Teresa di Lisieux: Una donna che ama con tutto il cuore, come sposa e madre, figlia e sorella

 

fr. François-Marie Léthel ocd

 

 

Ispirandosi al Vangelo, Teresa prende le difese delle donne di fronte ad una penosa misoginia clericale ch’ella ha potuto constatare durante il suo pellegrinaggio a Roma : “Non riesco ancora a capire perché le donne sono così facilmente scomunicate in Italia; ad ogni momento ci dicevano: «Non entrate qua… Non entrate là, sareste scomunicate!…». Ah, povere donne, come sono disprezzate!… Eppure amano il Buon Dio in numero molto più grande degli uomini e durante la Passione di Nostro Signore le donne ebbero più coraggio degli apostoli, perché sfidarono gli insulti dei soldati e osarono asciugare il Volto adorabile di Gesù. Forse è per questo che Egli permette che il disprezzo sia la loro sorte sulla terra, dal momento che l’ha scelto per Sé… In Cielo saprà pur dimostrare che i suoi pensieri non sono quelli degli uomini, perché allora le ultime saranno le prime”. (Ms A, 66v°). Teresa si colloca tra queste donne del Vangelo, caratterizzate dal loro Amore per Gesù e dal loro coraggio. Lei stessa si pone presso la Croce, accanto a Maria, Vergine Immacolata, a Maria Maddalena, la peccatrice perdonata, e a tutte le sante donne che lungo la storia della Chiesa si strinsero a Gesù con la medesima fedeltà innamorata e coraggiosa (pensiamo a Giovanna d’Arco, particolarmente cara a Teresa).

Effettivamente è essenziale ritrovare il vero volto di Teresa come donna adulta, responsabile ed impegnata, poiché un’insistenza eccessiva e unilaterale sull’“infanzia spirituale” spesso ha deformato tale volto fino a dare l’impressione che Teresa fosse sempre rimasta una bambina e non fosse mai divenuta donna. Ora Teresa è uno dei più bei fiori della nostra umanità, meravigliosamente dischiusosi in tutte le dimensioni più profonde della sua femminilità. Attraverso le foto, conosciamo la bellezza del suo viso, e attraverso gli scritti conosciamo la bellezza del suo cuore, bellezza di un cuore umano, cuore femminile pienamente realizzato nell’Amore. Sono celebri le sue espressioni sul senso della sua vita, della sua vocazione, della sua missione: “Vivere d’Amore”, “La mia vocazione è l’Amore”, “Amare Gesù e farlo amare”, “Gesù è il mio unico Amore”. Conosciamo pure le ultime parole, rivolte a Gesù nel suo ultimo respiro: “Mio Dio ti amo!”.

 

 

Il simbolo della lira e le sue quattro corde

 

Mentre Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, è teologa del Corpo, Teresa è teologa del Cuore. Ci rivela la più profonda verità sul cuore umano, sul cuore femminile, grazie a un simbolo ch’ella utilizza spesso nei suoi scritti, quello della lira e delle sue corde: “ Della tua lira Tu fai vibrar le corde/ e questa lira, o Gesù, è il mio cuore!” (P 48/5). La lira è uno strumento di musica a quattro corde (come il violino) e uno studio attento dei testi ci permette d’individuare chiaramente suddette corde come le quattro dimensioni essenziali dell’amore nel cuore della donna: l’amore sponsale e l’amore materno, l’amore filiale e l’amore fraterno. Teresa ama “con tutto il suo cuore” di donna, come sposa e madre, figlia e sorella. La sua esperienza illustra una verità antropologica universale: le “quattro corde” sono presenti nel cuore di ogni donna. Allo stesso modo, ogni uomo possiede un cuore di sposo e di padre, di figlio e di fratello. Queste “quattro corde” caratterizzano l’essere umano creato come uomo e come donna, carne e spirito, in relazioni d’Amore che sono immagine e somiglianza con il Dio-Amore, comunione eterna delle Tre Persone. Tali corde sono state ferite dal peccato, sono “scordate”, ma non potranno mai essere distrutte. Attraverso il suo Amore Gesù le salva “riaccordandole”. Il simbolo musicale è una delle chiavi interpretative della dottrina di Teresa. I suoi scritti sono “un canto d’Amore”, la testimonianza di una donna che ama con tutto il cuore, che abbraccia tutta la realtà di Dio e dell’Uomo nell’unico Amore di Gesù, Amore verginale che è la più bella sintesi del divino e dell’umano. Quest’espressione così appropriata, così bella e così potente di un cuore umano pienamente realizzato nell’amore trova un eco profondissimo in ogni cuore umano che l’accoglie. Questa è certamente una delle ragioni profonde dell’influsso di Teresa oltre ogni frontiera culturale o religiosa.

