IL LINGUAGGIO MISTICO DI SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

 

                                fr François-Marie Léthel ocd

 

     San Massimiliano Maria Kolbe è un grande teologo mistico, rappresentante eminente della "teologia vissuta dei santi", secondo l'espressione usata dal Papa nella sua Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte[1]. In questa teologia, l'Amore di carità (agapè) fa risplendere la fede nella vita, penetrando nella profondità del Mistero. Infatti, se la fede, la speranza e la carità sono "virtutes theologicae"[2], cioè "virtù teologiche" (piuttosto che "teologali"), la più grande e dunque la più "teologica" delle tre è la carità (cf I Cor 13,13). L'autentica conoscenza di Dio, cioè la teologia, dipende non solo dalla fede, ma ancora di più dalla carità, poiché, secondo le parole di san Giovanni: "Colui che ama è nato da Dio e conosce Dio, mentre colui che non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore" (I Gv 4,7-8).

     Nel Kolbe si verifica perfettamente il duplice dinamismo della teologia dei santi: il dinamismo della "fede che cerca l'intelligenza" (fides et ratio) e il dinamismo dell'amore che penetra più profondamente nel Mistero della fede (fides et amor)[3]. Il primo dinamismo, che caratterizza la teologia accademica, e il secondo, che caratterizza la teologia mistica sono evidenti nel nostro santo, Dottore in Teologia e Martire della Carità.

     La sua "teologia vissuta" fa principalmente risplendere la verità riguardante Maria nel Mistero di Cristo e della Chiesa  (Lumen Gentium, c  VIII), come una verità essenziale nella fede e nella vita della Chiesa, in rapporto stretto con la vocazione universale alla santità (Lumen Gentium, c V).

     In questa prospettiva della teologia dei santi, proponiamo un "percorso" di lettura di alcuni Scritti[4] del Kolbe, alla luce dei santi mistici più vicini a lui. Nell'ordine cronologico, sono: san Francesco d'Assisi, san Luigi Maria Grignion de Montfort, santa Caterina Labouré, santa Bernardetta Soubirous, Santa Teresa di Lisieux e santa Gemma Galgani. Bisogna dire una parola su questi santi in relazione con il nostro.

     Anzittutto, Massimilano è un autentico figlio di san Francesco, che ha assimilato la sua dottrina insieme a quella dei grandi dottori francescani: san Bonaventura e il beato Giovanni Duns Scoto, primo grande teologo dell'Immacolata Concezione. La teologia del Kolbe riflette perfettamente la teologia di Francesco[5], con lo stesso splendido cristocentrismo trinitario, la stessa carità che abbraccia la totalità del Mistero di Dio e di tutte le sue opere nella creazione e nella salvezza, lo stesso dinamismo missionario che cerca di mettere tutti gli uomini a contatto con Cristo, tutti quelli che sono, che furono e che saranno fino alla fine del mondo[6]. In modo particolare Massimiliano condivide "l'indicibile amore di Francesco per la Madre del Signore Gesù"[7]. I due santi contemplano Maria nella stessa luce cristocentrica e trinitaria. Così, una delle chiavi della dottrina kolbiana potrebbe essere questa preghiera di Francesco:

 

     "Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata tra le donne, figlia e ancella dell'Altissimo Re il Padre celeste, Madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo, Sposa dello Spirito Santo"[8].

 

     Negli scritti del Kolbe come in quelli del Montfort, troviamo come un immenso sviluppo di queste brevi parole di Francesco.

     Riguardo al contenuto dottrinale, san Luigi Maria di Montfort è indubbiamente il santo più vicino al Kolbe, anche se tra di loro c'è un rapporto più di convergenza che di dipendenza. Indipendente dal Montfort nella sua fondazione, la M.I. ne ritrova tutte le principali intuizioni e lo stesso dinamismo missionario, la stessa comprensione del posto di Maria in tutta l'Economia della creazione e della salvezza in Cristo, la stessa insistenza sulla consacrazione illimitata di se stesso a Gesù per Maria. Quando Massimiliano conoscerà la dottrina sintetizzata dal Montfort nel suo famoso Trattato della Vera Devozione e riassunta nel Segreto di Maria[9], la farà pienamente sua, ma in modo personale e creativo. Nella teologia dei due santi, Maria è veramente il "luogo" di sintesi della fede e della vita, dove è possibile abbracciare nell'amore tutto il Mistero di Cristo come vero Dio e vero Uomo, nella sua comunione eterna con il Padre e lo Spirito Santo, al centro dei Misteri della creazione, della salvezza e della Chiesa nel suo cammino storico-escatologico.

     Nel Kolbe come nel Montfort si vede lo stesso cristocentrismo trinitario e dinamico: Maria è contemplata al cuore del grande movimento di andata e ritorno (exitus et reditus, azione e reazione), secondo il quale tutto viene dal Padre per Cristo nello Spirito e tutto ritorna al Padre per Cristo nello Spirito. Tutti e due sono essenzialmente dei missionari, animati dallo stesso zelo, espresso con la simbologia "cavaleresca" del combatimento spirituale. Tutti e due possiedono un'ottima conoscenza della teologia accademica, integrata nella loro opzione spirituale e missionaria. Si potrebbe dire lo stesso di san Giovanni della Croce, il Dottore Mistico. Invece, le tre donne Dottori della Chiesa, Caterina da Siena, Teresa d'Avila e Teresa di Lisieux non avevano studiato questa teologia accademica, e la loro teologia mistica si esprime soprattutto nel linguaggio della teologia simbolica.

     Tra Massimiliano e Luigi Maria, c'è dunque una profonda armonia e complementarità: sono come due fari capaci di illuminare per tutto il Popolo di Dio il cammino della Santità, mostrando insieme il posto e il ruolo di Maria su questo cammino. Dopo Teresa di Lisieux, Luigi Maria di Montfort sarà sicuramente dichiarato Dottore della Chiesa.

     Da Caterina Labouré, il Kolbe riceve il simbolo della "medaglia miracolosa", simbolo della protezione dell'Immacolata e dell'appartenenza totale a Lei[10]. Da Bernardetta riceve soprattutto la parola nella quale Maria si autodefinisce: "Io sono l'Immacolata Concezione"[11].

     Teresa di Lisieux e Gemma Galgani sono le due giovani sante più vicine a Massimiliano. Nel giorno della sua Ordinazione Sacerdotale, egli prega per la loro glorificazione, du cui poi seguirà con gioia le tappe[12]. Il missionario si rallegra del titolo di "patrona delle missioni" dato dalla Chiesa a Teresa[13]. Il giovane Massimiliano è stato profondamente colpito dalla vita e dagli scritti di Gemma[14]. Con queste due sante, il Kolbe condivide l'amore appassionato di Gesù, e di Gesù Crocifisso, lo stesso desiderio di "amarlo e di farlo amare"[15] da tutti gli uomini, l'impegno per la salvezza di tutti i poveri peccatori, affinché nessuno si perda[16].

     In dialogo con questi santi interlocutori di Massimiliano, la nostra esposizione si svolgerà in due parti. Nella prima, il linguaggio mistico verrà considerato come linguaggio dell'amore, cioè della carità. E come la carità è sommamente "teologica", la seconda parte mostrerà come questo linguaggio dell'amore è linguaggio teologico.

