorosa di Gesù, sintesi della fede e della carità, “la scienza sovreminente di Gesù”[24]. Come san Paolo, Luigi-Maria non vuole sapere altro se non Gesù, e Gesù Crocifisso (cf I Cor 2,2), poiché “sapere Gesù Cristo, Sapienza incarnata, è sapere abbastanza; sapere tutto e non sapere Lui, è non saper nulla” (ASE 11). Fin dal titolo dell’opera, l’accento è posto sull’Amore: è un trattato dell’Amore di Gesù che vuole mostrare, da un lato l’Amore indicibile che Egli ha per noi, e dall’altro la risposta d’Amore che attende da noi. È un’opera profondamente mistica, frutto di un’ardente esperienza dell’Amore di Gesù, e nello stesso tempo è un’opera teologica pienamente “sapienziale” nella misura in cui predilige questo tema biblico della Sapienza e realizza una conoscenza di tipo sapienziale, unendo la fede e l’amore, la riflessione e l’esperienza del Mistero.
Questa prima sintesi mostra in modo esemplare le fonti della dottrina monfortana, e innanzitutto il primato della Sacra Scrittura. Luigi-Maria cita abbondantemente il Nuovo Testamento ed anche l’Antico, e particolarmente il Libro della Sapienza. Al pari dei Padri, legge tutta la Bibbia in modo cristocentrico: la Sapienza dell’Antico Testamento è Gesù. Ma questa lettura è pure pneumatologica: cita sempre la Scrittura come Parola dello Spirito Santo. Le citazioni sono di solito introdotte da espressioni di questo tipo: “Come dice lo Spirito Santo …”. Luigi-Maria cita anche i Padri della Chiesa, per esempio san Girolamo e san Giovanni Crisostomo (ASE 9), Dionigi Areopagita (ASE 130); i Dottori medievali come san Bernardo (ASE 154), san Tommaso (ASE 94 e 163); i Mistici, come il beato Enrico Susone (ASE 132), santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce (allora beato), santa Maria Maddalena de Pazzi (ASE 177).
Fissando gli occhi su Gesù, Sapienza Eterna ed Incarnata, Luigi-Maria contempla la concatenazione di tutti i più grandi Misteri della Fede: la Trinità, la creazione, la caduta, l’Incarnazione, il Mistero Pasquale, l’Eucarestia. In Gesù si rivela l’Amore indicibile di Dio per l’uomo, ed anche tutta la dignità dell’essere umano. Questa Rivelazione dell’Amore culmina nel Mistero della Passione di Gesù. I capitoli 13 e 14 sulla Passione e la Croce sono un vertice, con forti espressioni come: “Mai la Croce senza Gesù, né Gesù senza la Croce” (ASE 172) ed ancora: “Si può davvero dire: la Sapienza è la Croce e la Croce è la Sapienza” (ASE 180).
Il riferimento a san Tommaso è doppiamente interessante. Da una parte si vede quanto profondamente Luigi-Maria abbia assimilato la cristologia di san Tommaso, e dall’altra come interpreti la sua teologia; come vera sapienza, e non solo come “scienza” puramente universitaria. Per Luigi-Maria, san Tommaso è un esempio perfetto della “grande scienza dei santi” che “la Sapienza comunica agli uomini” (ASE 93).
“A tale infinita sorgente di luce i più grandi Dottori della Chiesa – fra gli altri san Tommaso d’Aquino, come l’afferma egli stesso – hanno attinto le mirabili conoscenze che li hanno resi autorevoli. Notate che la luce e le nozioni date dalla Sapienza non sono cognizioni aride, sterili e senza devozione. Esse invece sono luminose, persuasive, operanti e pie: commuovono e appagano il cuore rischiarando lo spirito” (ASE 94).
Ciò che afferma Luigi-Maria corrisponde all’insegnamento di san Tommaso riguardo al Dono della Sapienza[25]. Questa conoscenza è frutto dell’Amore, della Carità. Essa è presente in tutti i santi ad un grado eminente, in rapporto con la grandezza del loro Amore, poiché “chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non conosce Dio, perché Dio è Amore” (I Gv 4, 7-8)[26]. In questo modo, Luigi-Maria può congiungersi con la profondità spirituale della cristologia di san Tommaso. Il capitolo 13 sulla Passione s’ispira alla Questione 46 della Terza Parte della Somma Teologica. In particolare, Luigi-Maria sostiene molto fermamente la dottrina della visione beatifica dell’anima di Gesù, grazie alla quale Egli ha potuto realmente scegliere la Croce sin dal primo istante dell’Incarnazione, nel seno di sua Madre (ASE 169, cf VD 248). Grazie a questa visione, l’anima di Gesù dall’istante del suo Concepimento, in tutta la sua vita terrena e nella sua Passione, “sentiva compassione non solamente per gli uomini in generale, ma per ciascuno in particolare, poiché li conosceva ad uno ad uno (ASE 162). Questa visione beatifica era nello stesso tempo causa della più grande sofferenza per Gesù, poiché essa gli manifestava “i peccati di tutti gli uomini” (ibidem): “Da ciò bisogna concludere con san Tommaso ed i santi Padri che il buon Gesù ha sofferto più di tutti i martiri che sono esistiti o che esisteranno sino alla fine del mondo” (ASE 163).
Cristocentrica e sapienziale, questa dottrina è pure mariana. Maria è evidentemente presente nella contemplazione dell’Incarnazione e della Croce, ma soprattutto le è consacrato l’ultimo capitolo. Il “quarto mezzo” per acquisire la Sapienza è una tenera ed vera devozione alla Santa Vergine. Quest’ultimo capitolo, coronamento de L’Amore dell’Eterna Sapienza, mostra come il giovane sacerdote ha già chiaramente coscienza del suo “segreto”, la più intima risorsa spirituale della sua dottrina:
“Ed ecco infine il più grande mezzo, il più meraviglioso dei segreti per avere e conservare la divina Sapienza: una tenera e vera devozione alla Santa Vergine” (ASE 203).