Teresa ha avuto dei santi genitori che prossimamente saranno beatificati insieme. Sono stati per lei un esempio di santità vissuta nel matrimonio. Lei stessa diverrà un esempio di santità nella verginità consacrata. Ma sono proprio le medesime “corde” del cuore che l’Amore di Gesù fa vibrare in queste due diverse vocazioni. Tentiamo di ripercorrere molto rapidamente le grandi tappe dell’itinerario spirituale di Teresa come donna, nello sviluppo dinamico delle “quattro corde” del suo cuore: sposa e madre, figlia e sorella.

 

 

Sposa e madre

 

La grande svolta della sua vita ha luogo nel Natale 1886, all’età di 14 anni. Prima di allora ella si trovava “nelle fasce dell’infanzia”, prigioniera di un certo infantilismo che la faceva piangere ad ogni istante. Secondo le sue stesse parole, la “completa conversione” di quel Natale la fa “uscire dall’infanzia” e iniziare “una corsa da gigante” (Ms A, 44v-45r) che durerà una decina d’anni, fino alla morte. Cosa è successo? La bambina è divenuta donna, “sposa di Gesù e madre di anime” ancor prima di entrare al Carmelo. Il suo amore per Gesù diventa amore appassionato della giovanissima sposa: “Volevo amare, amare Gesù con passione” (Ms A, 47v), e si prolunga e sboccia subito nell’amore materno; è allora che Teresa riceve da Gesù colui che ella chiamerà “il mio primo figlio”: il criminale Pranzini (Ms A, 46v).

Al Carmelo, Teresa vivrà sempre più in profondità tale Amore di sposa e di madre. Nell’educazione del suo cuore di sposa, la Parola di Dio (il Cantico dei Cantici) e san Giovanni della Croce (il Cantico Spirituale) avranno un ruolo determinante. Lo si nota particolarmente nelle sue Lettere a Celina. La sua Professione religiosa, l’8 settembre 1890, è un autentico matrimonio con il quale ella diviene per sempre la sposa di Gesù: “Che bella festa la Natività di Maria per diventare la sposa di Gesù! Era la piccola Vergine Santa di un giorno che presentava il suo piccolo fiore al piccolo Gesù” (Ms A, 77r). In quel giorno, Teresa ha scritto una bellissima preghiera (Pr 2) che è come un commento delle prime parole: “O Gesù, mio Sposo divino…”. Lungi dall’essere una qualche sorta di sentimentalismo, l’amore sponsale di Gesù significa l’assoluta fedeltà all’alleanza, la radicalità evangelica espressa da san Giovanni della Croce con le parole “Tutto” e “Nulla”. Gesù sposo significa “Gesù solo”: “Che io non cerchi e non trovi mai che te solo e le creature non siano niente per me e io non sia niente per loro, ma tu, Gesù, sia tutto”. Una delle caratteristiche essenziali dell’amore sponsale è di essere esclusivo, senza divisioni. In quest’ambito qualsiasi “divisione” è infedeltà! Tuttavia questo amore geloso non è per nulla una chiusura del cuore. Al contrario! Amando Gesù, il cuore umano si allarga all’infinito, sulle dimensioni del suo Cuore di Redentore. Perciò nella medesima preghiera Teresa chiede al suo Sposo il dono dell’Amore infinito; gli chiede di essere piccolissima ed infine gli chiede la salvezza di tutti gli uomini.

Nei suoi scritti, la nostra santa esprime con ammirabile chiarezza il significato sponsale del celibato e della verginità, quando la “corda sponsale” del cuore umano è consacrata e riservata all’unico amore di Gesù. Lo dice alle sue sorelle, ma anche al suo fratello spirituale il seminarista Maurice Bellière: “La sua anima non è forse la fidanzata dell’Agnello divino e non diventerà presto sua sposa, il giorno benedetto della sua ordinazione al Suddiaconato?” (cioè nel momento dell’impegno definitivo nel celibato; LT 220). Rivolgendosi ad un uomo, Teresa riprende l’espressione di san Giovanni della Croce: “l’anima” come sposa. Oggi, diremmo piuttosto la persona. L’Amore sponsale di Gesù si esprime quindi attraverso il voto di castità: “Con essa divengo, - gioia ineffabile - la Sposa di Gesù! (P 48/3).