 

I/ IL LINGUAGGIO MISTICO COME LINGUAGGIO DELL'AMORE

     In questa prima parte, considereremo successivamente:

     A/ La preghiera come espressione privilegiata dell'amore,

     B/ L'amore illimitato,

     C/ La consacrazione illimitata.

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       A/ La preghiera come espressione privilegiata dell'amore

      Il linguaggio mistico è anzittutto il linguaggio della preghiera.  Negli scritti dei Santi, troviamo spesso delle preghiere, e queste preghiere sono la migliore espressione del loro insegnamento e il migliore modo di comunicarlo. Il lettore è infatti invitato a entrare nella preghiera del santo, a farla sua. Così sant'Anselmo esprime le sue più alte riflessioni sull'Essere divino parlando a Dio stesso (il Proslogion). Così anche Teresa di Lisieux sintetizza la sua dottrina mariana in una preghiera, la sua ultima poesia intitolata Perché ti amo, o Maria![17]. Nella presentazione del Manoscritto B, il suo capolavoro che è una lunga preghiera a Gesù, la carmelitana afferma: "Scrivendo, è a Gesù che parlo: così mi è più facile esprimere i miei pensieri"[18].  Queste preghiere dei santi sono essenzialmente la dilatazione degli atti di fede, di speranza e soprattutto di carità: credo in te, confido in te, ti amo.

     Così, negli scritti di san Massimiliano Maria, troviamo spesso dei testi in forma di preghiera, nei quali si manifesta nel modo più vivo e più dinamico la sua dottrina. Parlando a Maria, Massimiliano esprime la sua certezza che Lei ama teneramente tutti gli uomini, e il suo desiderio di farla conoscere ed amare da tutti mediante la M.I. In lui come in san Francesco e san Luigi Maria, la preghiera non si ferma mai alla persona di Maria, ma per mezzo di Lei e in Lei si rivolge a Gesù e a tutta la Trinità.

     Come primo esempio, possiamo citare un testo scritto nel 1932:

 

     "Quando avverà, o Mammina mia Immacolata, che tu diventerai la Regina di tutti e di ogni sincola anima? Quando?... Vedi quanti ancora non Ti conoscono, non Ti amano, quanti sono ancora su questa povera terra i cuori di coloro che, sentendo parlare di Te, chiedono: chi è Maria? chi è l'Immacolata? Poveretti, non conoscono la loro Madre, non sannno quanto Tu li ami, anzi non ci pensano nemmeno... Eppure, nonostante ciò, Tu li ami ugualmente e desideri che essi Ti conoscano e Ti amino, e adorino l'infinita misericordia del Cuore divino di tuo Figlio, di cui Tu sei la personificazione (...)  Quando tutte le anime che vivono nell'intero globo terrestre conosceranno la bontà e l'amore del Tuo Cuore verso di loro? Quando ogni anima Ti contraccambierà con un ardente amore, fatto non solo di un sentimento fugace, ma della totale donazione della propria volontà a Te, affinché Tu stessa possa governare nei cuori di tutti e di ognuno singolarmente e Tu possa formarli a imitazione del Ss. Cuore di Gesù il Tuo Divin Figlio, renderli felici, divinizzarli?  Quando avverrà questo?  Impegniamoci tutti ad affrettare questo momento: prima di tutto e soprattutto permettendo all'Immacolatata di impadronirsi in modo indivisibile del nostro cuore, e inoltre, quali strumenti nelle Sue mani immacolate, conquistando, secondo le nostre possibilità, il maggior numero di anime a Lei con la preghiera, con l'offerta delle proprie sofferenze e con il lavoro"[19].

 

     In questa bella preghiera, si vede tutto il dinamismo missionnario dell'amore come risposta all'Amore di Maria, all'Amore del Cuore di Gesù attraverso il suo Cuore Immacolato. Appare anche l'aspetto della consacrazione come dono totale della volontà.

     Più tardi, nei testi scritti Per un libro (1940), troviamo come Introduzione una preghiera nella quale Massimiliano esprime il suo desiderio profondo di conoscere e di amare Maria per farla conoscere ed amare da tutti gli uomini:

 

     "O Immacolata, Regina del cielo e della terra, io so di non essere degno di avvicinarmi a Te, di cadere in ginocchio dinanzi a Te con la faccia a terra, ma poiché Ti amo tanto, oso supplicarti di essere tanto buona da volermi dire chi sei Tu. Desidero, infatti, conoscerti sempre di più, sconfinatamente di più, e amarti in modo sempre più ardente, con un ardore senza la minima barriera. Inoltre, desidero rivelare anche altre anime chi sei Tu, affinché un numero sempre crescente di anime Ti conosca sempre più perfettamente e Ti ami sempre più ardentemente, cosicché Tu divenga la Regina di tutti i cuori che battono sulla terra e batteranno in qualsiasi tempo, e ciò quanto prima, al più presto possibile"[20].

 

     In un altro testo, si vede come la lode di Maria si trasforma nell'adorazione di tutta la Trinità contemplando l'opera dell'Incarnazione del Figlio nel suo grembo verginale:

 

     "Concedimi di lordarTi, o Vergine Santissima.  Ti adoro, o Padre nostro celeste, poiché hai deposto nel grembo purissimo di Lei il tuo Figlio unigenito.  Ti adoro, o Figlio di Dio, poiché Ti sei degnato di entrare nel grembo di Lei e sei diventato vero, reale Figlio Suo.  Ti adoro, o Spirito Santo, poiché Ti sei degnato di formare nel grembo immacolato di Lei il corpo del Figlio di Dio. Ti adoro, o Trinità Santissima, o Dio uno nella santa Trinità, per avere elevato l'Immacolata in un modo così divino.  E io non cesserò, mai, ogni giorno, appena svegliato dal sonno, di adorarti umilissimamente, o Dio Trinità, con la faccia a terra ripetendo te volte: "Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen".  Concedimi di lodarTi, o Vergine Santissima"[21] .

 

     Sulle orme di san Francesco[22], Massimiliano insiste sul fatto che lo studio teologico deve essere continuamente sostenuto dalla preghiera[23]. Come gli altri mistici, egli sente fortemente l'inadequatezza delle parole[24]. Perciò, è dalla preghiera che dipende la vera e profonda conoscenza del Signore e della sua Santa Madre. E' teologia "in ginocchio":

 

     "Chi non è capace di piegare le ginocchia e di implorare da Lei, in un'umile preghiera, la grazia di conoscere chi Ella sia realmente, non speri di apprendere qualcosa di più su di Lei"[25].

 

 

     B/ L'Amore illimitato

 

     In tutti i mistici, il linguaggio dell'amore è un linguaggio forte, "eccessivo", e che sembra "esagerato" ai teologi che non sono santi, soprattutto quando si tratta di Maria.  In realtà, le "pie esagerazioni", spesso presenti negli spirituali che non sono santi[26], sono assenti nei santi. I santi non esagerano mai. Così Luigi Maria e Teresa di Lisieux affermano di non esagerare quando dicono le cose più forti[27].

     Come loro, il Kolbe manifesta il significato autentico dell'espressione: "nunquam satis de Maria"[28]. Il lui si verifica pienamente ciò che Teresa scriveva alla sua cugina scrupolosa: "non temere di amare troppo la Santa Vergine, non l'amerai mai abbastanza, e Gesù sarà molto contento perché la Santa Vergine è sua Madre"[29]. Infatti, secondo il Montfort, i "devoti scrupolosi" sono proprio quelli che temono di "amare troppo" Maria per paura di amare di meno Gesù[30].