L’opera si conclude con la Consacrazione di se stessi a Gesù Cristo, Sapienza Incarnata, per le mani di Maria (ASE 223-227). Sull’esempio del Bérulle, Luigi-Maria contempla e adora Gesù nel Seno del Padre e nel Seno di Maria, dove ha assunto per nostro amore “la forma di schiavo” (Fil 2, 7). La preghiera si rivolge innanzitutto a Gesù in Maria (ASE 223), poi a Maria che porta Gesù e che porta a Gesù. La consacrazione è la rinnovazione dei voti del battesimo nelle mani di Maria, la rinuncia a Satana e il dono totale di sé a Gesù “in qualità di schiavo”.
Tutto ciò rivela la grande coerenza, l’unità e la continuità della dottrina monfortana, le cui assi portanti e i punti essenziali sono costantemente presenti.
Ci resta da vedere ora come tutta questa dottrina è alla fine sintetizzata nel capolavoro di Luigi-Maria: Il Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine. Molto più di un semplice sviluppo dell’ultimo capitolo de L’Amore dell’Eterna Sapienza, il Trattato è una ripresa di tutta la dottrina cristologica contenuta nei capitoli precedenti, ma in un modo tutto nuovo e unificato, con Maria e in Maria. Dato che il titolo originale del Trattato non ci è pervenuto, il titolo migliore potrebbe essere: Trattato dell’Amore di Gesù in Maria.
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II/ LA SINTESI DI QUESTA DOTTRINA NEL “TRATTATO DELLA VERA DEVOZIONE ALLA SANTA VERGINE” E NE “IL SEGRETO DI MARIA”
Con il Trattato della Vera Devozione e il suo riassunto ne Il Segreto di Maria, la dottrina di san Luigi-Maria si presenta come una nuova “sintesi sapienziale” ed è precisamente questa che ha esercitato una profonda “influenza sulla Chiesa”. Considereremo questa sintesi a tre livelli:
A/ La sintesi della fede e della vita
B/ La sintesi dei più grandi Misteri della Fede
C/ Il simbolo della “schiavitù d’Amore di Gesù in Maria”
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A/ La sintesi della fede e della vita
Iscrivendosi nella continuità delle opere precedenti, e specialmente de L’Amore dell’Eterna Sapienza, il Trattato della Vera Devozione è una mirabile sintesi delle più grandi verità della fede e della vita cristiana. Presenta tutte le caratteristiche di un capolavoro classico. E’ un’opera breve, semplice e densa, che va all’essenziale. E’ una sintesi vivente, frutto dell’esperienza e della riflessione, tutta orientata verso la vita, verso la “pratica”. E’ una sintesi armoniosa, costruita con la più grande cura.
Ciò che costituisce la novità, l’originalità ed anche la bellezza di questa sintesi, è il suo “luogo” cioè Maria: il suo Cuore che ha accolto con Fede ed Amore la Parola del Padre, e inseparabilmente il suo Corpo dove la stessa Parola è diventata Carne per l’azione dello Spirito. Per l’azione del medesimo Spirito, Maria “accoglie nel suo cuore” (sumballousa en te kardia; cf Lc 2, 19) e “concepisce nel suo seno” (sullabousa en te koilia; cf Lc 2, 22) la stessa Parola, il Figlio del Padre che diventa suo Figlio, “il frutto del suo seno” (cf Lc 1, 42)[27].
Contemplare e amare “Gesù vivente e regnante in Maria” (VD 248) è scoprire tutto lo splendore del suo Mistero divino e umano, nella sua comunione eterna con il Padre e lo Spirito Santo, in tutte le opere della Creazione e della Salvezza dell’Umanità, come “centro del Cosmo e della Storia”; è condividere la fede, la speranza e l’amore di Maria per Gesù, accettando nella propria vita tutte le esigenze del Vangelo. Con Maria e in Maria, non ci può più essere separazione tra la fede e la vita, tra “l’ortodossia” e “l’ortoprassi”.
In questo, il Trattato è nella pura linea della teologia patristica di cui è impregnato, nella quale le verità della fede appaiono sempre come verità di vita, e non come concetti astratti. La fede cristocentrica e trinitaria professata nel simbolo battesimale è come “verificata” nella vita cristiana che fiorisce in esperienza di divinizzazione.
Nel breve Contratto d’Alleanza con Dio che san Luigi-Maria offriva ai fedeli nelle sue missioni come rinnovazione dei “voti o promesse del santo Battesimo”, troviamo al primo posto la Professione di Fede: “Io credo fermamente tutte le verità del santo Vangelo di Gesù Cristo”, ma essa è immediatamente seguita dall’impegno della vita ossia della rinuncia al male e dell’osservanza dei comandamenti di Dio e della Chiesa. In quest’unità della fede e della vita il battezzato dichiara: “Mi dò tutto intero a GESÙ CRISTO, per le mani di MARIA, per portare dietro a Lui la mia croce tutti i giorni della mia vita”[28]. Così, dopo aver confessato la Fede in Gesù, Figlio di Dio e Salvatore, concepito di Spirito Santo e nato da Maria Vergine, crocifisso e risorto, il battezzato corrisponde al suo Amore dandosi tutto a Lui per le mani di Colei che ce lo ha dato al presepio e alla Croce e con il suo sostegno materno, egli s’impegna a seguirlo portando la propria Croce.
