“Amerai con tutto il cuore”:
L’agapè come amore divino e umano secondo santa Teresa di Lisieux
fr. François-Marie Léthel ocd
Patrona delle Missioni, santa Teresa di Lisieux è stata dichiarata Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II “come esperta della Scientia Amoris ”[1]. Il suo successore Benedetto XVI, con la sua prima Enciclica Deus Caritas est, ci apre delle grandi prospettive per approfondire questa Scienza dell’Amore. Dobbiamo considerare questa Enciclica inaugurale come un vero e proprio “manifesto” del nuovo Pontificato, un orientamento per la vita cristiana e per la riflessione teologica. In modo particolare, la teologia dei santi viene illuminata da questo nuovo testo pontificio. E’ una illuminazione reciproca: conviene da una parte rileggere i santi alla luce dell’Enciclica, e dall’altra parte rileggere l’Enciclica alla luce dei santi. E’ proprio ciò che vogliamo fare adesso con Teresa di Lisieux.
Partendo dalla fondamentale affermazione biblica: “Dio è Amore” (1 Gv, 4, 16), il nostro Papa mette successivamente in luce “l’unità dell’amore nella creazione e nella storia della salvezza” (prima parte) e poi “l’esercizio dell’amore da parte della Chiesa quale ‘comunità d’amore’” (seconda parte). Gesù Cristo è contemplato al centro di tutto come “l’Amore Incarnato di Dio” (n° 12-15). In Lui, nel suo Costato aperto sulla croce e nel suo Cuore, ci viene totalmente rivelato l’Amore Infinito di Dio per noi, Amore fedele e misericordioso dello Sposo verso la sua Sposa. Sulle orme di Dionigi Areopagita e dei Padri Greci, Benedetto XVI non teme di usare la parola eros per significare l’amore appassionato di Dio verso la nostra umanità: “L’eros di Dio per l’uomo è insieme totalmente agape” (n° 10). Così, nell’Enciclica, l’amore dell’uomo e della donna come sposo e sposa ci viene presentato “come archetipo di amore per eccellenza” (n° 2), nella realtà umana del matrimonio come nel mistero dell’Alleanza (con un riferimento privilegiato al Cantico dei Cantici). Questo grande simbolo biblico trova la sua massima realizzazione nella comunione eucaristica: La più alta mistica sponsale è semplicemente “la ‘mistica’ del Sacramento che si fonda sull’abbassamento di Dio verso di noi” (n° 13).
Tutto questo è meravigliosamente illustrato e come verificato nella “teologia vissuta” di Teresa. L’aspetto che colpisce di più e che vogliamo adesso mettere in luce è proprio “l’unità dell’amore nella creazione e nella salvezza”. Tutta la visione di Teresa è straordinariamente cristocentrica, unificata in Gesù, nell’Amore di Gesù, Amore divino e umano, che sintetizza tutti i piani della natura e della grazia, del cosmo e della storia. Vero Dio e vero Uomo, Gesù è creatore e salvatore, autore della natura e della grazia, insieme al Padre e allo Spirito Santo. Teresa lo contempla al centro della Trinità, al centro del cosmo e della storia. E’ la realtà dell’Amore di Gesù che unifica tutta la realtà di Dio e dell’uomo, senza confusione e senza separazione. Non ci può dunque essere opposizione tra amore umano e amore divino, tra corpo e anima, tra eros e agape.
Gli scritti autentici di Teresa[2] ci fanno riscoprire il suo vero volto di donna matura ed adulta, mentre un’insistenza eccessiva e unilaterale sull’“infanzia spirituale” aveva spesso dato l’impressione che fosse rimasta sempre una bambina, solo una bambina. Invece Teresa è uno dei più bei fiori della nostra umanità, meravigliosamente dischiusosi in tutte le dimensioni più profonde della sua femminilità. I suoi scritti ci rivelano tutta la bellezza del suo cuore, la bellezza di un cuore umano pienamente realizzato nell’Amore. Sono celebri le sue espressioni sul senso della sua vita, della sua vocazione, della sua missione: “Vivere d’Amore” (P 17), “La mia vocazione è l’Amore” (Ms B, 3v), “Amare Gesù e farlo amare” (LT 220). Tutta la sua dottrina è come la risonanza dell’affermazione: “Dio è Amore”, interpretata in modo cristologico e personale nella sua tipica espressione: “Gesù è il mio unico Amore” (parole incise da lei sulla parete della sua cella). Conosciamo pure le ultime parole, rivolte a Gesù nel suo ultimo respiro: “Mio Dio ti amo!”.
