Due parole di promis.

Non avevo ancora portato a termine il primo libro delle mie Memorie, che quel povero aborto mi fu preso dal Padre Giuseppe d. V. d. Carmelo e portato in Alessandretta per servire al sullodato Padre di aiuto e di guida nelle belle relazioni illustrate che il medesimo va da vario tempo pubblicando nei periodi del N. S. Ordine.

Dico aborto perchè sono pagine scritte senza preparazione, sono note gettate qua e là quasi alla rinfusa, sono descrizioni di persone e fatti redatte sotto l'impressione di gioia o di dolore ancora tumultuanti nel mio cuore… sono in somma "Memorie" che debbano servire a qualche cosa di meglio. E serviranno. Esse sono raccolte, in un libro acciòcchi non vadano perdute. Sono scritte senza cura perché non ho tempo di scrivere due volte. Quindi come nel I libro, cosí in questo, lo stile sarà quel che è … e come le circostanze e i miei incomodi me lo metteranno sulla penna.

Possa questo libro servire a qualche cosa pei futuri Missionari, ai quali dimando perdono, se la vita burrascasa da me condotta, non mi abbia permesso di far di meglio!.

P. Stanislao

26 Novembre 1906. Pel mio caro P. Peppino.

Da circa un anno il Padre Egidio di Sant Angelo curato latino nella Nostra Parrochia d' Alessandretta stava in lotta col Nostro Padre Prefetto. La questione non era più interna, l'autorità del Superiore della Missione era stata troppo scoperta presso i secolari e quindi disprezzata; il suddito non si sottometteva a chi si è sempre mostrato con tutti un vero babbo[1] senza compromettere l'autorità poteva dare le dimissioni secretamente e tornarsene pacificamente in Italia. Non lo si volle fare, e la Missione ne ebbe doppio danno: perdita di prestigio in Alessandretta e un anziano ed utile Missionario di meno. Dico utile perchè il padre Egidio, se avesse dato qualche spiegazione e si fosse sottomesso, poteva fare del gran bene a quella Stazione. Egli conosceva varie lingue, era generalmente amato dai suoi parrocchiani … la furia lo vinse e dovette andarsene! E Basta.

Il 26 di questo mese pertanto, il Padre Giuseppe (che Dio me lo conservi sempre buono) dovette partire da Kobbayath per andare a prendere il posto lasciato dal Padre Egidio. Fu qui un rimpianto generale perché il giovanissimo Padre si era acquistato, l'amore di tutti. Lavorava indefessamente nella scuola e in chiesa, consolava, incoraggiava, riprendeva… insomma tra qualche tempo poteva diventare un eccelente Missionario. Ebbene lo sarà in Alessandretta, lo spero. Le sue belle doti di mente e di cuore lo renderanno tra breve l'idolo del suo gregge, come era qui amato e stimato in casa e fuori. Per me è stato uno dei più grandi e dolorosi distacchi che abbia avuto in vita mia. Non scirvo oltre per non offendere il caro giovane affidatomi dal nostro Padre Rinaldo. Crescas frutis et fili mi!

28 Novembre, Redde rationem. (pel Birre!)

Ah terra di ladri ed assassini: rende rationem non del bene che non hai mai fatto, ma del gran male perpetrato a danno dei poveri cristiani di Kobbayath. Redde rationem degli omicidi commessi, delle rapine, dei continui furti dei bestiame, delle vigne distrutte, dei numeri gelsi tagliati; delle vergini deflorate, delle percosse date, delle bestemmie comitate contro Cristo e la sua Chiesa … redde rationem canaglia infame! Biré, terra maledetta passi sopra di te il ventus urens del profeta e dissechi le male piante fino alle radici! Io non mi arresterò se non dopo che ti abbia attirato sopra la ruina. Sarà quel che sarà, ma che tu non oserai più stendere la tua mano omicidio e rapace sopra i poveri di Cristo. Vedremo.

Erano più di trenta anni che I Becauèt e il popolo del Biré non sentivano sopra dei loro dossi bestiali la verga della giustizia. Sono circa tre anni (v I libro) feci un patto con Kalil Bek, il più influente dei turchi del Biré acciò cessasse il furto e l'assassinio contro i nostri cristiani. Sembrò che sul principio le cose si volessero mettere bene, si respirò e si ringraziò Dio dell'effetto ottenuto. A poco a poco sembrò ai capi dei turchi che la protezione era una burla, i giornali arabi portavano loro le triste notizie di Francia, credevano che noi e i cristiani fossimo alla merce di chicchessia, le percosse e ferimenti, i furti e rapine si rimovarono, le mie proteste erano messe in un cale; si arrivò i percuotere e derubare i servi e muccheri della Missione, e finalmente, nella notte tra il 18 – 19 Novembre fu assassinato Uehbi Scandar.

19 Novembre

A circa 200 metri dal famoso Sciambuc (la pianta) verso oriente vi ha un terreno appartenete ad Uehbe Scandar di Kobbayath. A lato del terreno vi ha un piccolo abitino per riposarsi dalla pioggia.

Uehbi attendeva da vario tempo ai lavori campestri e la notte si ricoverava nel sudetto abitino di sua proprietà. Di carattere energico e niente timido, aveva tenuto a bada gli sghersi del Biré, i quali lo temevano e rispettavano per forza. Quest'anno quindi annoiava i becauet del Biré, e bisognava sopprimerlo. Che fanno? Dopo la mezzanotte del 18 – 19 Novembre mandano alla montagna Bu Mustafa e Bu Bahin, i più temuti ladri della regione a servizio di Becauet; arrivano, entrano nell'oscuro abituno, trovano il povero Uehbi addormentato tra la sua famiglia, alzano pian piano la coperta che lo riparava dal freddo della notte e gli tirano due colpi di revolver sul petto e fuggano. Uehbi li ciconosce e si alza per prendere subito vendetta e cade sfinito! La famiglia esterrefatta grida all'aiuto, qualche cristiano che dormiva là vicino si arma e corre, ma i ladri erano fuggiti. Allora Uehbé dice: guardate, andate a Kobbayath e dite che mi hanno assassinato, dite chiaramente chi è stato … non dimenticate.

Erano le due antim del 19 e riposavo nel mio letticcinolo, sento vicini all' Ospizio ripetuti colpi di arma da fuoco, mi alzo furioso e metto in ordine le mie omate e provvide armi. Dopo qualche minuto sento avvicinarci rapidamente delle persone. Chi va? Kobbayath, rispondono, Dio ti conservi, hanno assassinato adesso Uehbe Scandar, manda il Dottore. Li chiamo il Dottor Casini e questi ordina di portare subito Uehbe perché fuori della camera d'operazione era impossibile fare il necessario.

Ai ripetuti colpi di fucile, i giovani del villaggio si levano si armano, si chiamano si radunano e corrono insieme alla montagna. La notte è buia, vanno, trovano Uehbe e la mattina questi, portato sulle spalle dei giovani arriva all'ospizio.

Chi ti ha tirato, gli domando. È il Biré che mi ha assassinato per mezzo di Bu Mustafa e Bu Tahin. Presi le testimonianze dovute, e mi ritirai in camera. Il Dottor Casini intanto operò il ferito. Le ferite erano mortali e la morte imminente; ma grazie a Dio il ferito soccorso da mano operata ora è fuori di pericolo …

Dopo l'assassinio.