     In questo senso, Massimiliano scrive al Padre Floriano Koziura di Niepokalanow:

 

     "La prego di dire ai cari Fratelli che non abbiano affatto paura di amare troppo l'Immacolata, dato che (...) non l'ameremo mai nel modo come L'ha amata Gesù. Ebbene, tutta la nostra santità consiste nell'imitare Gesù. Chi si avvicina a Lei, per ciò stesso si avvicina a Dio, solo che lo fa percorrendo una strada più breve, più sicura, più facile"[31].

 

     Facendo riferimento al Montfort (cf VD 152-168), Massimiliano esprime come lui e come Teresa il carattere sempre cristocentrico di questo amore illimitato verso Maria. Le stesse parole si ritrovano in un pensiero breve scritto per un fratello  di Niepokalanow: "Non porre limiti nell'amore verso l'Immacolata, poiché non La ameremo mai come L'ha amata il nostro divino modello Gesù Cristo"[32].

     Nella sua essenza, la carità è amore illimitato di Dio e del prossimo, è un amore totale "con tutto il cuore, tutta la mente, tutte le forze", che si estende a tutti gli uomini, senza mai escludere nessuno. Questo amore non consiste nel sentimento ma nella volontà umana che si unisce alla volontà divina attraverso Maria: "L'amore, l'essenza dell'amore verso l'Immacolata è un atto della volontà; perciò, tanto più l'amore è perfetto quanto più perfetta è l'unione della nostra volontà con la Volontà di Lei. Questo è sufficiente. Tutto il resto è soltanto mezzo o effetto"[33].

     Riguardo a questa illimitatezza dell'amore, Massimiliano è stato sicuramente influenzato da santa Gemma Galgani, la mistica forse più "eccessiva" nell'espressione del suo amore per Gesù Crocifisso. Così, negli appunti dei suoi ultimi esercizi spirituali del novembre 1940, il Kolbe ricopia ciò che egli stesso aveva scritto 20 anni prima: "Amare senza limiti" (Gemma Galgani)[34]. Sappiamo anche da lui stesso che le parole "senza limiti" furono tolte dal censore episcopale di Cracovia[35]. Allo stesso modo il teologo incaricato di esaminare l'Offerta di Teresa all'Amore misericordioso aveva censurato l'espressione dei suoi "desideri infiniti"[36]. La stessa santa aveva anche scritto: "Gesù... vorrei tanto amarlo! Amarlo più di quanto sia mai stato amato"[37], esprimendo anche il suo desiderio di superare nell'amore la sua santa Madre Teresa d'Avila[38]. Così anche, il Kolbe vuole superare san Francesco, come lo scrive nel 1933 ai giovani francescani:

 

     "Non è effetto di umiltà... pregare il Padre s. Francesco affinché ci ottenga una "parte" del suo amore verso Dio, oppure un amore uguale al suo, ma il nostro s. Padre sarà perfettamente contento solo, quando, per sua intercessione, chiederemo a Dio un amore più grande del suo, anzi un amore infinitamente più grande. Egli vuole "evolvere" il suo spirito nei suoi figli e non stabilire la sua santità come termine, come limite della nostra perfezione. Il germe da lui posto nell'Ordine deve evolversi "senza alcun limite"[39].

 

     Un anno prima, Massimiliano aveva sviluppato ampiamente lo stesso pensiero in una lettera ai fratelli di Niepokalanow (SK 461). E' forse uno dei testi più caratteristici riguardo a l'illimitatezza dell'amore verso Maria. E' un'esortazione infuocata nella quale il nostro santo definisce proprio lo spirito della M.I. a partire da questa illimitatezza:

 

     "Qualcuno scrive che desiderebbe avere una "piccola parte" di amore.  Miei cari Figli, quando si tratta dell'Immacolata, non pensiamo affatto a delle "piccole parti", ma piuttosto gareggiamo tutti insieme, e ogni aumento di amore verso di Lei in uno produca un potenziamento ancora maggiore negli altri. I nostri cuori sono tanto piccoli, tanto deboli. Noi non Le offriremo mai l'amore che Ella merita, quello con quale Ella ama noi.  Mi piace altresì leggere i vostri desideri, ossia che si moltiplichino sulla terra le fortezze dell'Immacolata, i sogni di spargere il sangue come martiri, di consumarvi per l'Immacolata, ecc., ecc. Poiché, in effetti, tutto questo e di più, di più ancora, in una parola la illimitatezza dell'amore: questa è la nostra caratteristica. Un amore illimitato all'Immacolata!  Che cosa è?  L'Immacolata è talmente unita a Dio mediante l'amore che si innalza al di sopra non solo di tutti i Santi, ma anche al di sopra degli Angeli, degli Arcangeli, dei Cherubini, dei Serafini; perciò un amore illimitato verso l'Immacolata ci eleva fino a Lei (e ci congiunge a Lei mediante l'amore), al di sopra di tutti costoro... Che cosa è l'amore illimitato dell'Immacolata? Ella è vicinissima a Dio, mentre noi siamo vicinissimi a Lei e di conseguenza, attraverso Lei, a Dio stesso"[40].

 

     L'amore illimitato dell'Immacolata è dunque amore di Dio in Lei e per mezzo di Lei, è la più intima unione con Dio in Cristo Gesù:

 

     "Scompariamo in Lei! Che rimanga Lei sola, ma noi in Lei, una parte di Lei (...) Quando ogni anima sulla terra, sino alla fine del mondo, apparterrà a Lei in questo modo? M.I, M.I., M.I. Carissimi Figli miei nell'Immacolata, vi auguro di essere nutriti da Lei stessa con il latte delle sue grazie, di essere accarezzati da Lei, di essere formati da Lei così come Ella fatto con Gesù, nostro Fratello maggiore"[41].

 

     L'amore illimitato, che conduce a questa appartenenza totale a l'Immacolata, è frutto della Consacrazione illimitata a Lei, cioè à Gesù in Lei.

 

 

     C/ La Consacrazione illimitata

 

     L'espressione fondamentale dell'amore illimitato è la consacrazione illimitata. Infatti, secondo le parole di Teresa di Lisieux nella sua ultima poesia a Maria: "Amare è dare tutto e dare se stesso"[42]. L'essenza dell'amore non è nel sentimento ma nella volontà umana che lo Spirito Santo rende capace di questo dono totale di sé.

     Con delle espressioni diverse e complementari, Luigi Maria, Teresa e Massimiliano mettono lo stesso dono totale di sé come fondamento necessario dell'autentica vita cristiana orientata verso la santità. E' lo stesso dono radicale di sé a Gesù nella Trinità attraverso le mani e il Cuore di Maria che Teresa esprime come "olocausto all'Amore"[43] e il Montfort come "schiavitù d'Amore", nella più intima comunione all'unico Sacrificio del Redentore, di Colui che per amore di noi ha preso la "condizione di schiavo" (cf Fil 2,7), fino alla morte della Croce[44]. E' l'espressione piena della consacrazione e del sacerdozio battesimali. I maestri della vita spirituale insistono molto sulla necessità del dono totale di se per accogliere il Dono di Dio: è come la chiave che apre la porta della vita mistica, cioè dell'incontro profondo con Dio nell'amore[45]. E' da notare anche il pluralismo dei vocaboli usati dai santi riguardo a tale offerta: olocausto e schiavitù, "res et proprietas", consacrazione, offerta, affidamento... Sono tutte espressioni leggittime che si completano armoniosamente. Non dobbiamo né assolutizzarle, né rifiutarle[46].