Questa è la realtà essenziale che il Trattato dilata in tutte le più grandi dimensioni della fede e della vita cristiana. Tutto ciò è frutto di una profondissima comprensione delle parole del Vangelo riguardanti Maria presso la Croce (Gv 19). Il dono che Gesù ha fatto della sua santa Madre alla Chiesa nella persona del Discepolo prediletto si rivela di un’inesauribile fecondità, come una chiave che apre l’insieme del Mistero cristiano.
Originale, la sintesi di Luigi-Maria s’inscrive nell’esperienza profonda della Chiesa. Dai primi secoli, la Chiesa sperimenta come Maria parla ai discepoli di Gesù: dice loro la più pura verità della fede in Gesù e nello stesso tempo non cessa di ripetere loro: “fate tutto quello che vi dirà” (cf Gv 2, 5). Come Vergine-Madre, la santa Madre di Dio (theotokos) è realmente il più puro specchio del Verbo Incarnato, che riflette la verità del suo mistero dissipando tutti gli errori[29]. Ma nello stesso tempo attraverso l’irradiazione della sua perfetta santità, la Vergine Immacolata non cessa di chiamare tutti i discepoli di Gesù alla conversione e a non fermarsi sul cammino della santità. Come un’eco fedele, non cessa di richiamare tutte le esigenze più radicali di Gesù nel Vangelo.
Così, la sintesi mariana del Trattato presenta tutti i più grandi paradossi della fede cristiana che sono i Misteri della Trinità e dell’Incarnazione, e soprattutto lo scandalo della Croce, e questo senza addolcire nulla, senza “smussare gli angoli”; presenta nello stesso tempo tutte le esigenze della vita cristiana, vale a dire della morale evangelica[30].
Dal punto di vista teologico, la sintesi è armoniosa ed equilibrata; non presenta nessuna esagerazione riguardante il ruolo di Maria, perchè il centro è sempre Gesù, e mai Maria. Ma Maria ci indica il centro, conduce al centro. Nel Trattato Ella è come un puro specchio del Mistero di Gesù in tutte le sue dimensioni: divina e umana, trinitaria, cosmica, storica, ecclesiale, antropologica, ecc... La totale relatività di Maria in rapporto a Gesù, a Dio, all’insieme del Mistero cristiano è come il principio fondamentale che presiede a tutta la sintesi. Questo principio è mirabilmente formulato nel seguente testo del Trattato:
“Ogni volta che tu pensi a Maria, Maria pensa per te a Dio. Ogni volta che tu dai lode e onore a Maria, Maria con te loda e onora Dio. Maria è tutta relativa a Dio, e io la chiamerei benissimo la relazione di Dio, che non esiste se non in rapporto a Dio, o l’eco di Dio, che non dice e non ripete se non Dio. Se tu dici Maria, ella ripete Dio. Santa Elisabetta lodò Maria e la disse beata per aver creduto. Maria - l’eco fedele di Dio - intonò: Magnificat anima mea Dominum: l’anima mia magnifica il Signore. Ciò che Maria fece in quell’occasione, lo ripete ogni giorno. Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria” (VD 225).
Questo testo è anche un bell’esempio dello stile teologico di Luigi-Maria nel Trattato. La sua teologia, fondata sul Vangelo, unisce in modo armonioso il simbolo e il concetto che si illuminano vicendevolmente: qui il simbolo dell’eco e il concetto di relazione. Attraverso il simbolo dell’eco, l’autore permette al più semplice fedele di capire questa totale relatività di Maria, mentre per mezzo del concetto di relazione, invita il teologo all’approfondimento speculativo di questa stessa verità[31]. Nel Trattato, Luigi-Maria ha trovato la migliore espressione del suo stile; uno stile vigoroso e sobrio, chiaro, vivo e immaginoso.
1/ Il simbolo battesimale come Regola della fede e della vita
La dottrina di Luigi-Maria, com’è sintetizzata nel Trattato e nel Segreto, è una splendida illustrazione del Credo della Chiesa nella sua formulazione più completa e più solenne: il Simbolo di Nicea-Costantinopoli. In questo simbolo, tutte le principali Realtà della Fede sono sintetizzate in una prospettiva cristocentrica e trinitaria, nella prospettiva del cristocentrismo trinitario della Chiesa antica. Il “Signore Gesù Cristo” è contemplato nella Trinità, come “Uno della Trinità”, al centro stesso della Trinità (secondo articolo) tra “Dio Padre Onnipotente” (primo articolo) e “lo Spirito Santo che è il Signore” (terzo articolo). Poi viene l’articolo sulla Chiesa, il battesimo e la vita eterna. Tutta l’Opera di Dio, tutta l’Economia della Creazione e della Salvezza, è contemplata nell’insieme e secondo la dinamica di questo cristocentrismo trinitario: tutto viene dal Padre per Gesù nello Spirito; tutto ritorna al Padre per Gesù nello Spirito. Tale è il ritmo del simbolo della Fede che è anche il dinamismo della vita battesimale[32].
Se Gesù è al centro del Simbolo, tra il Padre e lo Spirito Santo, Maria è contemplata nel cuore del Mistero di Gesù: “Per mezzo dello Spirito Santo, si è incarnato nel Seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Ciò che costituisce la principale originalità del Trattato, è che tutti i più grandi Misteri della Fede sono contemplati “dal punto di vista di Maria”, e precisamente dal punto di vista dell’Incarnazione. “Il grande mistero dell’Incarnazione del Verbo, il 25 marzo... è il mistero proprio di questa devozione” (VD 243, cf SM 63). Come i Padri della Chiesa, Luigi-Maria contempla tutti i Misteri a partire da questo centro di prospettiva cioè l’Incarnazione: il Mistero di Dio Trinità, la Creazione, la Passione e la Resurrezione, la Chiesa, i Sacramenti e l’Escatologia. Tutto è visto cominciando dal centro che è Gesù, ma nel momento in cui Gesù stesso è “vivente in Maria”, nel suo Corpo, nel suo Seno verginale. Per il posto che occupa nel cuore del Mistero dell’Incarnazione del Figlio, Maria è in relazione intima con tutta la Trinità, e con tutti i Misteri della Creazione e della Salvezza, dell’Origine e della Fine. Nominata nel cuore del simbolo battesimale, nell’articolo su Gesù, Maria è presente nel cuore della vita di ogni battezzato, esercitando sempre la sua maternità che forma il Cristo per l’azione dello Spirito Santo.