La misura era colma, il popolo si sollevò come un sol uomo e gridava furioso alla vendetta del nuovo assassinio e di tutte le colpe passate. Fu allora il momento opportuno per tenere gli anziani e il clero unitò. Lasciai da parte le tre famiglie principali, Daher, Abdu e Castoun per motivi facili a comprendersi queste tre famiglie erano le più esposti ai colpi dei turchi. Specie durante la questione.

Bisognava perciò che non apparissero, anzi che si mostrassero contrari. Così i nemici non avrebbero più saputo dove colpire; avrebbero riservato il loro furore contre me solo, era una questione abbastanza scabrosa per essi.

Radunati quindi gli anziani e i preti, dichiarai che io intendevo mettermi subito all'opera e che pertanto il lavoro di difesa del popolo si dividesse. Tra la Stazione il villaggio e la famiglia Scandar. Io avrei fatto un terribile rapporto al Consolato Generale di Francia, il paese alle autorità turche e maronite fino al Patriarca, la famiglia Scandar al governo locale. Dopo qualche giorno i rapporti erano pronti e una commissione composta di tre preti e quattro anziani con Jusef Scandar fratello di Uehbe partí per Halbe, Tripoli e Beirut. A mettermi al sicuro da qualunque possibile voltafaccia da parte del paese, feci firmare davanti a me il rapporto fatto a nome del villaggio e ne feci fare una copia parimenti firmata da lasciarsi nel nostro archivio.

Il giorno 30 partirono I miei rapporti e il 30 parti la commissione.

1 Dicembre 1906.

In una sua lettera il caro Padre Giuseppe mi diceva pieno di entusismo che il Signor Armez console di Francia a Tripoli era rimasto contentissimo del rapporto firmato da tutti i membri di questa Missione di Kobbayath e che aveva spedito l'altro rapporto (parimente firmato da tutti noi) al Console generale e che aveva mandato un telegramma d'urgenza all'ambasciata, e che aveva preso talmente la cosa sul serio che si sarebbe spinto fino a portare una fregata francese a Tripoli se il governo turco non provvedeva ecc.. ecc. Intanto però a me il Signor Armez non rispose neppure con una carta da visita! … quindi diffidai.

Trascrivo qui il rapporto inviato ai rappresentanti della Francia accioché, non facendo nulla essi, come temo, e dovendo fare ricorso al Console d'Italia, non si dica a Roma che io abbia corso e precipitato troppo ecc.. ecc. Io so che il Governo francese non farà nulla. Quindi siano i miei rapporti con Propaganda e col Governo italiano lo dirò appresso.

"Illmo. Signor Console di Francia.

Da vari anni I musulmani del vicino villaggio del Biré non ci lasciano più in pace. Questa Missione corre seri pericoli!

 Molti assassini del Biré, bene forniti di armi da guerra, protetti dai capi del grande villaggio rubano bestiame dei nostri cristiani, percuotano, feriscono e uccidono impunemente gli inermi; le autorità del distretto non fanno nulla e sembravano d'accordo coi beicauet del Biré oppure hanno paura di essi. Noi da anni abbiamo pregato e anche minacciato i capi del Biré acciò arrestino il braccio dei fucinorosi da loro protetti; ma essi ridono di noi Missionari e della protezione francese, anzi, credendo che per loro non esiste legge di sorta, sono arrivati fino a prendere i nostri muccheri, a derubarli, ad assassinarli. Pochi mesi fa percossero a morte il migliore dei nostri servi un certo Jusef Tannus Scediek. Fu un miracolo se lo riavremmo vivo il povero giovane. Vari messi spediti con lettere a Tripoli e altrove sono stati presi derubati e la corrispondenza lacerata; il 18 – 19 di questo mese Uehbe Scandar, padre di un servo della Stazione, mente dormiva fu aggredito e fucilato a bruciapelo. Ha ricevuto una palla al braccio ed una al petto; è in agonia! Gli abbiamo dovuto fare la resezione di tre costale per dar esito all'emaroggia interna …

Cosí non si può vivere! Tutti i beicauet del Biré sono uniti nel male, ad eccezione di uno, Mohammed Racid, il quale da vari anni si porta con giustizia. I facinorosi di cui si servano i capi del Biré sono molti, ma il più pericoloso è un certo Bu Mustafa, colui che ha percosso e derubato i nostri servi e ridotto a morte il povero Uehbe Scandar.

Dimandiamo adunque che con tutta l'energia possibile si faccia. 1) un eliminazione dei Beicauet più furiosi e dei loro sghersi e siano impigionati o deportati per sempre a Rodi. 2)  che sia installato un posto militare nel Biré con almeno sei soldati e che detti soldati siano mantenuti a spesa del Biré. III) Che sia  obbligato il Biré a pagare come indemità la somma di 30000 franchi per danni arrecati al villaggio e alla Stazione.

Maggiori schiarimenti saranno forniti appena inzziata la causa.

Una copia di questa è stata spedita al Signor Console Generale in Beirut.

Gradisca i nostri omaggi e nella speranza di ricevere quandoprima una energica protezione"

Segnano le firme dei Padri, fratelli e suore della Missione di Kobbayath .

 

Alle due prime petizioni inseriti in fine del rapporto, secondo che mi scriveva il padre Giusepe a nome del console, si darà corso presto ma quanto alla terza; non lo crede effettuabili perché su quel punto … i turchi sono assai restii.

Intanto io credo che non si darà corso a nulla, vedremo.

10 Dicembre. Nulla nulla nulla! Ho scritto perciò a più riprese al console francese narrandogli la nostra pericolosissima situazione d'innanzi agli inferociti musulmani e ho fatto capire loro che se non vogliano proteggerci ce lo dicano. Del resto, dato che ne abbiamo volontà, sappiamo che i morti non avranno più bisogno di protezione.

Facciano dunque presto. Ho scritto anche al Superiore della Missione raccomandando la Stazione e il villaggio alla sua nota energia alle varie mie lettere il Signor Armez mi ha fatto rispondere dal Padre Adriano presidente in Tripoli che verrà lui stesso a Kobbayath. Intanto perché non mi scrive? Ha paura di compromettersi col famoso blocco reppubblicano tutto nemico della Chiesa?

Dicembre.

Una lettera del padre Adriano mi avvisa di trovarmi con 4 cavalli liberi all'Arida perché domani verrà il Console di Francia. Neppure questa volta una lettera del console!

24 dicembre.

È la vigilia del Santo Natale … ah che feste malinconiche quest'anno! Il villaggio tutto si muove, uomini, donne, fanciulli escono fuori del villaggio per andare ad incontrare ed onorare il gran protettore dei cattolici. Io prendo meco vari muccheri e vado all'Arida, un centinaio di uomini a poco a poco mi raggiunge sulla strada carrozzatile di Homs. I capi musulmani di Danneci montati su splendidi cavalli scendono a salutarmi e ad unirsi a noi per far festa al potente rappresentante della Francia. Si aspetta la diligenza postale che va ad Homs. Sono le dieci e 3/4 eccola .. tutti si preparano … arriva! Si ferma la carrozza, scende il postiglione e mi da … ancora una lettera del Padre Adriano. Apro e leggo: "il console arriverà regolarmente con una vettura particolare dopo tre ore". Va bene, dico aspeteremo "ma che! Risponde il postiglione: questa lettera mi è stata data ieri a sera, mentre questa mattina è venuto alla compagnia dei trasporti il cavagliere del Console francese e ha detto che il console non poteva venire e che ve ne dessi avviso." Montai su tutte le furie, e, dove è un biglietto qualunque? Replicai.