     Su questo punto, uno dei testi più illuminanti del Kolbe è la sua lettera (scritta in italiano) nel 1933 per il Padre Antonio Vivoda (SK 508). Secondo le sue parole "all'essenza della M.I. appartiene che la consacrazione... di se stesso sia illimitata"[47]. Sulla comune base di questa consacrazione illimitata, Massimiliano confronta la sua dottrina con quella del Monfort. Le differenze sono verbali, ma "non reali", a tal punto che può concludere: "La divozione dunque insegnata dal B. Grignion è tutta nostra"[48]. Si ritrova infatti nella M.I. il "Totus tuus" del Montfort, perché "l'essenza è esser di Essa illimitatamente"[49]. Nella stessa lettera si vede anche tutto il dinamismo mistico e pratico di tale consacrazione, il suo orientamento missionario, ma anche la sua fecondità per il lavoro teologico.

     Come tutti i mistici, il Kolbe insiste sulla relatività e l'intenzionalità del linguaggio, e dunque sul suo pluralismo:

 

     "Sono belle le espressioni: servo, figlio, schiavo, res, proprietas; ma noi vorremmo di più, vorremo essere suoi senza nessuna limitazione, allora includendo tutte queste significazioni ed altre che si inventeranno o potrebbero ancora inventarsi. In una parola, essere di Essa, "Immaculatae"[50].

 

     Così si esprimeva il Cardinale di Bérulle a proposito del simbolo della "schiavitù d'amore", cercando l'espressione massima della dipendenza, dell'appartenenza e dell'umiltà nell'amore di Gesù[51].

     Secondo le parole del Kolbe, questa consacrazione illimitata sarà anche una fonte per la teologia accademica:

 

     "Se l'Immacolata lo vorrà faremo un'Accademia Mariana per studiare, insegnare e pubblicare per tutto il mondo che cosa è l'Immacolata. Un'Accademia magari col dottorato di Mariologia. E' questo un campo poco ancora conosciuto e così necessario per la vita pratica, per la conversione e santificazione delle anime"[52].

 

     Questo è un pensiero caro a Massimiliano: promuovere lo studio accademico della mariologia nella prospettiva della missione, dell'evangelizzazione[53].

     Tuttavia, in lui come nel Montfort, la consacrazione illimitata a Maria è essenzialmente orientata verso la pienezza della santità, pienezza della vita mistica come unione trasformante nella Trinità per Cristo, con Cristo e in Cristo:

 

     "L'Immacolata Sposa dello Spirito Santo nel modo ineffabile... Ha lo stesso Figlio col Padre Celeste (...) E noi poi siamo Suoi, dell'Immacolata, illimitatamente Suoi, perfettissimamente Suoi, siamo quasi Essa stessa. Essa per mezzo di noi ama il buon Dio. Essa col nostro cuore povero ama il Suo divin Figliolo. Noi diventiamo il mezzo per il quale l'Immacolata ama Gesù e Gesù, vedendo noi proprietà, quasi parte della sua amantissima Madre, ama Essa in noi e per noi. Che bellissimi misteri! (...) Vogliamo essere fino a quel punto dell'Immacolata che non soltanto non rimanga niente in noi che non sia di Essa, ma che diventiamo quasi annientati in Essa, cambiati in Essa, transustanziati in Essa, che rimanga Essa stessa. Che siamo così di Essa come Essa è di Dio. Essa è di Dio fino a diventare Sua Madre, e noi vogliamo diventar la madre che partorisca in tutti i cuori che sono e sarano l'Immacolata. Ecco M.I., farla entrare in tutti i cuori, farla nascere in tutti i cuori, che Essa possa, entrando in questi cuori, presa la possessione quanto più perfetta di essi, partorire ivi il dolce Gesù, Dio, e farlo ivi grandire fino a perfetta età. Che bella missione! E' vero? Divinisatio hominis usque ad Deum-hominem per Dei-hominis Matrem"[54].

 

     Questo orientamento verso la trasformazione in Maria fino all'identificazione con Lei è spesso espresso da Massimiliano come il grande dinamismo della consacrazione illimitata. Ecco per esempio ciò che scrive nel 1934 ai chierici di Cracovia:

 

     "Neppure io so teoricamente, e tanto meno praticamente, come si debba servire l'Immacolata, essere strumento di Lei, servo, figlio, schiavo, cosa, proprietà e ... Lei stessa. Ella sola deve istruire ciascuno di noi in ogni istante, deve condurci, trasformarci in Se stessa, di modo che non siamo più noi a vivere, ma Ella in noi, così come Gesù vive in Lei e il Padre nel Figlio. Permettiamo a Lei di operare in noi e per mezzo nostro qualunque cosa desidera ed Ella compirà sicuramente miracoli di grazia: e noi stessi diverremo santi e grandi santi, molto grandi poiché divenendo addirittura simili a Lei, Ella conquisterà per mezzo nostro, il mondo intero ed ogni singola anima. Affretiamo questo momento approfondendo la nostra consacrazione a Lei mediante un'obbedienza sempre più perfetta"[55].

 

     Per capire meglio queste parole tanto forti di Massimiliano, possiamo ricordare come nella dottrina del Montfort, la consacrazione a Gesù per Maria è un dinamismo che deve condurre il battezzato alla più alta santità, cioè a condividere la santità stessa dell'Immacolata attraverso questa misteriosa trasformazione, questa mistica identificazione con Lei. Sulle orme del Cardinale de Bérulle, Luigi Maria è affascinato dalla parola di Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,20). Questo è "l'annientamento mistico", perfettamente vissuto da Maria, più ancora che da Paolo. Così, parlando di Maria, il Montfort dice a Gesù: "Ella è talmente trasformata in te dalla grazia, che non vive più, non è più: sei solo tu, mio Gesù, che vivi e regni in Lei"[56]. La consacrazione a Gesù per Maria conduce a vivere pienamente questa realtà:

 

     "Questa devozione, se praticata con fedeltà, pro­duce una moltitudine di effetti nell'anima. Ma il princi­pale dono che si acquista è la realizzazione quaggiù della vita di Maria nell'anima, in modo che non è più l'anima a vivere, ma Maria in lei; oppure l'anima di Maria di­venta la sua, se così si può dire[57].

 

Tale è esattamente "l'ideale" di Massimiliano:

 

     "L'Immacolata: ecco il nostro ideale. Avvicinarci a Lei, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere, che Ella viva e operi in noi per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale"[58].

 

 

 

II/ IL LINGUAGGIO MISTICO COME LINGUAGGIO TEOLOGICO

 

     Negli Scritti del Kolbe, vediamo come questo linguaggio dell'amore che caratterizza la teologia mistica è anche il linguaggio più teologico. Più grande della fede e della speranza, la carità è anche più "teologica". Così, in questa seconda parte, consideremo la teologia mistica del Kolbe come:

 

     A/ La teologia più sintetica,

 

     B/ La teologia più dogmatica,

 

     C/ La teologia più dinamica.