2/ L’architettura e la dinamica del Trattato
L’architettura del Trattato assomiglia a quella di un giardino. Questo è uno dei grandi simboli di Maria Madre e Sposa: “Paradiso terreste del Nuovo Adamo” (VD 18, 45, 248, 261, con riferimento a Gn 2 e 3), “Giardino chiuso” dello Spirito Santo (VD 263, SM 20, con riferimento a Ct 4, 12).
Quasi contemporaneo dei più bei “giardini alla francese” (Versailles), il capolavoro di Luigi-Maria è accuratamente costruito, secondo un’architettura precisa, molto “geometrica”, in un’armonia sobria e spoglia che caratterizza il classicismo francese, a differenza dello stile barocco. L’autore stesso ha indicato le articolazioni della sua opera[33].
Il Trattato comprende due grandi parti (1-89 e 90-273) che contengono numerose suddivisioni numerate da Luigi-Maria: “cinque verità fondamentali” della vera devozione a Maria (VD 60-89); “sette tipi di falsi devoti e di false devozioni a Maria” (92-104); cinque caratteristiche della vera devozione (105-114); otto “motivi che ci devono rendere raccomandabile questa devozione” (135-182), il “quinto motivo”, diviso esso pure in quattro punti; “questa devozione è un cammino facile, breve, perfetto, sicuro, per arrivare all’unione con Nostro-Signore in cui consiste la perfezione del cristiano” (152-167). Infine, le “pratiche di questa devozione” sono presentate prima di tutto sotto forma di sette “pratiche esteriori” (226-256), poi sotto forma di una “pratica interiore” sviluppata in quattro punti: “Per dirlo in due parole, esse consistono nel compiere tutte le proprie azioni PER MEZZO DI MARIA, CON MARIA, IN MARIA E PER MARIA, per compierle più perfettamente per mezzo di Gesù, con Gesù, in Gesù e per Gesù” (257-265). Infine questa pratica interiore è presentata nel suo culmine, nella comunione eucaristica (266-273). La presentazione di questa pratica interiore e della sua realizzazione nell’eucaristia è il vertice del Trattato.
Così collegata all’espressione cristocentrica del Canone Romano: “Per Lui, con Lui, in Lui”, l’espressione monfortana “per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria”, vuole significare una realtà inglobante. E’ importante non indurire l’apparente sistematismo, il carattere un po' troppo “deciso”, geometrico, di tali espressioni, ma di comprenderle bene nella loro viva complementarietà. Così l’espressione: “in Maria” che significa l’unione più intima e più interiore con Gesù, completa felicemente l’espressione “per mezzo di Maria”, che presa isolatamente potrebbe essere interpretata male, come se la mediazione di Maria “s’interponesse” tra Gesù e noi. In realtà, il fedele che vive in Maria è unito a Gesù nel modo più intimo e immediato[34]; lo Spirito Santo gli fa condividere l’unione di Maria con Gesù e lo identifica a Gesù.
L’autore vuole esprimersi sempre con la massima chiarezza. Ha il genio delle formule brevi che sono come “teoremi” teologici e spirituali (cf per esempio la definizione della Perfetta Devozione in SM 28). Richiama spesso il suo desiderio di essere il più breve possibile[35] e nel Segreto di Maria, riesce a fare un riassunto di tutto il Trattato: “Poiché abbiamo poco tempo, io per scrivere e tu per leggere, esporrò ogni cosa in breve” (SM 2).
In conformità a questo simbolo del giardino, è importante contemplare tutto nella grande prospettiva tracciata dall’autore: dalla sinfonia trinitaria dell’inizio (VD 1-36) al finale eucaristico (VD 266-273). In effetti, la prima parte del Trattato contempla principalmente i Misteri della Trinità, dell’Incarnazione e del Corpo Mistico, mentre la seconda si riferisce soprattutto ai sacramenti del battesimo e dell’eucaristia. Si percepisce chiaramente l’armonia tra il Mistero della Trinità e il sacramento del battesimo che immerge l’uomo nella Trinità, tra i Misteri dell’Incarnazione e del Corpo Mistico e il sacramento del Corpo di Gesù.
Le due parti del Trattato sono animate dal grande movimento d’andata e ritorno di tutta l’Economia (exitus e reditus), in quella prospettiva sempre cristocentrica e trinitaria del Simbolo di Nicea-Costantinopoli: tutto viene dal Padre per mezzo di Gesù nello Spirito, e tutto ritorna al Padre per mezzo di Gesù nello Spirito. Gesù è sempre al centro di questo mirabile scambio tra Dio e l’uomo, è Lui stesso il principio e la fine di tutte le cose, l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo (cf Ap 22, 13).
La prima parte, che espone i fondamenti teologici della vera devozione a Maria (1-89), è caratterizzata soprattutto dal movimento discendente dell’Incarnazione: “per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal Cielo, per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Nelle nostre categorie attuali, potremmo affermare che questa prima parte presenta soprattutto il punto di vista della teologia dogmatica.