Non ho avuto lettere rispose, e io non vi inganno. Frustò i cavalli e parti! Montai perciò a cavallo per tornarmene colle pire nel sacco e pieno di … I miei mi fecero riflettere che forse c'era qualche tranello da parte dei turchi per lasciare il console lí in quel deserto e farsi fare una pessima figura. Credetti giusto di accontentarli e … aspettammo non due ma quattro ore! Al tramonto stanchi e affamati eravmo a Kobbayath; e il console? Vedremo. Farà scrivere per la ventessima volta dal Padre Adriano. Ma sicuro!

26 Dicembre.

Il caimacam mi ha mandato due memebri del governo, Antonius Daher di Kobbayath ed Ibrahim Neffehe di Andket per sapere contro chi abbia querelle e insieme gli scrivessi che egli aveva fatto il suo dovere ma che a Tripoli avevano gustato tutto. Risposi con una letteraa sola dicendogli le angherie sofferte e indicadogli i nomi dei malfattori e dei loro protettori. Oggi poi ho saputo che egli stesso con buon nerbo di cavalieri si è recato al Biré. Che cosa farà non lo so.

Intanto la speranza rinasce. Sembra che si abbia intenzione di agire … ma io diffido assai. Siamo al 28 Dicembre; e già un mese e ancora non si è fatto nulla. I musulmani hanno tempo sufficiente per sopraffarci tutti. In ogni caso, ho fatto mettere doppi sportelli alla finestra ad est della mia camera e li ho fatti foderare di ferro. Le minaccia lansciate contro di me sono sine numero. Non si può sapere ma se … qualche furioso, e costo di rimetterci anche la vita non mettesse in esecuzione i suoi feroci propositi. La prudenza non è mai troppa. E nel caso è necessario perchè non sono che due settimane che nell'uscire dallo stabilimento delle suore ebbi una brutta sorpresa. Mi armai e tirai due colpi. Sono cose troppo personali e non mi dilungo. Ora non vado più a confessare le educande dopo il tramonto. Anche nel villaggio si è stato e si sta in grande apprensione. Dio ci aiuti. Intanto le mie armi sono pulite bene e cariche.

30 Dicembre.

Questa mattina alle 9 3/4 mentre stavo ultimando la corrisondenza per Tripoli da inviarsi per espresso (molto costoso!) ho sentito ripetuti colpi di fucile, mi levo e monto sui terrazzi. Deo gratias! Niente guerra o delitti: Uehbe Scandar usciva per la prima volta della casa per venire a ringrazziare Dio i carmelitani e il Dottore per lo scampato pericolo. Una folla enorme l'accompgnava, i giovani cantano e scaricavano a salve le armi, le fanciulle acclamavano col solito Zalaga[2] e il poveri redivivo sorretto dai parenti, sorridente e commosso si avviava lentamente alla Stazione. Qui arrivati organizzarano una dimostrazione imponente sul piazzale. Dovetti uscire e ricevere il risuscitato ed altri.ofrii, secondo il solito, caffé e sigari. Medicato poi il canvalescnete, ricominciò la dimostrazione per ricondurlo a casa.

Sia benedetto il Signore che permette il male acciò ne venga bene!

La sera ebbi una lettera del nostro Padre Cirillo nella quale mi diceva, colla solita sua bontà, che aveva scritto assai forte ai Consolati e che sperava bene. In fine della lettera mi raccomandava di attenermi alla via tracciatami da roma. Lo farò per quanto è possibile, ma credo che Roma non verrà esigere la perpetua schiavitù nostra e dei cristiani solo per non fare dispiacere alla Francia. Intanto avanti.

Ho detto sopra (1 Dicembre) che avrei scritto quel che passa tra me e la Propaganda e il Governo Italiano. Mi spiegherò con poche righe specialmente ora che il Nostro Padre Cirillo mi ha fatto la paterna raccomandazione sopra riportata.

Tanto il Governo italiano, come l'Associazione Nationale Italiana, hanno sempre aiutato questa Stazione specialmemte pel rifornimento del materiale scolastico. Dal governo francese non abbiamo avuto niente, e anche per ciò che riguarda la protezione, da questo libro e dall'altro (N. 1) su può capire a che cosa si riduca. Anzi dichiara di non avere scritto qui e altrove che la millesima parte di quel che so e che io mi riservo di scrivere e publicare all'occasione opportuno.

Date dunque le criticissime circostanze e le enormi necessità in cui versa tutta la Missione nostra di Siria, dato il mio carattere e le mie irrenovibili convizioni verso la patria mia diletta, e tenuto conto anche delle promesse avute da parte dell'Associazione Nazionale Italiana, avevo tutta la volontà di far passare la Nostra Missione sotto la protezione di detta associazione. Nel Luglio passato ebbi perciò una conferenza col Commissario Schiaparelli Secretario Generale dell'Associazione. Questi si recava a Beirut e mi fece avvisare per tempo. Ci vedemmo nel Consolato, comferimmo, le condizioni fattemi erano favorevolissime alla Missione… finii per dire, come era di dovere, che ne avrei rriferito al Superiore Apostolico come di fatto feci. Il Superiore mi rispose che ne era contento assai e che ne avrebbe parlato a Roma. Prima che tornasse a Roma il Nostro Padre Cirillo, Roma già sapeva (forse dal Delegato Apostolico) quel che era passato tra me e il commissario Schiaparelli. Il Cardinale Gatti ne restò (non so perché) molto disgastato e per mezzo del Nostro Padre generale mi ordinò di ritirarmi ad ogni modo. Cessai dalle pratiche, spiegai al nostro Padre Generale I passi fatti e gli accennai alla necessità di farla finita con una protezione che non si raduceva ad altro che ad una pretta burla. Ah Cie … cosí non si parla! Già c'era stata la questione di Dannecci (vedi Libro 1) altre baruffe non erano mancate, ora si osava far dei passi all'Associazione Nazionale…? Era troppo, vecchio impenitente! Che ne conosci tu di politica?... tu deve legar l'asino dove vuole il padrone… Ah! Ma va bene. Coraggio adunque ferite, rubate, uccidete… che i consoli di Francia se ne lavano le mani a Roma non vuole altra spada protettrice che quella della Francia …! Venite a rimuovere in maggior misura le restre gesta tra gli inermi figli di Cristo, opprimete le nostre fanciulle, assassinate i nostri uomini, violate le nostre Chiese, stendete la mano rapace sul nostro bestiame, ruinate le nostre vigne, radete a terra i nostri gelsi, … no, non risparmiate nulla, voi non avete nulla a temere! I missionari non leveranno la loro voce perché hanno il morso, i consoli conservano la spada per scacciare innocui frati preti e monache, nessun vi disturberà, venite venite e siate forti contro i deboli!

Al povero Padre Stanislao, al disturbatore dei vostri feroci disegni non resterà altra soddifazione da qui innazi, che registrare in queste pagine le vostre azioni nefande, e asciugare con mano pietosa le lagrime dei miei figlioli… Ma riflettete o assassini che Cristo è risorto ne morirà in eterno, e se da me di risorgere del sepolcro in cui un comando mi ha rinchiuso, spezzerò la pietra del mio sepolcro sul vostro capo. Eh … al mondo non esiste solo la Francia! Vedremo.

1 gennaio 1907.

Alla sera è tornato l'espresso inviato da me a Tripoli, neppure questa volta il Signor Console si è degnato rispondere. E io l'aveva provocato con parole… alle quali bisognava rispondere. Inneggiavo alla felicità dei cavalli e muli di Roma e ai passerotti di Pariggi i quali godano più protezione e libertà che non questa Stazione e i nostri cristiani. Sembra, cosí mi scrive il Padre Adriano, che il Console non sia più venuto perchè ha ricevuto una lettera molto forte dal Nostro Padre Cirillo, nella quale questi gli diceva che se non agira il Console di Francia, avrebbe fatto ricorso al Consolato d' Italia. Anciallh, anciallah, anciallah! Intanto la strada si va designando e non mi sembra poco.