 

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A/ La teologia più sintetica

 

     Con Maria, che "raccoglieva (sumballousa) tutto nel suo Cuore" (cf Lc 2,19), il Kolbe abbraccia nella carità tutti i Misteri di Dio e dell'uomo in Cristo Gesù, in una sintesi di vita e di fede, di contemplazione e di azione. Come tutti i mistici, il nostro santo ha un senso fortissimo dell'unità del Mistero.  Mentre una teologia esteriore e superficiale vede i Misteri della fede l'uno "accanto" all'altro, o l'uno "dopo" l'altro, questa teologia interiore e profonda quale è la teologia mistica li vede sempre l'uno "dentro" l'altro o "attraverso" l'altro. Così, la consacrazione illimitata all'Immacolata è un dinamismo unitario di carità che porta il "cavaliere" ad amare Maria e a farla amare, per appartenere pienamente a Gesù per mezzo di Lei e in Lei. Non si tratta di amare Maria "accanto" a Lui o "dopo" di Lui, ma di amare perfettamente Lui per mezzo di Lei e in Lei. Come il Montfort, Massimiliano manifesta lo splendore dell'amore di Gesù per Maria e in Maria, di fronte alle obiezioni dei devoti "critici" e "scrupolosi".

     Così, nella carità, Maria diventa uno dei migliori "luoghi teologici", luogo di sintesi teologica. A questo proposito si deve notare l'autentico e armonioso pluralismo della teologia dei santi. Per esempio, in Santa Caterina da Siena, il luogo della sintesi è il Corpo di Gesù morto e risorto, tempio nuovo nel quale abita tutta la pienezza della divinità, nel quale tutta l'umanità è chiamata ad entrare per diventare la Chiesa, "la dolce sposa" che dimora nel suo Costato aperto, immersa nel suo Sangue. Per Teresa d'Avila, il luogo della sintesi è la nostra anima come "Castello Interiore" nel quale dimora Cristo con tutta la Trinità. Per san Luigi Maria di Montfort come per il Kolbe, il luogo di sintesi è Maria nel suo Corpo e nella sua Anima, dimora del Verbo Incarnato e del suo Corpo Mistico. Queste sintesi di teologia mistica, sempre caratterizzate da un forte cristocentrismo, uniscono armoniosamente la dimensione teologica e la dimensione antropologica, lo Spirito e la Carne. Alcuni testi di Massimilano sono illuminanti a questo riguardo.

     Si potrebbe citare come primo esempio una lettera scritta dal Giappone nel 1935 a fra Salesio Mikolajczyk a agli altri fratelli di Niepokalanow (SK 634). Come Teresa di Lisieux aveva definito la sua missione con l'espressione: "amare Gesù e farlo amare", così Massimiliano presenta la propria missione a partire dal fondamento che è la consacrazione illimitata all'Immacolata. Non è possibile amare veramente Maria senza farla amare dagli altri. Il vero "cavaliere" è necessariamente un apostolo, un missionario. Ecco le parole del nostro santo:

 

     "Come ho già scritto tempo addietro, l'essenza della M.I. è la consacrazione illimitata all'Immacolata. Di Lei noi dobbiamo essere servi, figli, schiavi, ecc., ecc., ecc. In una parola, dobbiamo appartenere a Lei sotto ogni aspetto, essere Suoi nel modo più stretto e più perfetto possibile, essere in certo qual modo Lei stessa. Ma colui che ama l'Immacolata disinteressatamente, ossia La ama non per se stesso,ma per Lei soltanto, non si accontenta unicamente di amarLa, farà in modo che anche altri La amino, affinché essi pure appartengano a Lei sotto ogni aspetto, divengano Suoi proprio come lui è di Lei, anzi illimitatamente di più; in questo modo egli diviene un cavaliere dell'Immacolata, che conquista i cuori per Lei, diviene M.I. E quanto più egli stesso diviene proprietà di Lei, tanto più conquista anime a Lei, ossia diviene Suo cavaliere. Ecco perché l'essenza della M.I. è di appartenere a Lei sotto ogni aspetto"[59].

 

     Subito dopo queste parole, Massimiliano esprime con la massima chiarezza la distinzione, a proposito di Maria, tra la conoscenza acquisita mediante lo studio accademico e la conscenza più profonda ricevuta nell'esperienza mistica:

 

     "Sarà una cosa ottima studiare la mariologia, ma ricordiamoci sempre che noi conosciamo l'Immacolata più nell'umile preghiera e nell'amorosa esperienza della vita quotidiana che in dotte definizioni, distinzioni e argomentazioni (benché non ci sia lecito trascurarle)"[60].

 

     Nella teologia dei santi, non c'è mai separazione né opposizione tra queste due forme di conoscenza del Mistero, ma armonia e complementarità. La stessa distinzione era chiaramente espressa da san Giovanni della Croce nel Prologo del suo Cantico Spirituale[61]. Possiamo anche notare che, da una parte, i santi mistici, come Francesco d'Assisi e Teresa d'Avila, sono sempre rispettosi della teologia speculativa, e che dall'altra parte, i santi speculativi, come Anselmo d'Aosta e Tommaso d'Aquino, sono sempre aperti alla teologia mistica. Le due forme di teologia sono indispensabili per la Chiesa.

     Dopo questa distinzione, il Kolbe ci dà un'espressione splendida della sua propria teologia mistica, frutto della consacrazione illimitata all'Immacolata, mostrandone proprio il carattere sintetico, unitario e anche profondamente dogmatico. In Maria e attraverso Maria, il nostro santo penetra nella profondità del Mistero di Gesù, del Padre, e specialmente dello Spirito Santo:

 

     "Approfondiamo ogni giorno più la nostra appartenenza all'Immacolata e, in Lei e attraverso Lei, a Gesù e a Dio, ma non accanto a Lei. Noi non serviamo Iddio Padre, Gesù e l'Immacolata in modo distinto, ma Dio in Gesù e attraverso Gesù, Gesù nell'Immacolata e attraverso l'Immacolata. Ossia, noi serviamo l'Immacolata in modo diretto, illimitato ed esclusivo. Ma con Lei, in Lei e attraverso Lei noi serviamo Gesù; e con Lui, in Lui e attraverso Lui Iddio Padre. E lo Spirito Santo?  Egli è nell'Immacolata, come la Seconda Persona della Ss Trinità, il Figlio di Dio, è in Gesù, ma con questa differenza: che in Gesù vi sono due nature, la divina e l'umana, e un'unica persona, quella divina. La natura e la persona dell'Immacolata, invece, sono distinte dalla natura e dalla persona dello Spirito Santo. Questa unione, tuttavia, è così inesprimibile e perfetta che lo Spirito Santo agisce unicamente attraverso l'Immacolata la Sua Sposa. Di conseguenza, Ella è la Mediatrice di tutte le grazie dello Spirito Santo. Dato che ogni grazia è un dono di Dio Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, perciò non esiste grazia che non appartenga all'Immacolata offerta a Lei, a Sua libera disposizione. Dunque, venerando l'Immacolata, noi veneriamo in modo tutto speciale lo Spirito Santo, e come la grazia viene a noi dal Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, così a buon diritto i frutti di questa grazia salgono da noi al Padre in ordine inverso, ossia attraverso lo Spirito Santo e il Figlio, vale a dire attraverso l'Immacolata e Gesù. E' questo lo stupendo prototipo del principio di azione e di reazione, uguale e contraria, come affermano le scienze naturali"[62].