Mentre Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, è teologa del Corpo, Teresa è teologa del Cuore. Ci rivela la più profonda verità sul cuore umano grazie a un simbolo musicale ch’ella utilizza spesso nei suoi scritti, quello della lira e delle sue corde: “ Della tua lira Tu fai vibrar le corde/ e questa lira, o Gesù, è il mio cuore!” (P 48/5). La lira è uno strumento di musica a quattro corde (come il violino) e uno studio attento dei testi ci permette d’individuare chiaramente suddette corde come le quattro dimensioni essenziali dell’amore nel suo cuore di donna: l’amore sponsale e l’amore materno, l’amore filiale e l’amore fraterno. Teresa ama “con tutto il suo cuore”, come sposa e madre, figlia e sorella. La sua esperienza illustra una verità antropologica universale: le “quattro corde” sono presenti nel cuore di ogni donna. Allo stesso modo, ogni uomo possiede un cuore di sposo e di padre, di figlio e di fratello. Queste “quattro corde” caratterizzano l’essere umano creato come uomo e come donna, carne e spirito, in relazioni d’Amore che sono immagine e somiglianza con il Dio-Amore, comunione eterna delle Tre Persone. Tali corde sono state ferite dal peccato, sono “scordate”, ma non potranno mai essere distrutte. Attraverso il suo Amore Gesù le salva “riaccordandole”. Il simbolo musicale è una delle chiavi interpretative della dottrina di Teresa. I suoi scritti sono “un canto d’Amore”, la testimonianza di una donna che ama veramente “con tutto il cuore”, che abbraccia tutta la realtà di Dio e dell’Uomo nell’unico Amore di Gesù, Amore verginale che è la più bella sintesi del divino e dell’umano. Quest’espressione così appropriata, così bella e così potente di un cuore umano pienamente realizzato nell’amore trova un eco profondissimo in ogni cuore umano che l’accoglie. Questa è certamente una delle ragioni profonde dell’influsso di Teresa oltre ogni frontiera culturale o religiosa.
Teresa ha avuto dei santi genitori, già venerabili, che saranno beatificati insieme. Sono stati per lei un esempio di santità vissuta nel matrimonio. Lei stessa è diventata un esempio di santità nella verginità consacrata. Ma sono proprio le medesime “corde” del cuore che lo Spirito Santo fa vibrare mediante la carità, in queste diverse vocazioni. Tentiamo di ripercorrere molto rapidamente le grandi tappe dell’itinerario spirituale e umano di Teresa, proprio nello sviluppo dinamico ed armonico delle “quattro corde” del suo cuore: sposa e madre, figlia e sorella.
La grande svolta della sua vita ha luogo nel Natale 1886, all’età di 14 anni. Prima di allora ella si trovava “nelle fasce dell’infanzia”, prigioniera di un certo infantilismo che la faceva piangere ad ogni istante. Secondo le sue stesse parole, la “completa conversione” di quel Natale la fa “uscire dall’infanzia” e iniziare “una corsa da gigante” (Ms A, 44v-45r) che durerà una decina d’anni, fino alla morte. Cosa è successo? La bambina è divenuta donna, “sposa di Gesù e madre di anime” ancor prima di entrare al Carmelo. Il suo amore per Gesù diventa amore appassionato della giovanissima sposa: “Volevo amare, amare Gesù con passione” (Ms A, 47v), e si prolunga e sboccia subito nell’amore materno; è allora che Teresa riceve da Gesù colui che ella chiamerà “il mio primo figlio”: il criminale Pranzini (Ms A, 46v).