2 Gennaio 1907.

Ieri è arrivato qui il Caimacam di Halbe accompaganto da molti soldati. Non ci ha capito nulla. Sono andato insieme al Dottor Casini a fargli visita in Casa Daher dove era disceso. L'ho trovato molto corteso e a parole, molto disposto per la giustizia. Vedremo. Oggi verso le nove di mattina è venuto a farci visita. Dopo aver fatto visita ai Padri è andato a restituire la visita al Dottor Casini. Durante il tempo che si è trattenuto nella Stazione l'ho preso a parte nella mia camera dove ci siamo trattenuti un 35 minuti in conversazione secreta. Egli si è fortemente lamentato del governo e tribunale di Tripoli specialmente del Mufti e di Abdallah effendi Elsemin i quali sono causa che la giustizia non cammini. Mi ha detto di scrivere ciò al Wali e al Console Generale di Francia, quanto a lui, egli ho promesso tutta l'energia sua personale. Verso le undici partí.

3 Gennaio 1907

Pensai e ripensai alla conversazione avuta al Caimacam e stavo indeciso sul da farsi. Alla fine, senza dir motto a nessuno, verso mezzogiorno partii per Tripoli e Beirut. Queste cose le vado scrivendo dopo il mio ritorno, perciò uso il passato. Dormii 4 ore ad Halbe in casa dell'unico maronita Abu Sesin e alle ore 7 1/2 di mattina del 4 ero a Tripoli. Andai difilato dal Console Gicobino Signor Armez e, introdotto in cancelleria insieme al Padre Adriano della Santissima Trinità, esposi al Console le cose mie. Gli rimproverai d'avermi fatto attendere tutta la vigiglia di Natale sulla strada ecc.

Gli esposi nuovamente I fatti di brigantaggio a danno del paese e della Stazione gli dissi del gran pericolo minacciante tutti.

Rimasi freddo e cincio. Anzi mi disse: ebbene non vi hanno ucciso? Gli risposi:  se mi avessero usciso non avrei più bisogno di consoli francesi. Ridendo (?) mi soggiunse: si i Kobbayattini vogliono star bene, bisogna che si facciano musulmani[3]. Risposi: oh va benissimo li radunerò nella Stazione e lo dirò a vostro nome, poi vedremo dove va a finire la vostra bandiera. Mi insimò di provvedere di armi. Risposi che egli poteva molto bene provvedermene e che non avrei mancato di pagare ecc…

Veduto che col Console Armez non si concludeva nulla, ne fui lieto e speravo che cosi avrei trovato anche il Console Generale a Beirut e che, per conseguenza avrei finalmente attenuto la necessaria libertà di azione. Oh! Per pacco, la finirò con questo stipido dualismo ipocrito. La Missione italiana sotto protezione francese !!! E la mia spina noiosa e insopportabile. Non sarebbe nulla se questa protezione fosse vera protezione … Propaganda averebbe tutto il diritto di comandarci ma … credo che nessuno potrà ordinaci di farci scannare per non offendere i rappresntanti della Francia.

Mandai nondimeno; per non precipitare, un telegramma al Nostro Padre Cirillo, deciendogli dove e quando l'avrei potuto vedere. Mi rispose che andasssi a Beirut dove l'avrei veduto presso i Gesuiti il giorno 9 corrente, andai per terra, allogiai all'Hotel d'Amerique, disse la Messa nella Chiesa dei Lazzaristi e mi portai dai Gesuiti. Trovai il Nostro Padre Cirillo e insieme andammo dal Console Generale di Francia. Parlai con violenza. Tacquero tutti. Il Superiore mi appoggiava energicamente. Fu convenuto di far mettere subito i soldati al Biré e che intanto io facessi un rapporto al Superiore il quale lo avrebbe rimesso al Console Generale e questi al Walí. Partii da Beirut il 9 a sera e l'11 ero a Kobbayath dove fare la stuccatura della nuova Chiesa. Da Halbe a Kobbayath fui accompagnato da un gendarme gentilissimo il quale mi offri il proprio cavallo, quando vide che il mio non poteva più andare innazi per la debolezza.

Intanto aspetto il Padre Nostro Cirillo al quale rimetterò il rapporto dimandato.

Al superiore farò fare grande festa dal popolo perchè egli solo vale quante venti consoli. Non dico altro. Qui unet capere capiat. Dio faccia che i Consoli e l'Ambasciata di Francia segnono l'esempio del giacobino Armez! Ah … ! allora viva l'Italia!

Al Nostro Padre Cirillo aveva scritto una lettera fortissima al Console Generale di Francia a Beirut e un'altra meno forte al Signor Armez a Tripoli. Quegli non la prese a male, questi, Giacobino, lasciò di venire a Kobbayath e divenne apate, cinico, indifferente, mordace e impertimente come ho detto sopra. Eh! C'è ancora tempo!

2 Febbraio.

Non essendo potuto venire il Padre Nostro Cirillo a causa del cattivo tempo e travando che a mandare i rapporti in Caifa si sarebbe perduto un tempo prezzioso, andai per la seconda volta a Beirut consegni al Console di Francia il rapporto in italiano e in arabo. In questo, riassunto tutta la questione nei prinicpali capi d'accusa contro i becauet e i loro sghersi dimandavo che fosse provveduto energicmante esiliando qualche Beik mettendo un posto militare ecc.

Tornato a Tripoli mi fu dimandato di venire ad una transazione e farla finita. L'intermediario era Abed Effetechà Deblis nostro procuratore e protetto francese. Risposi che l'avrei fatto volentieri ma che prima voleva tornare a Kobbayath per intendermi con chi di dovere. Venni, consultai, e scrissi che avrei fatto la pace per mezzo del Caimacam di Akkar Rauf beik. Le condizione erano: 1) che fossero subito consegnati gli assassini di Uehbe Scandar. 2) che restasse  per sempre il posto militare al Biré. Fino ad oggi 9 Febbraio. Non ho avuto riposta. Intanto Kalil Beik, Abed eggemil e Abud Aziz sono costoditi a Beirut e tre soldati stanno di guardia al Biré! Non è poco; è la prima volta che quei malanni provano la verga.

La pace però lo vorrei fare perchè si corre pericolo di una sollevazione generale dei Musulmani di Siria contro tutti i cristiani. Negli ultimi giorni di Febbraio i musulmani di Beirut hanno fatto strage di parechi cristiani, il Libano si è messo in armi contro Beirut, Zgorta ha predato un villaggio musulmano vicino a Minia e hanno ucciso due paesani, Minia e Donnie hanno preso le armi contro Zgorta, tripoli si è sollevata domenica 3 corr, contro i cristiani … insomma le strade sono diventate estremamente pericolose e come si andrà a finire non si sa per ora.

Ecco il motivo che mi spinge a concludere una pace qualunque col Biré! Ma naturalmente, questa pace deve essere onorevole e non una ritirata per prima. Se non accettano le condizioni più necessarie, la pace non si farà, e poi accada quel che può accadere.

Il giorno 5 mi scrisse il Nosrto Padre Cirillo dicendomi che aveva sentito che la causa del mancato compimento col Biré ero io, e ciò l'attestavano personaggi musulmani e cristiani. Eh! Si capisce, siamo sempre alla nota favola del lupo e dell'agnello. Dimandar giustizia, qui in Siria, significa turbare la pace publica! Abituato alla lotta non mi ritirerò.