 

     Dovremo ritornare sui contenuti teologici di questo testo, riguardo al rapporto tra lo Spirito Santo e Maria e anche alla visione dinamica dell'azione e della reazione. Adesso, dobbiamo sottolineare il carattere estremamente sintetico di questa teologia mistica, il suo modo di contemplare i misteri l'uno dentro l'altro, il suo modo anche di unire armoniosamente diversi linguaggi: quello più speculativo delle nature e delle persone e quello più simbolico dell'amore sponsale. Così, l'espressione simbolica di "Maria Sposa dello Spirito Santo" viene spiegata con l'espressione di "Mediatrice di tutte le grazie dello Spirito Santo".

     In un'altra lettera ai fratelli di Niepokalanow scritta nel 1934, Massimiliano diceva la stessa verità, ma in modo più polemico, criticando la visione sbagliata dei Misteri: l'uno "accanto" all'altro o "dopo" l'altro:

 

     "La fantasia tende ad immaginare Dio Padre, Gesù, l'Immacolata e così via, quali oggetti distinti di altrettante devozioni, come se fossero sullo stesso piano, invece di rappresentarli quali anelli di un'unica catena, subordinati tra loro come vari mezzi ad un solo fine: Dio uno nella Santissima Trinità. Gli risponderò che quanto più uno appartiene all'Immacolata, con tanta maggior franchezza e libertà può avvicinarsi alle piaghe del Salvatore, all'Eucaristia, al sacratissimo Cuore di Gesù, a Dio Padre. Inoltre, gli dirò che non è affatto necessario che in quel dato momento l'Immacolata gli venga in mente, perché l'essenza dell'unione con Lei non consiste nel pensiero, nella memoria, nel sentimento, ma nella volontà.  A volte mi irrito allorché, mentre leggo, mi accorgo che si sottolinea con eccessiva premura che la Madre Divina è "dopo Gesù" tutta la nostra speranza. Evidentemente questo può essere inteso in modo esatto. Tuttavia, l'esagerata preoccupazione di non omettere tale clausola - sicuramente in segno di venerazione verso Gesù - io la considero piuttosto offensiva nei confronti di Lui"[63].

 

     Massimilano cerca di spiegare questo con una piccola parabola e poi conclude:

 

     "Quanto poco ancora è conosciuta l'Immacolata in teoria e meno ancora nella vita pratica! Quanti preconcetti, incomprensioni, difficoltà si agitano nelle menti!  L'Immacolata permetta alle Sue Niepokalanow di rischiarare queste tenebre, di dissipare queste nebbie fredde e di ravvivare, di infiammare l'amore verso Lei senza alcuna limitazione, con piena liberta, senza quei vani timori che restingono e raffreddano i cuori! Affinché non si cerchi il Re accanto a questo palazzo, ma dentro di esso, all'interno, nelle sale interne"[64].

 

     Questo testo ci aiuta a capire bene il vero senso dell'amore illimitato di Maria, che non è per niente una "esagerazione", perché non è altro che l'amore illimitato di Gesù e di tutta la Trinità in Lei.

     Importante è anche l'affermazione del Kolbe secondo la quale "l'essenza dell'unione... non consiste nel pensiero, nella memoria, nel sentimento, ma nella volontà".  Ciò significa che nella carità la volontà può veramente abbracciare tutti i Misteri, anche se non è possibile pensare simultanemante a tutti.

     Massimiliano spiega questo in una lunga lettera del 1935, rispondendo ai problemi di un fratello di Niepokalanow, fr. Matteo Spolitakiewicz:

 

     "Tu scrivi: 'Non riesco ad armonizzare nella mia anima il fatto di amare nello stesso momento Gesù e Maria'. Ma potevi tu amare insieme tuo padre e tua madre e inoltre anche i tuoi fratelli e sorelle? Certamente, il nostro scopo è Dio, la Ss. Trinità, ma ciò non impedisce di amare Dio Padre come Dio Padre, Dio Figlio come Dio Figlio, lo Spirito Santo come Spirito Santo, Gesù come Gesù, la Madre di Dio come Madre di Dio e poi nostro padre, nostra madre, i parenti, gli angeli, i santi e tutta l'umanità. E ovviamente non uno dopo l'altro, ma tutti insieme. Solo che non possiamo pensare a tutti nello stesso istante, ma ciò non impedisce di amare effetivamente tutti e simultaneamente"[65].

 

     Poi, Massimiliano insiste sulla realtà oggettiva del Mistero, cioè il posto di Maria nella dinamica cristocentrica e trinitaria di tutta l'Economia, nella quale tutto viene dal Padre per Cristo nello Spirito Santo e tutto ritorna al Padre per Cristo nello Spirito Santo. Questa è la realtà, anche quando non ci pensiamo:

 

     "In realtà, quindi, noi siamo interamente, completamente ed esclusivamente consacrati all'Immacolata con tutte le nostre azioni, e in Lei e attraverso Lei siamo consacrati sempre interamente, completamente ed esclusivamente a Gesù Cristo; in Lui, poi, e attraverso Lui siamo consacrati interamente, completamente ed esclusivamente al nostro Padre celeste"[66].

 

     Ma questa verità non implica la necessità di pensare simultaneamente a Gesù, al Padre e a Maria. Anzi, non è possibile per noi. A questo proposito, il Kolbe ricorda che:

 

     "L'essenza dell'amore di Dio sarà sempre non il provare la dolcezza, non il ricordare, non il pensare, l'immaginare, ma esclusivamente l'adempiere la Volontà di Dio in ogni istante della vita e il sottomettersi completamentamente a tale Volontà"[67].

 

     In fondo, Fra Matteo comprende in modo sbagliato la mediazione di Maria. Massimiliano ricopia le sue espressioni più caratteristiche:

 

     "Come non è possibile avvicinarsi al Padre (...) senza la mediazione di Gesù, così non sta bene avvicinarsi a Gesù senza Maria. Dunque io non posso conversare sempre a cuore a cuore con Gesù"[68].

 

     La risposta del nostro santo è luminosa:

 

     "Puoi tranquillamente dimenticare e non essere in rapporto diretto con più persone nello stesso tempo, poiché solo Dio ha la possibilità di pensare a tutto nel medesimo istante. Non sarà neppure mancanza di rispetto il rivolgerti direttamente e liberamente al Padre se tu appartieni a Gesù, né rivolgerti a Gesù se tu appartieni all'Immacolata, e non è affatto necessario che tu debba pensare a questo: è sufficiente che la cosa sia così in se stessa"[69].

 

     Per il Kolbe come per il Monfort e tutti i mistici, l'amore di carità, che è nella volontà, va oltre il pensiero. La cosa più importante non è di pensare molto ma di amare molto, non tanto di pensare a Maria ma piuttosto di vivere nel suo Cuore Immacolato per condividere il suo Amore per Dio e per l'uomo in Cristo Gesù.