La seconda parte, che espone la vera devozione nella sua forma più perfetta (90-273), è caratterizzata soprattutto dal movimento ascendente della divinizzazione, perchè Egli è disceso fino a noi per farci salire fino a lui. La “devozione” è precisamente questo cammino ascendente della divinizzazione; è il punto di vista della teologia morale e della teologia spirituale[36].
3/ Il posto di Maria nel movimento d’andata e di ritorno tra Dio e l’uomo in Cristo Gesù
Se Gesù è sempre al centro di questo movimento d’andata e ritorno, di discesa e di risalita, Maria gli è intimamente associata. Gesù è la via (cf Gv 14, 6); viene dal Padre e ritorna al Padre; la sua Persona è il cammino di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso Dio. In Gesù, Dio si è fatto uomo perchè l’uomo diventi Dio, è disceso fino all’uomo per far risalire l’uomo fino a Lui. Questo è il grande leitmotiv del Trattato e del Segreto. Luigi-Maria contempla sempre Maria in questo movimento d’andata e ritorno; per la sua unione intima con Colui che è la via, anche lei è via, cammino[37].
Per esempio, nel breve riassunto del Segreto, scrive:
“Per salire e per unirsi a lui, bisogna servirsi dello stesso mezzo impiegato da lui per discendere a noi, per farsi uomo e per comunicare le proprie grazie. Tale mezzo è una vera devozione alla Santa Vergine”[38].
Nel Trattato, Luigi-Maria sviluppa magnificamente questo tema quando presenta questa devozione a Maria come “un cammino perfetto”; è senza dubbio la più bella spiegazione dell’espressione “per mezzo di Maria” (che noi sottolineiamo) nel movimento discendente dell’Incarnazione e nel movimento ascendente della nostra divinizzazione:
“Questa forma di devozione alla Santissima Vergine è una via perfetta per incontrarsi ed unirsi a Gesù Cristo, perché la divina Maria è la più perfetta e la più santa fra le semplici creature. E Gesù Cristo, venuto a noi in modo perfetto, non prese altra strada per questo suo grande e meraviglioso viaggio. L’Altissimo, l’Inafferrabile, l’Inaccessibile, Colui che è, ha voluto venire a noi piccoli vermi della terra, che siamo un nulla. Come è stato possibile?
L’Altissimo è disceso fino a noi in maniera perfetta e divina per mezzo dell’umile Maria, senza nulla perdere della sua divinità e santità. Così, per mezzo di Maria, noi piccolissimi dobbiamo risalire in modo perfetto e divino verso l’Altissimo, senza nulla temere.
L’incomprensibile si è lasciato comprendere e contenere in modo perfetto dalla piccola Maria, senza nulla perdere della sua immensità. Similmente, dalla piccola Maria noi dobbiamo lasciarci contenere e guidare perfettamente, senza riserva.
L’Inaccessibile si è accostato, si è unito strettamente, perfettamente, anzi personalmente, alla nostra umanità, per mezzo di Maria, senza nulla perdere della sua Maestà. Per mezzo di Maria dobbiamo noi pure accostarci a Dio e unirci perfettamente alla sua Maestà senza timore d’essere respinti.
Infine Colui che E’ volle venire in mezzo a ciò che non è, perchè ciò che non è diventi Dio o Colui che E’. Questo Egli ha fatto in modo perfetto, dandosi e sottomettendosi interamente alla giovane Vergine Maria, senza cessare di essere nel tempo Colui che E’ da tutta l’eternità. Così, pur essendo un nulla, noi possiamo divenire simili a Dio con la grazia e la gloria, per mezzo di Maria, offrendoci a lei in modo così perfetto e totale da non essere più niente in noi stessi, ma tutto in lei, senza timore di ingannarci” (VD 157).
Così, l’espressione “per mezzo di Maria”, collegata all’espressione centrale “per mezzo di Gesù Cristo Nostro Signore” (cf VD 257), verifica lo stesso movimento dell’ammirabile scambio tra Dio e l’Uomo in Cristo: è “per mezzo di Gesù Cristo Nostro Signore” che il Padre ci dona lo Spirito Santo e che lo Spirito Santo ci conduce al Padre; è “per mezzo di Maria che Gesù Cristo è venuto nel mondo” (VD 1) e che il mondo ritorna a lui.
Qui ancora, il nostro autore è molto vicino ai Padri della Chiesa[39]. Maria stessa è il cammino discendente dell’Incarnazione e il cammino ascendente della nostra divinizzazione: per mezzo di lei e in lei, il Figlio di Dio si è unito alla nostra umanità per unirci alla sua Divinità[40]. La “via immacolata di Maria” (VD 158) è Maria stessa, nel movimento d’andata come in quello di ritorno:
“Perché essendo la via per la quale Gesù Cristo è venuto a noi la prima volta, è pure la via ch’egli seguirà nella sua seconda venuta, anche se in modo diverso. Perché è il mezzo sicuro e la strada diritta e immacolata per andare a Gesù Cristo e trovarlo perfettamente. Per mezzo di lei, dunque, devono trovarlo le anime sante che devono risplendere in santità. Chi trova Maria, trova la vita, cioè Gesù Cristo, via verità e vita” (VD 50).
In tutti questi testi, Luigi-Maria ha sempre cura di rilevare l’orientamento cristocentrico: “a Gesù per Maria”[41].
4/ La vocazione universale alla santità, attuabile con la grazia di Dio
L’inizio del Segreto di Maria (SM 1-6) è un’importantissima introduzione di cui nel Trattato non troviamo l’equivalente (probabilmente a causa della perdita dei primi fogli). È opportuno quindi prestare la più grande attenzione a questo testo nel quale Luigi-Maria esprime riassumendo e in modo estremamente chiaro tutto il senso della dottrina che sviluppa poi nelle altre due parti del Segreto e del Trattato.