Al Carmelo, Teresa vivrà sempre più in profondità tale Amore di sposa e di madre. Nell’educazione del suo cuore di sposa, la Parola di Dio (il Cantico dei Cantici) e san Giovanni della Croce (il Cantico Spirituale) avranno un ruolo determinante. Lo si nota particolarmente nelle sue Lettere alla sorella Celina. La sua Professione religiosa, l’8 settembre 1890, è un autentico matrimonio con il quale ella diviene per sempre la sposa di Gesù: “Che bella festa la Natività di Maria per diventare la sposa di Gesù! Era la piccola Vergine Santa di un giorno che presentava il suo piccolo fiore al piccolo Gesù” (Ms A, 77r). In quel giorno, Teresa ha scritto una bellissima preghiera (Pr 2) che è come un commento delle prime parole: “O Gesù, mio Sposo divino…”. Lungi dall’essere una qualche sorta di sentimentalismo, l’amore sponsale di Gesù significa l’assoluta fedeltà all’alleanza, la radicalità evangelica espressa da san Giovanni della Croce con le parole “Tutto” e “Nulla”. Gesù sposo significa “Gesù solo”: “Che io non cerchi e non trovi mai che te solo e le creature non siano niente per me e io non sia niente per loro, ma tu, Gesù, sia tutto”. Una delle caratteristiche essenziali dell’amore sponsale è di essere geloso ed esclusivo, senza divisioni. In quest’ambito della sponsalità qualsiasi “divisione” è infedeltà all’Alleanza, come lo mostrano i profeti Osea ed Ezechiele. Tuttavia questo amore geloso non è per nulla una chiusura del cuore. Al contrario! Amando Gesù, il cuore umano si allarga all’infinito, sulle dimensioni del suo Cuore di Redentore. Perciò nella medesima preghiera Teresa chiede al suo Sposo il dono dell’Amore infinito; gli chiede di essere piccolissima ed infine gli chiede la salvezza di tutti gli uomini.
Nei suoi scritti, la nostra santa esprime con ammirabile chiarezza il significato sponsale del celibato e della verginità, quando la “corda sponsale” del cuore umano è consacrata e riservata all’unico amore di Gesù. Lo dice alle sue sorelle, ma anche al suo fratello spirituale il seminarista Maurice Bellière: “La sua anima non è forse la fidanzata dell’Agnello divino e non diventerà presto sua sposa, il giorno benedetto della sua ordinazione al Suddiaconato?” (cioè nel momento dell’impegno definitivo nel celibato; LT 220). Rivolgendosi ad un uomo, Teresa riprende l’espressione di san Giovanni della Croce: “l’anima” come sposa. Oggi, diremmo piuttosto la persona. L’Amore sponsale di Gesù si esprime quindi attraverso il voto di castità: “Con essa divengo, - gioia ineffabile - la Sposa di Gesù! (P 48/3).
Quest’amore sponsale è l’anima della preghiera, un incessante “cuore a cuore” tra la sposa ed il suo Sposo: “Penso che il cuore del mio sposo è solo mio, così come il mio appartiene solo a lui, e allora gli parlo nella solitudine di questo delizioso cuore a cuore, aspettando di contemplarlo un giorno faccia a faccia! (LT 122). E ancora: “Agli amanti è necessaria la solitudine/ Un cuore a cuore che duri notte e giorno” (P 17/3).
Ma principalmente, l’unione verginale tra lo Sposo e la sposa si realizza pienamente nella comunione eucaristica che Teresa non teme di esprimere come un “bacio” e una “fusione” (nella narrazione della sua prima comunione, Ms A, 35r). Nel medesimo senso ella scrive: “Il mio Cielo è nascosto nella piccola Ostia/ Dove Gesù, mio Sposo, si cela per amore/ A questo Focolare Divino attingo la vita/ Là il mio dolce Salvatore mi ascolta notte e giorno/ Oh! Che istante beato quando nella tua tenerezza/ Tu vieni, mio Amato, a trasformarmi in te/ Questa unione d’amore, questa ineffabile ebbrezza/ Ecco il mio Cielo!…” (P 32/3).