10 Febbraio. Una nuova miseria!

Nella stessa lettera il Padre Nostro Cirillo mi diceva che il muratoe Francesco di Maio gli aveva scritto e fatto i conti della nuova Chiesa e che asseriva non aver costato la detta Chiesa che soli 20000 franchi. !!! Ciò non mi conturbò perchè posso giurare che tutte le cifre scritte nel libro dei lavori sono vere. È danaro che ho pagato realmente, non sono numeri. Quel che mi fece male assai, furono le parole "ora io mi domando dove sia andata la moneta" ecc … ecc… Eccomia adunque anche trattato da ladro!. Credo però che il Nostro Padre Cirillo non siasi reso conto del costo delle pietre, dell'arena, del legname, della mano d'opera qui a Kobbayath dove nulla si può fare a contratto per mancanza di impresari capaci di sostenere un lavoro anche piccolo.

Dopo mille tormenti sofferti per la nuova Chiesa, questo era il regalo risevatomi! Appena aggiustata la questione del Birè, riporterò in queste pagine il resoconto generale delle spese incontrate per la nuova Chiesa. Per ora tralasciamo. Ho scritto ciò per la cronaca.

14 Febbraio.

Se non hanno risposto da Tripoli, hanno risposto dal Birè. Difatti ieri sono andati due becauet da Tannus Abdu e con lui dal Kuri Jusef Hag vicario del Vescovo maronita e tutti insieme in casa Daher dove si sono radunati tutti i capi ed anziani ecc… I becauet hanno presentato un rapporto da firmarsi e spedirsi al Wali. In esso si diceva che i becauet ritenuti a Beirut erano sante persone ecc… e che quei che li hanno accusati lo fatto per partito preso. Tutti risposero che avrebbe consultato il Missionario; ma nessuno firmò il rapporto. Oggi 14 sono venuti da me ed hanno letto il rapporto che io in secreto già avevo copiato e mandato con le debite chiuse al Console generale di Francia. Risposi che se volevano firmare erano padroni ma che da oggi in poi non contassero più sui Carmelitani.

Quanto a far la pace, i becauet dassero prima in mano del Caimacam gli assassini di Uehbe Scandar, quanto al resto tutto doveva passare per le mani del Caimacam. Al Caimacam e non altri deve dimandare la liberazione dei beicauet dopo che avrà preso tutte le misure per la giustizia e tranquilità nostra e dei cristiani.

Non potendo mandar muccheri a Tripoli a causa del pericolo tuttora permanente come ho detto sopra, ho mandato il Padre Bonnaventura. Nessuno lo toccherà. Intanto non è poco che per la prima volta i turchi, vengono a raccomandarsi ai cristiani (cinigli) per far liberare i loro capi. Ho scritto al Console che i turchi con la forza minaccie e buone promesse cercano di carpire le firme dei cristiani di Kobbayath. La copia del rapporto e la minuta della lettera in calce del medesimo, stanno nell'archivio.

Intanto fino ad oggi 15 Febbraio, nessuno del Biré è venuto da me per far la pace, mi mandano turchi e cristiani, ma essi non vengono … eppure  dovranno venire.! Quanto al popolo di Kobbayath nessuno fino ad oggi ha firmato il rapporto, e se qualcuno lo firmerà, non resterà lungo tempo nascosto.

25 Febbraio.

Avant'ieri spari e tamburi echeggiavano nel Biré. Che cosa era avvenuto? Tutti dicevano che erano tornati trionfanti i becauet! Invece non si trattava di oltre che d'una notizia colà arrivata del prossimo ritorno dei prigionieri, illustri. Dio li benedica.

Ho fatto chiedere spiegazioni al Caimacam e pare che veramente qualche cosa di meno ci sia. Per conseguenza ho  scritto subito al Console generale di Francia in Beirut e l'ho pregato d'impedire il ritorno dei beicauet fino a che non abbiano consegnato in mano della giustizia i due famosi assassini. Per essere più sicuro ho mandato a Beirut il Padre Bonnaventura con tutte le istruzioni necessarie. Se tornano i becauet saremo al sicut erat e non sarà colpa mia di certo. Qui tutti dicono che i becauet si sono racomandati al Nostro Padre Cirillo per mezzo di terzi; che abbiano fatto dei passi pressi il Nostro Padre Superiore, è positivo. Questo costa dalle lettere stesse del medesimo; ma che il Superiore siasi mostrato debole e credulo alle insimazioni di turchi e cristiani, non lo credo né lo posso supporre. In ogni modo si agito solo per dovere, e se altri crederà opportuno fare altrimenti, non mi resta che taccere … ma me ne andrò. Se poi, dopo essere partito, non mi lasceranno in pace, parlerò e scriverò tutto a maggior gloria di Dio. Nessuno arresterà la mia lingua e la mia penna. Conosco I miei doveri religiosi, ma questi non possono imporre la negazione della verità. E la verità lo dirò, venga poi quel che vuol venire. Ma via … mattachione, aspetta, e  non far chiasso prima del tempo.

1 Marzo.

I becauet sono tornati al Biré! Deo gratias, e grazie a quelli che li hanno fatto tornare. Non so con quali condizioni li abbiano messi in libertà. Daranno in mano della giustizia I malfattori? Resterà il posto militare nel Biré? Si asterranno in futuro da nuove ressazioni? Non lo so, ma lo saprò presto.

2 Marzo.

Finalmente il Console di Francia in Tripoli si è fatto vivo e mi ha scritto per la prima volta! Per annuziarmi di far semplicemente la pace  con Kalil Beik perché questi l'ha assicurato che farà tutto il possibile per vivere in pace con noi. Viva la la … protezione del …! Senza far commenti, in attesa di altre notizie, trascrivo qui il famoso documento acciò non vada smarrito.

"Tripoli 23 Février 1907.

Mon cher Superieur

Kalil Bey Abboud qui a été retenu pendant quelques semaines à Beyrouth par le wali sur votre demande retourne à Kobbayath après nous avoir donné l'assurance qu'il userait de toute son influence pour ramener la calme et la paix.

Il est allé au Consulat Général, puis chez moi. Nous lui avons donnés le meilleurs conseils de modération et de sagesse et dit que nous ne désirions rien d'autre que la justice impartiale et la paix entre musulmans et chrétiens.

Il me dit qu'il étaie votre ami, mais que les derniers événements ont refroidi cette amitié. Je lui donne donc cette lettre pour que nous lui possiez bon accueil et que la réconciliation s'opère.

Bien cordialement votre

Robert Armez

Dunque sarà la reconciliation senza nessun garanzia per l'avvenire? E tutti i delitti commessi, noi con un atto eroico o meglio con imprudenza stupida, dovremo considerarli come non avvenuti?

Noto anche che il Signor Kalil Bey, mi ha mandato la famosa lettera per mezzo di un cristiano. Non aveva gambe per portarla lui? O non aveva più turchi nel Biré? Bé, pigliamolo dal lato buono, e diciamo che  ha fatto cosí per evitare sorprese spiaccevoli da parte mia e che dopo qualche giorno verrà lui stesso in peresona per aggiustare l'affare.

6 Marzo.

È tornato il Padre Bonaventura dopo aver fatto un viaggio disastroso con freddo e pioggia ed uragani, ma è tornato. Dunque il Signor Console Generale di Francia gli ha detto che i Missionari dipendono dal Carmelo e non dal Padre Stanislao e che bisognava che il  Padre Stanislao si rivolgesse al Console francese di Tripoli e in caso d'inazione lo accusasse ecc… ecc… e che avevano permesso il ritorno dei becauet per la tranquillità del Kobbayath! Oh preclarum custodem ovium … lupum! E va bene.