Quest’introduzione manifesta il carattere essenzialmente mistico e pratico della teologia del nostro autore. È una dottrina di vita, un insegnamento da mettere in pratica per diventare santi, per essere divinizzati dalla grazia di Dio. Tutto si articola intorno ad un punto centrale, la certezza della nostra vocazione alla santità. La “scoperta” di Luigi-Maria riguarda essenzialmente il posto e il ruolo di Maria nel compimento di questa vocazione. Qui ancora, la dottrina di Luigi-Maria raggiunge il cuore degli insegnamenti del Concilio (cf Lumen Gentium, cap. 5). Quest’orientamento verso la santità permette anche di capire bene il senso forte del termine “devozione” in Luigi-Maria, come cammino di santità (mentre oggigiorno questo termine ha assunto un significato debole, “devozionale”).
Molto denso, il testo è condotto da una logica precisa e rigorosa, di cui si può riassumere lo svolgimento.
Rivolgendosi direttamente al suo lettore, Luigi-Maria gli confida un “segreto”, fatto per essere messo in pratica (SM 1), e che non può essere ricevuto se non “in ginocchio” nella preghiera allo Spirito Santo e a Maria (2). Viene poi la chiara affermazione della vocazione sicura alla santità, fondata sui misteri della creazione dell’uomo ad immagine di Dio e la sua redenzione per mezzo del Sangue di Gesù (3). Per realizzare una tale vocazione, bisogna vivere il Vangelo (4), cosa che è possibile solo con il soccorso della grazia (5). Ed è qui che Luigi-Maria rivela il suo “segreto”:
“Perciò, tutto si riduce a trovare un mezzo facile per ottenere da Dio la grazia necessaria per diventare santi; ed è proprio questo che voglio insegnarti. E ti dico che per trovare la grazia di Dio, bisogna trovare Maria” (SM 6).
Quest’affermazione diventa poi l’oggetto di una vera dimostrazione in 10 punti (SM 7-22), che è il riassunto di tutta la prima parte del Trattato (VD 1-89). Luigi-Maria considera il posto di Maria in tutta l’economia della salvezza. Al pari di tutti i santi, egli pone l’accento sul primato della grazia, ma in relazione con la cooperazione della libertà umana. La sua prospettiva è più mistica che ascetica, al contrario di ogni forma di volontarismo pelagiano.
Notiamo il vocabolario della “necessità”: “necessità” della grazia per diventare santi, “necessità” di Maria per trovare la grazia di Dio, poiché “soltanto Maria ha trovato grazia davanti a Dio (cf Lc 1, 30), per sé e per ogni uomo in particolare” (SM 7). Sull’esempio dei Padri e di sant’Anselmo, Luigi-Maria insiste fortemente sulla consistenza dell’Economia e sulla misteriosa necessità che la ordina. Come sant’Anselmo affermava la necessità dell’Incarnazione e della Croce per la salvezza dell’uomo peccatore, pur conservando la sovrana libertà divina[42], così Luigi-Maria non teme di parlare della “necessità” di Maria per Dio e per noi:
“Per il fatto che la Santissima Vergine è necessaria a Dio, di una necessità detta ipotetica, e cioè derivante dalla sua volontà, bisogna dire che ella è ancor più necessaria agli uomini per raggiungere il loro ultimo fine” (VD 39).
B/ La sintesi dei più grandi Misteri della fede
Maria è tutta relativa a Gesù , al Padre, e allo Spirito, alla Chiesa e a tutta l’economia della creazione e della salvezza. In unione con Gesù che è l’Alfa e l’Omega, l’Inizio e la Fine, il Primo e l’Ultimo (cf Ap 22, 13) “Centro del cosmo e della storia”, Maria prende parte Ella pure ai misteri dell’origine e della fine dei tempi. La sua presenza nel Mistero dell’Incarnazione e nel Mistero Pasquale si prolunga nella Chiesa Corpo Mistico di Gesù. Puro specchio dell’Infinita Bellezza del Dio-Uomo, Maria “la Tutta Bella” (cf Ct 4, 7) ci mostra la bellezza e l’armonia dei Misteri di Dio e dell’uomo, della creazione e della salvezza, della natura umana uomo e donna, della carne e dello spirito. Secondo sant’Ireneo tale è la “sinfonia della salvezza”[43], opera d’Amore di tutta la Trinità: il Padre che agisce sempre con le sue “Due Mani” che sono Gesù e lo Spirito Santo[44]. Nella teologia di Luigi-Maria come in quella d’Ireneo, l’equilibrio più profondo è quello della cristologia e della pneumatologia.