Alla luce dell’Enciclica Deus Caritas est, dobbiamo sottolineare il fatto che nell’esperienza di Teresa, l’Amore di Gesù come Sposo integra e trasfigura tutta la realtà dell'eros come amore appassionato, innamorato, che è inseparabilmente desiderio e dono: desiderio dell'unione, accoglienza in sé dell'Altro che si dona, e anche dono totale di sé all'Altro in un amore pienamente oblativo, poiché "Amare è dare tutto e dare se stesso" (P 54/22). Ma lo stesso amore oblativo è anche possessivo, nella reciprocità del dono di sé tra lo Sposo e la Sposa. Il dono reciproco è anche possesso reciproco. Cosi la nostra santa dice a Gesù: “Il mio cuore è tuo”/ “il tuo Cuore è mio” (P 24/8,20). E questo corrisponde esattamente all’insegnamento dell’Enciclica circa l’Amore come eros e agape, senza separazione né opposizione:
“L'uomo non può neanche vivere esclusivamente nell'amore oblativo, discendente. Non può sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono. Certo, l'uomo può — come ci dice il Signore — diventare sorgente dalla quale sgorgano fiumi di acqua viva (cfr Gv 7, 37-38). Ma per divenire una tale sorgente, egli stesso deve bere, sempre di nuovo, a quella prima, originaria sorgente che è Gesù Cristo, dal cui cuore trafitto scaturisce l'amore di Dio (cfr Gv 19, 34) (Deus Caritas est, n° 8).
Verificando queste parole, Teresa ci mostra come la verginità consacrata non esclude l'eros (ciò che sarebbe "desincarnazione" o "repressione"), ma al contrario lo realizza nel modo più alto nell'Amore sponsale di Gesù, come Amore totalizzante, esclusivo e definitivo, un Amore che coinvolge tutta la persona, anima e corpo (mediante l'Eucaristia). Così l'amore verginale è la più bella sintesi dell'eros e dell'agape, dell'Amore divino e dell'Amore umano. Totalmente innamorata di Gesù vero Dio e vero Uomo, Teresa ha semplicemente cercato di "rendergli amore per amore" (cf Ms B, 4r), in tutta la sua vita.
L’Amore sponsale è un amore fecondo. La sposa diventa madre. Già riguardo a Pranzini, suo “primo figlio”, Teresa era diventata madre grazie alla fecondità redentrice del Sangue di Gesù. Lo ripete in modo molto bello nella sua grande poesia: Gesù, mio amato, ricordati (P 24): “Ricordati che la tua rugiada feconda/ Verginizzando le corolle dei fiori/ Li ha resi capaci sin da quaggiù/ Di partorirti un gran numero di cuori/ Sono vergine, o Gesù! Tuttavia che mistero!/ Unendomi a te di anime son madre” (str 22). Non sapremmo meglio esprimere il mistero della maternità verginale come frutto della Redenzione!
È indubbiamente con Maria, la Vergine Madre, che Teresa scopre tutta la misteriosa bellezza di un “cuore di madre”, del proprio “cuore di madre”. Lo esprime in modo sublime nella sua composizione teatrale sulla Fuga in Egitto (PR 6), attraverso un dialogo tra Maria, la madre di Gesù e Susanna, la madre di Dimas, il futuro “buon ladrone” del Vangelo. Questo dialogo culmina nelle parole che, alla fine, Maria rivolge a Susanna: “Abbiate fiducia nella misericordia infinita del Buon Dio: è così grande da cancellare i più grandi crimini, quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la sua fiducia. Gesù non desidera la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva in eterno. Questo bambino, che senza sforzo ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarirà un giorno da una lebbra ben più pericolosa. Allora un semplice bagno non basterà più: occorrerà che Dimas sia lavato nel sangue del Redentore. Gesù morirà per dare la vita a Dimas ed egli entrerà nel Regno Celeste nello stesso giorno del Figlio di Dio” (10r). Queste parole che Teresa attribuisce a Maria, corrispondono esattamente a ciò che ella aveva vissuto in rapporto a Pranzini, con la medesima fiducia assoluta di un “cuore di madre” nella “Misericordia Infinita di Gesù” per la salvezza del figlio peccatore, salvato dal Sangue del Redentore!