Col ritorno del Padre Bonaventura coincidò l'arrivo di una lettera del Nostro Padre Superiore nel quale dichiarava esplicitamente che "egli non avrebbe abbandonato i suoi" e che si meravigliava fortemente che io avessi potuto dubitarne anche un momento. Bravo! Sempre lui! Ora sto più tranquillo e le cose cammineranno a dispetto anche dei Consolati di Francia[4]. Ora qualche giorno il Superiore verrà ed allora si prenderano le misure necssarie per la rerpressione dei musulmani.

Intanto questi tentano tutte le vie per venire ad una composizione senza sottomettersi a condizioni di sorta. Aspettano che io li chiami! Oggi 15 marzo è venuto Tannus Abdu a farmene la proposta a loro nome. Gli ho risposto che egli si tenesse in disparte perché non volevo intermediarsi, specialmente cristiani. Ma si scommetterei che quel … racconterà ai becauet le cose ben diversamente. Nessuno degli scek di Kobbayath è andato a far visita ai becauet tornati da Beirut accettuato il solo Tannus Abdu. Quei di Andket, tanto per non cedere le inviolatili abitudini servili, sono andati tutti! Non era male di prenderne nota qui.

25 Marzo.

Come conseguenza della pusilaminità dei consolati di Francia … !

I ladri dunque hanno nuovamente incominciato le loro gesta. Giorni sono hanno rubato varie capre a Makhul Zreibi, ieri hanno preso colla forza tre camelli a quei di Andket. Ah, gente di Andket andate pure a baciare i piedi ai becauet. Questa notte ho sentito gente alla finestra ma non ho risposto. Vedremo; erano le 23 1/2. se faranno nuovi esperimenti tiro diritto. Si saprà chi è,

8 Aprile.

Oggi è arrivato il Nostro Padre Cirillo; il popolo l'ho ricevuto con tutti gli suoni non ostante il mio divieto (per non dar motivo ai turchi) e il ritado di molte ore. Siamo arrivati qui a Kobbayath alle 5 3/4 pom.

9 Aprile.

Giornata di lavoro continuo, colla gente e col Superiore. È stato fatto il contratto per il soffitto della nuova Chiesa e si è parlato di tutto, ma in molta fretta. Ne sono contento perchè il Superiore è dovuto tornare per ricevere le nuove suore terziarie carmelitane in Caifa, quod erat in notis da lunghi anni! Un telegramma convenzionale l'ha chiamato.

10 Aprile.

Il Superiore è partito questa mattina alle 5 1/2. per l'Arrida. Dal complesso dei discorsi fatti ho potuto capire quanto segue: 1) che per la nuova Chiesa sono sempre sotto l'imputazione di aver sottratto delle somme del denaro speso da me realmente. Dio perdoni ai calunniatori. Chi stava e sta con me, può attestare le mie angustie per quella m … benedetto fabbrica. 2) che tutte le questioni fatte con turchi e cristiani, sono avvenute perchè volute. 3) che per conseguenza tutta la colpa è mia.

Dunque da qui innanzi, sarò considerato taquam non essen, sia riguardo a costruzioni da farsi come riguardo a questioni da risolversi. Sono dunque in piena liquidazione, disinganni della vita!

Quanto alle questioni col Biré sembra che il superiore voglia ancora occuparsene. Attendiamo e vediamo. In ogni modo, da parte mia, non lascerò finire cosi la questione e userò tutti i mezzi per avere giustizia. Senza l'arresto dei due malfattori, Abi Mustafa e Abi Tahin, senza il posto militare permanente al Biré la pace non si farà.

Intanto siccome si fa del tutto per mettermi in mala vista preso le autorità, visto anche  che il Superiore ha cambiato totalmente d'idee a mio riguardo; considerato anche che vogliano assolutamente il capro espiratorio e che questo capro dovrò esser proprio io, dichiravo quanto segue:

1)                            Non è vero che io faccio questioni perchè le voglio fare, come dice il Padre Encrico maestro del Colleggio al Carmelo.

2)                            I missionari hanno bisogno di muccheri e servi; e non è buono lasciarli bastonare, ferire e assassinare … solo per non rompere le scatole ai consoli di Francia.

3)                            Senza l'azione vigile e forte da parte dei Missionari, questo popolo a noi tanto affezionato ricadrebbe sicuramente sotto la verga dei fanatici musulmani.

4)                            Ogni Stazione ha i suoi bisogni speciali, e quel che si fa, qui non si potrà fare a Bisceri o altrove perchè le condizioni del popolo sono ben differenti.

5)                            Una rititata da parte dei Missionari, o un cambiamento d'indirizio ci alienerebbe l'animo di tutti questi poveri cobbayathini

6)                            La legge ottomana da facoltà a chicchessia di far rilevare alle autorità le angherie e soprusi commessi da prepotenti.

7)                            Se non per rreligione, almeno per umanità tutti i consoli sono obbligati ad intermmise in certe questioni che riguardai i più sacrosanti diritti dell'uomo, almeno quelli che riguardano la vita.

8)                            Non è vero che io abbia scritto o detto al console di Francia di volermi servire del Consolato d'Italia.

9)                            È vero che sono italiano e lo sarò sempre, e quando il console di Francia non vuole agire, credo mio diritto di rivolgermi alle autorità della patria mia. Ma questo non lo farò se non d'intesa col Superiore della Missione.

10)                       Ho raccomandato sempre la prudenza e la gentilezza ai cristiani acciò non diano motivo alcuno ai musulmani.

11)                       Ho trattato sempre con giustizia e carità i musulmani e qualche volta l'ho difesi anche contro i cristiani.

Queste sono i principali direttivi della mia azione esterna. Quanto allo spirituale, sono semplicemente Missionario et non recuso laborm.

Questioni per la nuova Chiesa.

Dunque … sono un ladro, un imbroglione, un truffatore, ingannatore ecc!! Deo gratias! E se un giorno i principì che fin'ora mi hanno guidato si offuscano? … non mi vendicherò di nessuno, mi vendicherò contro di me stesso. Ho fatto malissimo  a mettermi in certi impicci, ma non ho ingannato nessuno. Quel che accadrà non lo so, ma se non avessi religione, già avrei finito l'affare. A che vivere una vita stupida? A che essere così avvilito e colpestato? A che servire di giuntello agli altri? Ah! Cara madonna, madre mia buona Maria, madre del dolore e delle cappassione e non lo vedi tu dove s'avvia chi l'ha sempre amato e t'ha fatto amare?

Intanto, a mio discarico tempo a dichiarare che:

1)                               Tutte le somme ricevute per la Chiesa sono debitamente registrate.

2)                               Tutte le spese sostenute per essa Chiesa sono registrate e sono vere, perché realmente pagate.

3)                               Al deficit per le Suore e per la Chiesa ho dovuto rimediare con industrie mie personali rubando quasi il danaro alla povera gente.

4)                               Sono per conseguenza prette insimazioni maligne e calunnie speciale tutte le chiachiere fatte da francesco di Majo e da Altri, ai quali Iddio perdoni.

5)                               Non posso nascondere che I miei principi m'impediscono di schiacciare i vermi roditoni del mio nome. Meglio soffrire che fare soffrire.