Quest’amore sponsale è l’anima della preghiera, un incessante “cuore a cuore” tra la sposa ed il suo Sposo: “Penso che il cuore del mio sposo è solo mio, così come il mio appartiene solo a lui, e allora gli parlo nella solitudine di questo delizioso cuore a cuore, aspettando di contemplarlo un giorno faccia a faccia! (LT 122). E ancora: “Agli amanti è necessaria la solitudine/ Un cuore a cuore che duri notte e giorno” (P 17/3).

Ma principalmente, l’unione verginale tra lo Sposo e la sposa si realizza pienamente nella comunione eucaristica che Teresa non teme di esprimere come un “bacio” e una “fusione” (nella narrazione della sua prima comunione, Ms A, 35r). Nel medesimo senso ella scrive: “Il mio Cielo è nascosto nella piccola Ostia/ Dove Gesù, mio Sposo, si cela per amore/ A questo Focolare Divino attingo la vita/ Là il mio dolce Salvatore mi ascolta notte e giorno/ Oh! Che istante beato quando nella tua tenerezza/ Tu vieni, mio Amato, a trasformarmi in te/ Questa unione d’amore, questa ineffabile ebbrezza/ Ecco il mio Cielo!…” (P 32/3).

Nella testimonianza così forte e luminosa di Teresa, è evidente che l'Amore di Gesù Sposo integra e trasfigura tutta la realtà dell'eros come amore appassionato, innamorato, che è inseparabilmente desiderio e dono: desiderio dell'unione, accoglienza in sé dell'Altro che si dona, e anche dono totale di sé all'Altro in un amore pienamente oblativo, poiché "Amare è dare tutto e dare se stesso" (P 54/22). Teresa ci mostra come la verginità consacrata non esclude l'eros (ciò che sarebbe "desincarnazione" o "repressione"), ma al contrario lo realizza nel modo più alto nell'Amore sponsale di Gesù, come Amore totalizzante, esclusivo e definitivo, un Amore che coinvolge tutta la persona, anima e corpo (mediante l'Eucaristia). Così l'amore verginale è la più bella sintesi dell'eros e dell'agape, dell'Amore divino e dell'Amore umano. In questo modo, la nostra santa ci offre una bellissima illustrazione dell'insegnamento di Benedetto XVI nella sua recente Enciclica Deus Caritas est: In Gesù Cristo che è "l'Amore incarnato di Dio" (n° 12), ci viene rivelato come "l'eros di Dio per l'uomo è insieme totalmente  agape" (n° 10).  Totalmente innamorata di Gesù vero Dio e vero Uomo,  Teresa ha semplicemente cercato di  "rendergli amore per amore" (cf Ms B, 4r), in tutta la sua vita.

In rapporto a Pranzini, Teresa era diventata madre grazie alla fecondità redentrice del Sangue di Gesù. Lo ripete in modo molto bello nella sua grande poesia: Gesù, mio amato, ricordati (P 24): “Ricordati che la tua rugiada feconda/ Verginizzando le corolle dei fiori/ Li ha resi capaci sin da quaggiù/ Di partorirti un gran numero di cuori/ Sono vergine, o Gesù! Tuttavia che mistero!/ Unendomi a te di anime son madre” (str 22). Non sapremmo meglio esprimere il mistero della maternità verginale come frutto della Redenzione!

È indubbiamente con Maria, la Vergine Madre, che Teresa scopre tutta la misteriosa bellezza di un “cuore di madre”, del proprio “cuore di madre”. Lo esprime in modo sublime nella sua composizione teatrale sulla Fuga in Egitto (PR 6), attraverso un dialogo tra Maria, la madre di Gesù e Susanna, la madre di Dimas, il futuro “buon ladrone” del Vangelo. Questo dialogo culmina nelle parole che, alla fine, Maria rivolge a Susanna: “Abbiate fiducia nella misericordia infinita del Buon Dio: è così grande da cancellare i più grandi crimini, quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la sua fiducia. Gesù non desidera la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva in eterno. Questo bambino, che senza sforzo ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarirà un giorno da una lebbra ben più pericolosa. Allora un semplice bagno non basterà più: occorrerà che Dimas sia lavato nel sangue del Redentore. Gesù morirà per dare la vita a Dimas ed egli entrerà nel Regno Celeste nello stesso giorno del Figlio di Dio” (10r). Queste parole che Teresa attribuisce a Maria, corrispondono esattamente a ciò che ella aveva vissuto in rapporto a Pranzini, con la medesima fiducia assoluta di un “cuore di madre” nella “Misericordia Infinita di Gesù” per la salvezza del figlio peccatore, salvato dal Sangue del Redentore!