 

 

B/ La teologia più dogmatica

 

     Animata dalla carità che "crede tutto" (cf I Cor 13,7), la teologia mistica è anche la teologia più "dogmatica", quella che fa più risplendere il linguaggio della fede nella sua espressione essenziale che è il dogma, mostrandone anche il valore esistenziale. Mentre l'eresia è una scelta d'un aspetto della verità con il rifiuto d'un altro, l'ortodossia abbraccia tutta la verità rivelata. Si potrebbe ricordare qui l'espressione tipica di Teresa di Lisieux: "Io scelgo tutto"[70]. La Carità è la piena ortodossia, sempre unita all'ortoprassi. E' come l'incarnazione del dogma nella vita[71].

     Così la Chiesa ha sperimentato fin dalle sue origini come l'amore di Maria è carico della più grande verità dogmatica sulla Persona del Verbo Incarnato. Questo appare soprattutto nel titolo di Theotokos, usato dal Popolo di Dio nella preghiera a Maria, e riconosciuto dal Concilio di Efeso nel suo valore dogmatico. La mariologia del Kolbe, come quella del Montfort, ha un carattere essenzialmente dogmatico.

     Tra i suoi scritti, troviamo una splendida sintesi del linguaggio mistico e del linguaggio dogmatico in un articolo del 1938 (scritto in latino), intitolato "L'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria in rapporto alla mediazione  di tutte le grazie" (SK 1229). Nella luce dei dogmi della Maternità divina e dell'Immacolata Concezione, il nostro santo penetra nel mistero della cooperazione di Maria all'Economia della salvezza in Cristo Gesù[72]. Colpisce molto l'armonia tra l'aspetto cristologico e l'aspetto pneumatologico. Come Ireneo e il Montfort, Massimiliano contempla Maria nelle "due mani del Padre" che sono il Figlio e lo Spirito Santo, come Madre del Figlio e Sposa dello Spirito Santo. In questo contesto, le parole "Corredentrice" e "Mediatrice" sono spiegate nel loro vero significato: Maria è Corredentrice come Madre del Figlio Redentore, ed è Mediatrice di tutte le grazie come Sposa dello Spirito Santo. Nello stesso articolo, Massimiliano cita più volte il Montfort, e solo alla fine parla dei fatti carismatici più recenti: le rivelazioni di Maria a santa Caterina Labouré (la medaglia miracolosa) e a santa Bernardetta (Lourdes). Bisogna citare alcuni passi essenziali di questo testo.

     All'inizio, Massimiliano manifesta il suo senso profondo dell'unità della fede cristiana, con un breve riassunto storico dello sviluppo dogmatico riguardo a Maria, considerando i dogmi della Maternità divina, dell'Immacolata Concezione, pensando anche a un futuro dogma della sua Mediazione:

 

     "Tutti noi conosciamo quanto sia stretto il nesso che congiunge tra loro le verità della dottrina cristiana. I dogmi cattolici, infatti, scaturiscono gli uni dagli altri e si perfezionano reciprocamente. Ecco un esempio: basandosi unicamente sulla dottrina cattolica dell'unione ipostatica della natura divina e della natura umana nella persona del Verbo i padri del Concilio di Efeso proclamarono la divina Maternità di Maria. Inoltre, non appena furono riconosciuti i rapporti tra Gesù e Maria sua Madre, ebbe origine la dottrina di fede cattolica, la quale afferma che la Madre del Salvatore è stata preservata dalla colpa originale.  I cattolici non ardivano nemmeno supporre che Maria fosse rimasta sotto la schiavitù del demonio neppure un solo istante. Dalla singolare missione della Beata Vergine Maria e dalla sua ineffabile unione con lo Spirito Santo (Immacolata Concezione) ebbe altresì origine tra i fedeli la meravigliosa speranza di ottenere la soave protezione di Maria.  E' evidente che i nostri rapporti con Maria Corredentrice e Dispensatrice delle grazie, nell'economia della redenzione, non vennero compresi fin dall'inizio in tutta la loro perfezione. In questi nostri tempi, tuttavia, la fede nella mediazione della Beata Vergine Maria cresce sempre più di giorno in giorno. In questo breve articolo vogliamo esporre in che modo il dogma dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria può contribuire al dogma della sua Mediazione"[73].

 

     Dopo questa introduzione, il nostro Santo va subito al centro, contemplando l'opera della Redenzione dal punto di vista cristologico e dal punto di vista pneumatologico:

 

     "L'opera della redenzione dipende immediatamente dalla seconda Persona divina, Gesù Cristo, il quale con il proprio sangue ci ha riconciliati con il Padre e Gli ha reso soddisfazione per il peccato di Adamo, ci ha meritato la grazia santificante, le grazie attuali e il diritto di entrare nel regno dei cieli. Tuttavia, anche la Terza Persona della Ss. Trinità partecipa a quest'opera, per il fatto che, in virtù della redenzione compiuta da Cristo, trasforma le anime degli uomini in templi di Dio, ci rendi figli adottivi di Dio e fa di noi gli eredi del regno dei cieli"[74].

 

     Queste affermazioni trovano il loro fondamento nella Scrittura. Massimiliano cita tre testi di Paolo. Poi, inizia il discorso della partecipazione di Maria a quest'opera della salvezza compiuta da Gesù e dallo Spirito Santo, cioè dal Padre per mezzo delle sue due "Mani":

 

     "Tuttavia, come Gesù, per manifestare il suo immenso amore verso di noi, si è fatto Uomo-Dio, così anche la Terza Persona, Dio-amore, volle manifestare con qualche segno esterno la propria mediazione presso il Padre e il Figlio. Questo segno è il Cuore della Vergine Immacolata, come appare dagli scritti dei santi, soprattutto di quelli che considerano Maria Sposa dello Spirito Santo"[75].

 

     Tra questi santi, Massimiliano cita immediatamente il Montfort, "seguendo il pensiero dei Padri", riportando con una certa libertà alcuni passi del Trattato della Vera Devozione (VD 21-22), a proposito dell'opera dello Spirito Santo in Maria, sua Sposa, per formare il Corpo di Cristo nel Capo e nelle membra: Cristo Capo nel Mistero dell'Incarnazione, e le membra di Cristo a partire dalla sua Pasqua fino alla fine dei tempi:

 

     "E' compito dello Spirito Santo formare sino alla fine del mondo le nuove membra dei predestinati del corpo mistico di Cristo. Ma, come il beato Luigi Grignion dimostra, quest'opera viene portata a compimento con Maria, in Maria e attraverso Maria. A questa conclusione, vale a dire che lo Spirito Santo opera attraverso Maria, siamo condotti dai testi della Sacra Scrittura e dalle affermazioni dei santi che sono i migliori interpreti della Sacra Scrittura"[76].

 

     Massimiliano cita allora le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni riguardo alla profonda conoscenza di Lui che i suoi discepoli riceveranno dallo Spirito Santo. In rapporto con queste parole di Gesù, il nostro santo cita di nuovo il Montfort:

 

     "Il beato Luigi Grignion usa delle espressioni che hanno un significato più o meno simile, riferendole però all'Immacolata: 'Noi non conosciamo ancora Maria e per questo motivo noi non conosciamo nel modo dovuto neanche Cristo. Tuttavia, se Cristo sarà conosciuto e il Suo regno si instaurerà nel mondo - e questo avverrà, nonostante tutto - ciò sarà un effetto della conoscenza di Maria e del Suo regno su di noi; Maria, infatti, che già una prima volta diede alla luce Gesù per la salvezza del mondo, ora rende noi capaci di conoscere meglio Gesù"[77].