6)                               Sono convinto che il mondo è una continua tragedia, ma che sopra tutto c'è una giustizia che tarda, ma arriva; sia pure dopo morte.

7)                               Ho sofferto molto in vita mia, ma mai come oggi. Sono al termine della pazienza. Basta!

 

Le lamentazioni di Giova.

1) Rideva a te il sole del giorno e le stelle del cielo allietano colla placida luce I tuoi giovaneli andaci disegni, quando un nuovo sole e nuovi astri ti attrassero dove tu non avevi pensato.

2) Volli, e fidicioso mi affidai alla nave guidata dal sole e dalle stelle; le lievi burasche m'eccitavano al riso e vincitore credeami degli infidi elementi. Dimanticai che io era nel mare!

3) Lavvrai dil lena, ridendo, tersi le lagrime ai miseri e addolorato piansi sulle sventure dei miei simili; desiderai la gioia e la pace al nemico. Dimenticai ch'io era nel mare!

4) Un nuovo raggio mi chiamò … e lasciai nel pianto il vechio genitore e tutti i miei cari. Il mio ciglio non versò lacrime; l'idea trionfò.

5) E non venni in lidi nuovi l'animo pieno di ardire … dimenticar ch'io era nel mare!

6) Si sollevaron le onde figlie di tempesta implacabile e sommersero furiose la piccola nave. Non vidi più sole e le stelle negarono la luce agli occhi miei.

7) Tacque la tempesta, e la navicella sollevossi tranquilla sui flutti ma lo spirito mio non era più in me.

8) Rifulse il sole e rividi le stelle; gioii. nuove forze e nuovo ardire vivificarono lo spirito affranto; il vento spirò propizio e il riso inenrante aleggiò sulle mia labbra. Ahi! Dimenticai ch'io era nel mare.

9) Mi spinsi in alto e lieto correva fra le onde insidiose; disprezzai la terra e i figli suoi; la calunnia l'invidia l'odio e il rancore.

10) Ed amai le acque limpide del mare spazioso, mi dilettai delle aure pure e del cielo stellato; odiai la polvere. Dimenticai ch'io era nel mare!

11) Me misero! E i pesci del mare non sono del pari insidiosi che i figli della terra?

12) Noscosti negli impenetrabili abissi appaiono divevano spariscono come frecce nelle acque profonde.

13) L'acquilone adirato sollevò la superficie del mare, la tempesta infuriò … gettate Gion ai pesci! E giona sapri fra i garghi.

14) E i pesci si chiamarono per nome e discero: venite e dovoriamolo; e Giona non più apparve sulla accia delle acque.

15) Cheto vento e la calma regnò nella terra e nel mare: Giona era morto!

16) E levarono il canto di vittoria  i figli della terra e danzano sul sepolcro di Giona le fluide onde.

17) Riposa o Giona! Dimenticasti che tu eri nel mare.

Il resto si canterà nel giorno dei funerali di Giona.

13 Aprile 1907.

Ieri scrissi al Caimacam di Halbe per sapere se i due famosi assassini erano stati arrestati e se era stato tolto il posto militare dal Biré. Mi fece rispondere da Ibrahim Nefféha di Andket che gli assassini non erano stati ancora arrestati e che il posto militare era stato tolto. L'ordine avuto da Beirut era: prendere gli assassini senza molestare i becauet. Viva la Francia! Non fà mestieri di aggiungere commenti.

Mi ha fatto anche sapere per lo stesso tramite che per un posto militare stabile al Biré occorreva un ordine del Sultano. Intanto che gli dessi tempo due mesi e mi avrebbe mostrato qualche cosa da farmi gran piacere. Vedremo.

19 aprile. Oh. Giona sei morto. Per davvero !!!

Oggi 19 ho ricevuto una lettera del Reverendo Superiore della Missione nella quale mi si prega di andare al Carmelo. Che io mi oppongo mi fa[5] Della misericordia ma andrò pro bono pacis. I consoli di Francia, i turchi, i nostri ecc… tutti hanno influito alla mia espulsione. Non mancheranno documenti. Prima di far passi … penserò. Intanto è bene che  si sappia che: molto tempo fanno che il Reverendo padre Cirillo, passerei di qua subito normalmente da publico: oh sono bene stupido?[6] e allora mi faranno quel che vogliono; sono capace? E allora vi son due vie: o far valere la verità ad ogni costo oppure sparire. Non so dove andrò a finire. Giona! Del resto era una cosa che me l'aspettava da molto tempo. Anche I becauet del Biré da circa tre mesi vanno dicendo che mi faranno saltare. Non mi rincresce di di partire da Kobbayath, mi annoia il momento mal scelto. Bene, vedremo. Non griderò né strepiterò, starò attento.

Il 20 aprile.

Ho mandato un telegramma al Superiore della Missione dicendogli: veniam post hebdomadam, dicito mihi quid agendum circa administrationis traditionem.

Il 23 ho fatto tutti I conti e regolati tutti gli affari.

1l 27 ricevuti la risposta al mio telegramma. La risposta: "veni per tecum omnia necessaria ad redendam rationem". Cyrillus.

Tripoli 29.

Stamane sono partito da Kobbayath tra il pianto di quella povera gente quale ho dovuto dire che dopo un mese sarei tornato: anciallah. Ma io sono certo di non tornar più in Kobbayath; ho quindi pietosamente mentito. Non esagero, non esiste in Kobbayath una sola famiglia alla quale, in una maniera o in un'altra  non abbia fatto del bene. Ho dovuto quindi mentire, rinnegando per un momento il mio carattere. Aggiungi poi le grandi lotte sostenute contro i musulmani per vendicare il paese a libertà e si capirà il resto.

Per via ho incontrato Mons. Delegato Apostolico che andava a Kobbayath; l'ho salutato e gli ho spiegato che era stato esonerato ecc … M'ha invitato a tornare indietro ma mi sono scusato. Del resto a che tornare lassù? Per passar altri due giorni di dolori?

Oh Giona! Il vecchio edificio italiano era caduto e tu non eri che un misero avanzo che imcombrava inutlmente il terreno destinato a nuova fabbrica. I mezzi destinati a rialzar l'antica fabbrica li avevi tu trovati, ma coi mezzi si issava anche la bandiera della tua patria. Roma questa bandiera non la vuole: dunque … si rinnovano fin l'ultime pietre del vechio edificio! Amen.

È veramente questione di amministrazione? E allora tengo meco tutti i documenti necessari a giustificare il mio operato. È questione politica? E allora troverò io la via d'uscita a dispetto di tutti. Chi ne va di mezzo ne vada pure.

È questione di raggiri di nemici? E allora… supponeve che il superiore fosse più intelligente … come mai si lascia raggirare da chiunque? Ancora non consce la Siria? Non avrò che farci, imparerà troppo tardi.

In ogni caso Dimanderò un visitatore apostolico che apra un'inchiesta sul mio operato come Missionario e come amministratore. Dopo ciò si vedrà il da farsi.

Tripoli di Siria

2 Maggio 1907.

Oggi alle 8 ant. è venuto il Superiore dei Lazzaristi a dirmi quando segue con preghiera di riferirlo al Superiore della Missione. 1) che essi Lazzaristi e cosí le suore della Carità non hanno avuto più relazione di sorte alla maestra di Biscerri dal si che fu soppressa colà la loro scuola femminile per l'issalamento avvenuto delle  nostre terzziarie maestre carmelitane. 2) Che esiste un contratto tra il clero e i notabili di Bukarzele e le Suore della Carità per lo stabilimento in quel villaggio di una piccola comunità religiosa allo scopo d'istruire le bambine abbandonate tra le mani dei turchi. Specie nei piani coltivabili lungo il mare, ecc… e prega pertanto il Padre Cirillo di voler interessarsi dell'affare se le Suore della carità dopo un anno non avranno fatto nulla. Le suore della carità hanno due maestre a Bukarzele, ma il Superiore s'incarica di farle ritirare all'arrivo delle Suore Carmelitane.