                                                      

Figlia e sorella

 

Il cuore nel quale Gesù desidera riposare, “è un cuore di figlia, un cuore di sposa” (LT 144. La parola francese "enfant", usata da Teresa, significa inseparabilmente "figlia" e "bambina"). Liberata da ogni forma d’infantilismo, la sposa di Gesù non ha perso tuttavia questo “cuore di figlia (bambina)”. Al contrario, più Teresa diviene sposa e madre, più diviene anche figlia (bambina)! Ristabilito nella sua corretta posizione, il tema dell’infanzia spirituale è evidentemente uno dei grandi temi teresiani, ben comprovato nei suoi scritti. Esso esprime la fiducia totale e l’abbandono: “È l’abbandono del bambino che si addormenta senza timore nelle braccia di suo Padre” (Ms B, 1r). L’infanzia è l’espressione privilegiata della “corda filiale”, dell’amore filiale verso la Persona del Padre, ma anche verso la Madre, Maria. Il grande ritornello dell’ultima poesia: Perché t’amo, o Maria! (P 54) è “Ti amo/ Sono tua figlia!”. Teresa utilizza in modo particolare il simbolo dell’infanzia nei suoi ultimi scritti (Manoscritto C e le Lettere a Maurice Bellière), come uno dei simboli principali della sua “piccola via di fiducia e di amore”. Ma lo sviluppo del suo “cuore di figlia (bambina)” non diminuisce affatto lo sviluppo delle altre due dimensioni, quello di sposa e quello di madre. Il Manoscritto C termina con uno splendido commento ad una parola della sposa del Cantico dei Cantici: “Attirami, correremo” (Ct 1, 3; Ms C, 34r-37r). Allora, la sposa di Gesù può appropriarsi nel modo più audace di tutto il mistero del suo Amore Filiale per il Padre, così come Egli lo esprime nella sua grande preghiera sacerdotale (Gv 17).

Sempre nell’ultimo anno della sua vita, Teresa scopre pienamente l’amore fraterno: “Quest’anno… il Buon Dio mi ha fatto la grazia di comprendere che cos’è la carità; prima lo capivo, è vero, ma in modo imperfetto” (Ms C, 11v). Le pagine che seguono mostrano che si tratta precisamente della carità fraterna, vissuta nella relazione con le sorelle ed anche con i suoi due fratelli spirituali. Teresa prende allora pienamente coscienza della “corda fraterna” del suo cuore, e diventa davvero “sorella universale”, non solo per i più prossimi, ma anche per i più lontani. All’inizio del medesimo Manoscritto C, nel racconto sconvolgente della sua prova contro la fede (Ms C, 5v-7v), la nostra santa esprime la certezza di diventare, in modo particolare, la sorella degli atei del mondo moderno. Nella sua sofferenza diventa loro fraternamente vicina. Seduta alla loro tavola, li chiama “suoi fratelli”! Il Manoscritto C è senz’altro il più bel trattato dell’Amore fraterno!

Così, tutta la vita di Teresa ci appare come la piena realizzazione della sua vocazione: “La mia vocazione è l’Amore!” (Ms B, 3v). È la vocazione d’ogni essere umano alla santità, cioè alla pienezza dell’Amore, amando con tutto il proprio cuore Dio e il prossimo. Amare con tutto il cuore, per la donna, significa amare come sposa e madre, figlia e sorella; per l’uomo significa amare come sposo e padre, figlio e fratello, sia nella vocazione al matrimonio sia in quella del celibato. Le “quattro corde” del cuore sono essenziali, ugualmente importanti; nessuna deve essere rifiutata, ma è necessario imparare a conoscerle, a farle vibrare, ad accordarle sotto l’azione dello Spirito Santo, lo Spirito d’Amore, con l’aiuto materno di Maria.

 

 

Roma, 8 marzo 2006