1/ Il Cristocentrismo trinitario
Tutta la dottrina del Trattato si appoggia su “verità fondamentali” (VD 60-89) delle quali la prima è il cristocentrismo:
“Prima verità. - Gesù Cristo, nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve essere il fine ultimo di ogni nostra devozione. Diversamente si tratterebbe di devozione falsa e ingannatrice. Gesù Cristo è l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine d’ogni cosa. Noi lavoriamo -dice l’Apostolo- solo per rendere ogni uomo perfetto in Gesù Cristo. Solo in Cristo, infatti, abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, con ogni altra pienezza di grazia, di virtù e di perfezione. Solo in Cristo siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale. Egli è il solo maestro che deve istruirci, il solo Signore dal quale dipendiamo, il solo capo al quale dobbiamo essere uniti, il solo modello cui dobbiamo assomigliare, il solo medico che ci deve guarire, il solo pastore che ci deve nutrire, la sola via che ci deve condurre, la sola verità che dobbiamo credere, la sola vita che deve vivificarci, il solo tutto che ci deve bastare in ogni cosa. Tranne il nome di Gesù Cristo, non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati. Dio non pose per noi altro fondamento di salvezza, di perfezione e di gloria, all’infuori di Gesù Cristo. Ogni casa che non sia costruita su questa solida roccia, poggia sulla sabbia mobile e, presto o tardi, sicuramente cadrà. Ogni fedele che non è unito a Cristo come il tralcio alla vite cadrà, seccherà e servirà solo ad essere gettato nel fuoco. Se invece siamo in Gesù Cristo e Gesù Cristo è in noi, non c’è più nessuna condanna da temere. Né gli angeli del cielo, né gli uomini della terra, né i demoni dell’inferno, né alcun’altra creatura potrà farci del male, perché non potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Gesù Cristo. Tutto possiamo per Cristo, con Cristo e in Cristo; possiamo rendere ogni onore e gloria al Padre nell’unità dello Spirito Santo; possiamo diventare perfetti ed essere profumo di vita eterna per il prossimo” (VD 61).
Le ultime righe, che citano la conclusione del Canone Romano, mostrano chiaramente il carattere trinitario di un tale cristocentrismo. Notiamo anche l’insistenza su “Gesù solo”: nessun altro Nome che il Nome di Gesù, nessun altro centro che la Persona del Verbo Incarnato, vero Dio e vero Uomo. Nella prospettiva berulliana, tutto gravita attorno a questo “Sole” che è Gesù. Più di ogni altro e in modo unico, Maria, la sua Santa Madre, gli è tutta relativa, e così il ruolo della sua maternità sarà precisamente di “cristocentrarci”. Luigi-Maria dichiara subito:
“Se dunque stabiliamo una solida devozione alla Santissima Vergine è solo per stabilire più perfettamente quella verso Gesù Cristo, e per indicare un mezzo facile e sicuro per trovarlo. Se la devozione alla Santa Vergine dovesse allontanare da Gesù Cristo, bisognerebbe respingerla come un’illusione diabolica. Ma come ho già detto e come dirò ancora, è vero tutto il contrario. Questa devozione è necessaria proprio per trovare perfettamente Gesù Cristo, amarlo teneramente e servirlo fedelmente” (VD 62).
Gesù solo è il centro di tutto, centro della Teologia e dell’Economia, e Maria è tutta relativa a Lui. Sin dall’inizio del Trattato, Luigi-Maria aveva richiamato chiaramente che Maria è solo una creatura:
“Con tutta la Chiesa confesso che Maria, essendo una semplice creatura uscita dalle mani dell’Altissimo, paragonata alla sua infinita Maestà, è meno di un atomo; meglio, è proprio un niente, poiché soltanto lui è Colui che è” (VD 14).
La “vera e solida devozione a Maria” esclude quindi a priori ogni forma di “mariolatria”. Maria è “infinitamente al di sotto di suo Figlio che è Dio” (VD 27). Pensare che “la Santa Vergine sia più di Gesù-Cristo o uguale a Lui sarebbe un’eresia intollerabile” (VD 95). Questa maniera di “relativizzare” Maria in rapporto all’unico centro che è Gesù mostra il valore ecumenico della dottrina di Luigi-Maria, perchè il cristocentrismo è il fondamento di ogni vero dialogo ecumenico[45].
Interamente relativa a Gesù per la sua Maternità, Maria è anche relativa al Padre e allo Spirito Santo. Il Trattato inizia con una lunga sinfonia trinitaria (VD 1-36) che presenta Maria avvolta dalla Trinità. Il Segreto la riassume in preghiera:
“Ti saluto, Maria, figlia prediletta dell’eterno Padre! Ti saluto Maria, madre mirabile del Figlio! Ti saluto Maria, sposa fedelissima dello Spirito Santo!”[46].
Tale espressione, già utilizzata da san Francesco d’Assisi[47], ha un significato profondo dal punto di vista teologico come dal punto di vista antropologico, perchè mette in relazione con ciascuna delle Persone Divine le tre dimensioni più profonde dell’umanità femminile di Maria, come Figlia, Madre e Sposa. Tutte queste relazioni sono verginali: Maria è Vergine-Madre e Vergine-Sposa, Madre di Dio (Theotokos) e Sposa di Dio (Theonumphos). Sull’esempio dei Padri, la liturgia della Chiesa riconosce in lei l’Amata del Cantico dei Cantici, “Tutta Bella, in te nessuna macchia” (cf Ct 4, 7).[48].
Luigi-Maria contempla la relazione tra Maria e il Padre, tra Maria e lo Spirito Santo sempre da questo punto di vista cristocentrico. Il Padre è la Sorgente della sua fecondità verginale che si realizza nello Spirito per formare Gesù e il suo Corpo Mistico[49].
Seguendo Bérulle, Luigi-Maria adora Gesù nel Seno del Padre e nel Seno di Maria, e approfondisce specialmente la relazione tra Maria e lo Spirito Santo. Riprendendo il grande simbolo di sant’Ireneo, potremmo dire che egli contempla sempre Maria nelle due “Mani” del Padre, come Madre del Figlio e Sposa dello Spirito. Nella sua Maternità verginale, Maria è il puro specchio della Trinità, che riflette fedelmente ciascuna delle tre Persone: in lei il Padre dà suo Figlio per l’azione dello Spirito. Maria non prende mai il posto dello Spirito Santo, come non prende quello di Gesù[50]. Luigi-Maria mostra in modo splendido come l’autentica mariologia cattolica è essenzialmente cristologica e pneumatologica (ciò che appariva già in sant’Ireneo). Se Luigi-Maria è uno dei santi occidentali che parlano di più di Maria, è anche uno di quelli che parlano di più dello Spirito[51].