La carità come Amore di figlia e di sorella
Il cuore nel quale Gesù desidera riposare, “è un cuore di figlia, un cuore di sposa”[3] Liberata da ogni forma d’infantilismo, la sposa di Gesù non ha perso tuttavia questo “cuore di figlia (bambina)”. Al contrario, più Teresa diviene sposa e madre, più diviene anche figlia (bambina)! Ristabilito nella sua corretta posizione, il tema dell’infanzia spirituale è evidentemente uno dei grandi temi teresiani, ben comprovato nei suoi scritti. Esso esprime la fiducia totale e l’abbandono: “È l’abbandono del bambino che si addormenta senza timore nelle braccia di suo Padre” (Ms B, 1r). L’infanzia è l’espressione privilegiata della “corda filiale”, dell’amore filiale verso la Persona del Padre, ma anche verso la Madre, Maria. Il grande ritornello dell’ultima poesia: Perché t’amo, o Maria! (P 54) è “Ti amo/ Sono tua figlia!”. Teresa utilizza in modo particolare il simbolo dell’infanzia nei suoi ultimi scritti (Manoscritto C e le Lettere a Maurice Bellière), come uno dei simboli principali della sua “piccola via di fiducia e di amore”. Ma lo sviluppo del suo “cuore di figlia (bambina)” non diminuisce affatto lo sviluppo delle altre due dimensioni, quello di sposa e quello di madre. Il Manoscritto C termina con uno splendido commento ad una parola della sposa del Cantico dei Cantici: “Attirami, correremo” (Ct 1, 3; Ms C, 34r-37r). Allora, la sposa di Gesù può appropriarsi nel modo più audace di tutto il mistero del suo Amore Filiale per il Padre, così come Egli lo esprime nella sua grande preghiera sacerdotale (Gv 17).
Sempre nell’ultimo anno della sua vita, Teresa scopre pienamente l’amore fraterno: “Quest’anno… il Buon Dio mi ha fatto la grazia di comprendere che cos’è la carità; prima lo capivo, è vero, ma in modo imperfetto” (Ms C, 11v). Le pagine che seguono mostrano che si tratta precisamente della carità fraterna, vissuta nella relazione con le sorelle ed anche con i suoi due fratelli spirituali. Teresa prende allora pienamente coscienza della “corda fraterna” del suo cuore, e diventa davvero “sorella universale”, non solo per i più prossimi, ma anche per i più lontani. All’inizio del medesimo Manoscritto C, nel racconto sconvolgente della sua prova contro la fede (Ms C, 5v-7v), la nostra santa esprime la certezza di diventare, in modo particolare, la sorella degli atei del mondo moderno. Nella sua sofferenza diventa loro fraternamente vicina. Seduta alla loro tavola, li chiama “suoi fratelli”! Il Manoscritto C è senz’altro il più bel trattato dell’Amore fraterno!
Così, tutta la vita di Teresa ci appare come la piena realizzazione della sua vocazione: “La mia vocazione è l’Amore!” (Ms B, 3v). È la vocazione d’ogni essere umano alla santità, cioè alla pienezza dell’Amore, amando “con tutto il cuore” Dio e il prossimo. Amare con tutto il cuore, per la donna, significa amare come sposa e madre, figlia e sorella; per l’uomo significa amare come sposo e padre, figlio e fratello, sia nella vocazione al matrimonio sia in quella del celibato. Le “quattro corde” del cuore sono essenziali, ugualmente importanti; nessuna deve essere rifiutata, ma è necessario imparare a conoscerle, a farle vibrare, ad accordarle sotto l’azione dello Spirito Santo, lo Spirito d’Amore, con l’aiuto materno di Maria.
[1] Novo Millennio Ineunte, n° 42.
[2] La traduzione italiana di tutti questi scritti autentici di Teresa si trova nel volume Opere Complete (Roma, 1997, Libreria Editrice Vaticana, Edizioni OCD). Citeremo i testi della santa con le sigle: Ms per i tre Manoscritti Autobiografici (A, B, C), LT per le Lettere, P per le Poesie, PR per le Pie Ricreazioni (o operette teatrali), Pr per le Preghiere. L’originale francese si trova nelle Oeuvres Complètes (Paris, 1992, Cerf/DDB).
[3] LT 144. La parola francese "enfant", usata da Teresa, significa inseparabilmente "figlia" e "bambina".