 

     Il Kolbe cita qui (con libertà) un passo del Trattato della Vera Devozione (VD 13), particolarmente caro a lui[78]. Seguono allora le conclusioni riguardo a Maria "Corredentrice del genere umano" mediante la sua unione con Gesù suo Figlio Redentore, e "Mediatrice di tutte le grazie" a causa della sua unione con lo Spirito Santo suo Sposo:

 

     "Perciò, come la Seconda Persona divina incarnata si manifesta sotto il nome di 'seme della donna' [cf Gen 3,14], così anche lo Spirito Santo, attraverso la Vergine Immacolata, che Egli ha unito a Sé in un modo tanto stretto che ci è addirittura impossibile comprenderlo pienamente - pur mantenendo la distinzione delle due Persone - manifesta esteriormente la propria partecipazione all'opera della redenzione. E' una cosa diversa, quindi, da quel che avviene nell'unione ipostatica delle due nature, la divina e l'umana, nell'unica Persona di Cristo, il che, tuttavia, non impedisce affatto che un'azione di Maria sia una perfettissima azione dello Spirito Santo. Maria, infatti, in quanto Sposa dello Spirito Santo, e perciò elevata al di sopra di ogni perfezione creata, compie in tutto la volontà dello Spirito Santo che abita in Lei, e ciò fin dal primo istante della sua concezione. Raccogliendo insieme tutte queste affermazioni, è lecito concludere che Maria, per il fatto di essere la Madre di Gesù Salvatore, è divenuta la Corredentrice del genere umano, mentre, per il fatto di essere la Sposa dello Spirito Santo, prende parte alla distribuzione di tutte le grazie"[79].

 

     Massimiliano fa allora riferimento al grande tema patristico di Maria Nuova Eva, nella sua libera cooperazione all'opera della Salvezza. Qui si potrebbe anche ricordare la forte espressione di sant'Ireneo secondo la quale Maria è stata "causa di salvezza per se stessa e per tutto il genere umano"[80].  Il nostro santo finisce il suo articolo parlando delle apparizioni di Maria a santa Caterina Labouré e a santa Bernardetta, come una conferma carismatica di questa verità: "Soprattutto il questi ultimi tempi noi vediamo che l'Immacolata, Sposa dello Spirito Santo, si manifesta come la nostra Mediatrice"[81].

     Questo bellissimo testo del Kolbe corrisponde esattamente a quelli di sant'Ireneo e di san Luigi Maria, mostrando come Maria è tutta relativa a Cristo e allo Spirito Santo, attraverso la sua realtà umana di donna, come Madre e Sposa, Vergine-Madre e Vergine-Sposa, Madre di Dio (Theotokos) e Sposa di Dio (Theonumphos).

 

 

 

     C/ La teologia più dinamica

 

     La teologia del Kolbe come quella del Montfort è caratterizzata dallo stesso cristocentrismo trinitario e dinamico: Maria è contemplata al cuore del grande movimento di andata e ritorno (exitus et reditus, azione e reazione), secondo il quale tutto viene dal Padre per Cristo nello Spirito e tutto ritorna al Padre per Cristo nello Spirito. Questo dinamismo è l'anima della storia della salvezza, dall'origine alla fine del mondo. La "sinfonia della salvezza" (Ireneo) è una sinfonia trinitaria. All'inizio del Trattato della Vera Devozione, il Montfort contempla Maria avvolta nella Trinità[82], nella sua unione con Cristo centro del Cosmo e della Storia, Alpha e Omega, nella sua misteriosa relazione con gli avvenimenti delle Origini (Genesi) e della fine (Apocalisse)[83]. Con Maria e in Maria si contempla "l'ammirabile scambio" tra Dio e l'Uomo in Cristo Gesù: Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventasse Dio, è disceso fino a noi per farci salire fino a Lui[84].

     Così Massimiliano contempla "la vita della Trinità nell'uomo" come il grande dinamismo dell'amore che viene da Dio e che ritorna a Dio:

 

     "Il nostro Padre celeste è il primo principio e il fine ultimo di tutto (...) Dalla divina rivelazione noi sappiamo che dall'eternità e per sempre il Padre genera il Figlio, mentre lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Questa vita della Ss Trinità risuona, in echi innumerevoli e svariati, nelle creature uscite dalle mani di Dio uno e trino, quali somiglianze più o meno lontane da Lui. Il principio universale secondo il quale ogni effetto è simile alla causa, ha la sua piena applicazione anche qui, e si tratta di un'applicazione ancor più rigorosa, per il fatto che Dio crea dal nulla; qualsiasi cosa esista nella creazione, quindi, è tutto opera Sua. Dal Padre, attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, discende ogni atto dell'amore di Dio: atti creativi, atti che mantengono nell'esistenza, atti che danno la vita e il suo accrescimento, tanto nell'ordine della natura quanto nell'ordine della grazia. E così, Iddio dona l'amore alle sue innumerevoli somiglianze finite; e anche la reazione d'amore della creazione non sale al Padre per altra via che attraverso lo Spirito e il Figlio. Non sempre ciò avviene con piena consapevolezza, tuttavia avviene sempre realmente. Dio solo e nessun altro è il creatore dell'atto di amore delle creature, ma se una di queste creature è dotata di libero arbitrio, tale atto non avviene senza il suo consenso"[85].

 

     Come Dio-Uomo, Gesù è il centro di questo dinamismo dell'amore come azione che discende da Dio verso la creazione e come reazione che sale dalla creazione verso Dio. Intimamente unita a Lui, Maria si trova anche al cuore di questo mistero d'Amore. Massimiliano lo dice in un testo molto denso:

 

     "Il vertice dell'amore della creazione che torna a Dio è l'Immacolata, l'essere senza macchia di peccato, tutta  bella, tutta di Dio. Neppure per un istante la Sua volontà si è allontanata dalla volontà di Dio. Ella è appartenuta sempre e liberamente a Dio. E in Lei avviene il miracolo dell'unione di Dio con la creazione. A Lei, come alla propria Sposa, il Padre affida il Figlio, il Figlio discende nel Suo grembo verginale, divenendo Figlio di Lei, mentre lo Spirito Santo forma in Lei in modo prodigioso il corpo di Gesù e prende dimora nella Sua anima, La compenetra in modo così ineffabile che la definizione di "Sposa dello Spirito Santo" è una somiglianza assai lontana della vita dello Spirito Santo in Lei e attraverso di Lei. In Gesù vi sono due nature (la divina e l'umana) e un'unica persona (quella divina), mentre qui vi sono due nature e due sono pure le persone, lo Spirito Santo e l'Immacolata, tuttavia l'unione della divinità con l'umanità supera qualsiasi comprensione"[86].

 

     Qui, abbiamo ancora un esempio molto bello dello stile teologico di Massimiliano, del suo modo di unire armoniosamente il linguaggio simbolico dell'amore sponsale, caro a tutti i mistici (pensiamo specialmente a san Giovanni della Croce e a santa Teresa di Lisieux), con il linguaggio più dogmatico dell'unione ipostatica. E' specialmente interessante il modo di parlare della sponsalità divina di Maria, prima in riferim