2/ Gesù “Centro del Cosmo e della Storia”: I Misteri della Creazione e della Salvezza
Essendo così intimamente unita a Gesù Nuovo Adamo, Alfa e Omega, Maria Nuova Eva è misteriosamente legata ai Misteri dell’Origine e della Fine dei tempi (protologia ed escatologia). Alla luce della Scrittura, dai primi capitoli della Genesi fino al libro dell’Apocalisse, Luigi-Maria contempla tutta l’estensione cosmica e storica del Mistero di Gesù. Seguendo i Padri, la sua dottrina riflette un senso profondo della storia della salvezza. Egli insiste particolarmente sul “carattere escatologico della Chiesa pellegrinante” (cf Lumen Gentium, cap. VII) e sul ruolo essenziale dei santi formati da Maria per lottare contro le potenze del male.
In questa prospettiva patristica, l’Incarnazione ricapitola la creazione e contiene già i Misteri della Redenzione e della Chiesa. Così, nel Trattato, Maria appare fondamentalmente come “il paradiso terrestre del Nuovo Adamo”, la “terra vergine e immacolata” da cui Egli è stato plasmato[52]. Nuova Terra, Terra Santa dell’Incarnazione, è anche la Nuova Eva, associata al Nuovo Adamo nell’obbedienza che ripara la disobbedienza originale dell’uomo e della donna[53]. Per Luigi-Maria come per Ireneo, Maria per la sua obbedienza è “causa di salvezza per se stessa e per tutto il genere umano”[54]. E’ la sua un’obbedienza materna, “in modo da portare Dio obbedendo alla sua parola”[55]; è per mezzo di quest’obbedienza che il Figlio di Dio entra nel mondo.
Questa obbedienza materna della Nuova Eva nell’Incarnazione è tutta relativa all’obbedienza filiale del Nuovo Adamo nella Redenzione, obbedienza al Padre “fino alla morte e alla morte di Croce” (cf Fil 2, 8). Luigi-Maria contempla Maria presso la Croce che accetta pienamente il Sacrifico di suo Figlio. Mentre offre se stesso al Padre, Gesù è offerto da Maria: “immolato col suo consenso all’eterno Padre, come già Isacco col consenso di Abramo alla volontà di Dio.” (VD 18)[56].
Per Luigi-Maria come per il cardinale de Bérulle, la croce è già misteriosamente presente nell’istante dell’Incarnazione, al momento del Concepimento di Gesù nel Seno di Maria. L’ecce venio della Lettera agli Ebrei (Eb 10, 5-9) è il primissimo assenso del Figlio Incarnato al suo Sacrificio redentore “quando entra nel mondo”. Luigi-Maria riassume nel Trattato (VD 248) ciò che il Bérulle aveva lungamente contemplato[57]. Tale affermazione è evidentemente legata alla certezza che l’anima di Gesù aveva la visione beatifica sin dall’istante del suo Concepimento.
Nell’Incarnazione è già presente, insieme all’obbedienza redentrice di Gesù, anche la realtà della Chiesa, Corpo Mistico. Seguendo san Tommaso e il Bérulle, Luigi-Maria spiega il simbolo paolino del Capo e delle membra in modo forte e realista, “essendo il Capo e le membra una sola persona mistica”[58]. Gesù è il Capo del Corpo Mistico sin dall’istante del suo Concepimento, per l’unione ipostatica e per la pienezza di grazia dello Spirito Santo. Così, la maternità ecclesiale di Maria che si realizza ai piedi della Croce inizia misteriosamente nel momento dell’Incarnazione: quando ella porta nel suo Seno “Colui che i cieli non possono contenere”, ella porta misteriosamente tutti i membri del suo Corpo. Per Luigi- Maria, Maria non può essere Madre di Cristo senza essere nello stesso tempo Madre della Chiesa. Lo dice con grande semplicità ricorrendo all’analogia tra questa maternità soprannaturale e la maternità naturale: “Una madre non forma il capo senza le membra, né le membra senza il capo” (SM 12, cf VD 32).
Per Luigi-Maria come per i Padri, il Seno Verginale di Maria è quindi un “luogo teologico” essenziale, nello stesso tempo il luogo dell’Incarnazione del Verbo e della nostra divinizzazione, il luogo della Nuova Nascita che è contemporaneamente la sua nascita verginale e la nostra nascita battesimale[59]. I battezzati sono quindi invitati a vivere in questo “seno amoroso e verginale, perché in esso siano infiammati del puro amore, purificati da ogni benché minima macchia per trovare pienamente Gesù”[60]. È qui che lo Spirito Santo non cessa di formare i membri di Cristo fino a quella piena somiglianza con Lui che caratterizza i santi. Per dire in modo semplice questa grande verità, Luigi-Maria utilizza un simbolo, quello dello stampo:
“Maria è il grande stampo di Dio, fatto dallo Spirito Santo, per formare al naturale un Uomo-Dio per mezzo dell’unione ipostatica, e per formare un uomo-Dio per mezzo della grazia. A simile stampo non manca nessun lineamento della divinità. Chiunque vi è gettato e si lascia plasmare, acquista tutti i tratti di Gesù Cristo, vero Dio, in maniera dolce e proporzionata alla fragilità umana, senza tante agonie e fatiche; in maniera sicura, senza timore di illusioni, perché il demonio non ha mai avuto né avrà accesso in Maria; e infine, in maniera santa ed immacolata, senza l’ombra della più piccola macchia di peccato” (SM 17).
La persona che si abbandona in questo “stampo” è “un’anima molto docile, distaccata, malleabile che, senza alcuna fiducia in se stessa, si getta in Maria e si lascia plasmare