Veramente quanto a me, mi fare che, si una fondazione deve farsi tra Tripoli e Kobbayath, dovette farsi a Beit Millet. Le ragioni sono avvie: quei poveri cristiani, come quelli di Kobbayath, sono esposti ad incredibili vessazioni da parte dei musulmani, sono cose che io conosco molto bene e che scriverò se … resterò nella Siria. Il lavoro che si fa tra gli appressi e più accetto di quello che si fa tra chi non ne ha bisogno  o si da l'aria di non averne bisogno. Insegni Biscerri.

Ed ora torniano all'argomento antico e nuovo.

1)                           se vogliono che resti in Siria, resterò solo a condizione di non più occuparmi di amministrazione di sorta.

2)                           Mi si dia il tempo libero per la predicazione in Chiesa e fuori, per visitare gli ammalati, per comporre dissidi fra cristiani  ecc…

3)                           Mi si lasci  anche libero di trovarmi i mezzi necessari pel ministero apostolico senza esserne costretto a ricorrere al presidente dell'Ospizio dove mi troverò. La Missione è povera!

4)                           Supponenedo che le mie occupazioni giornaliere richiedono un locale adatto, e supponendo che un presidente voglia tener sempre chiusa la porta dell'Ospizio, mi si assegni un locale qualunque pel disbrigo dei miei lavori.

5)                           Diamdno anche libertà di portare a cognizione dei consoli di Francia, le angherie i soprusi ecc… che i cristiani soffrono da parte dei turchi. Ciò, s'intende, d'intesa col personale dimorante nella Stazione.

6)                           Dimando anche il permesso di poter viaggiare liberamente per aiutare gli oppressi. Le spese però non saranno a carico dell' Ospizio ma a carico di coloro che dimandano aiuto.

Tutte queste condizioni le reclamo per evitare noie e pettegolezzi a me e agli altri. Ne ho avuto abbastanza pel passato!

Non faccio questione di diritto canonico, faccio semplicemente dimanda di facoltà senza le quali il mio ministero apostolico verrebbe spesso paralizzato dallo zelo … di chi starà a capo della Stazione.

Se si accettano bene, se non sarò sempre libero di tornamene a menor vita regolare nella mia sempre amata provincia. Partirò senza rancore e senza rimpianti augurando a tutti un lavoro proprio e alla Missione il posto che le spetta tra le tante appartementi ed ad altri ordini religiosi. È cosi si saprà ben presto: dopo qualche giorno sarà deciso sul mio destino!

Tripoli 3 Maggio. Incomincia farsi la luce!

Tannus Abdu, grande amico dei beicauet, ha riso sempre sull'esito finale della lotta contro il Biré per la liberazione totale dei cristiani. Quando incominciai la questione, egli fuggi da Kobbayath e restò qui in Tripoli dove vedeva ogni giorno i becauet. Quando tornarono da Beirut, egli già sapeva e lo diceva  a tutti ch'io era spacciato. Anche i becauet da circa tre mesi. Non fanno che ripetere la stessa canzone. Due giorni poi prima della mia partenza, prevedendo il fermente del villaggio, lascio tutti i suoi gravi affari e fuggí ad Homs. Molte persone ragguardevoli mi dicevano che Tannus era un traditore; tra gli altri il Dottor Casini, che sta a contatto con tutti, me l'ha ripetuto varie volte. Ah! i turchi del Biré hanno avuto formale promessa dai consolati di Francia … e poi anche i Consolati avevano conti con me per l'affare degli arabi el Atiq. Ora prendono la rivincita. Non importa. Io non ho finito né detto l'ultima parola. Tutt'altro! Quando starò a Caifa scriverò il resto.

4 Maggio 1907

(Beirut) quest'oggi alle 10 antin. sono partito  da Tripoli sul battello Prince Abbas egiziano di bandiera inglese. Arrivato alle 2 1/2 pom. a Beirut mi sono recato a far visita al Delegato Apostolico Mons. Giannini. Mi ha ricevuto con un affetto straordinario, mi ha forzzato a restare ospite  suo, mi ha preso seco a passeggio nella propria vettura ecc… ecc… Durante tutta la lunga serata m'ha narrato il suo viaggio a Kobbayath e le accoglienza avute da quel popolo e le proteste di tutti i villaggi per la mia partenza … Ma che poteva farci io? So, una volta in vita mia, ho dovuto ingannare il mio carattere ed ho dovuto ingannare il popolo facendogli capire che sarei tornato presto tra loro, forse dopo un mese. Sí, campa cavallo mio! Intanto il popolo ha supposto che io era stato tolto per causa della questione dei turchi e per intromissione di consolati francesi. Credo non sia lontano dal vero … Tutto si capirà pel futuro.

Caifa 5[7].

Finalmente collo stesso vapore egiziano sono arrivato al mio domicilio esatto alle ore 5 1/2 di sera e sono subito salito al Carmelo.

Ho ricevuto gentilezza dal Superiore della Missione e mi mostro indifferente a tutto. Di che devo temere? Ad ogni questione tengo la mia risposta documentata ed esauriente. Mi piace di essere franco, ma le burracche passate mi hanno insegnato moltissime cose, tra le quali, non piccola quella di tener conto di scritti e parole mie e di altri.

6 Maggio. Monte Carmelo.

Dunque ora faccio l'eremita in attesa di prendere una risoluzione definitiva. Oggi è partito il Padre Pietro, italiano, per Biscerri e il Padre Enrico, Belga, e fra Luigi per Kobbayath. Dio li accompagni. Il Padre Enrico è stato incaricato della presidenza di Kobbayath durante la mia assenza. Credo potrà restare presidente per sempre, cioé fino a che non spiri altro vento. Quanto a me, dato anche il caso che dovessi lassù, ho giurato di non più immischiarmi d'amministrazione. Li va a finire d'essere credeti giuda, cioé si è impiccato senza aver tradito neppure una mosca. Beh! Supponiamo che qualche precatuzzo l'hai fatto anche tu. Ma, stupido, non sai che i peccati più grossi sono quelli politici? Patres nostri peccarerent et nos … fosse stata quella di 45 anni indietro, tu potevi far fronte a diversi bisogni … va dunque in ventre al pesce e cantare le lamentazioni.

Giona nel ventre della balena.

1) E dissero i figli della terra: Giona è morto! Ed io ne ascoltava le voci e i canti dalla mia tenebrosa prigione, le onde danzanti sopra il mio carcere, spietate mi portavano l'eco delle voce e dei canti.

2) Dove è colui che insano spregiò I figli della terra e la polvere nostro cibo diletto?

3) Dove è colui che insano spregiò i figli della terra e la polvere nostro cibo diletto? Dove è colui che col riso incurabte calpestò le nostre are e maledisse audace i nostridevoti cultori?

4) Oh sole, oh stelle e perchè non risplendete sul capo di Giona e nel traete dagli abissi profondi? Ah il regno è nostro! E sarà nostro il regno finché sarà un uomo sulla terra,

5) E noi demolimmo I santuari di Dio, e noi atterrammo i regni più forti, e noi getteremo in mare chi a noi non piega il ginocchio.

6) Noi alziamo lo scettro e terammo i monti, diciamo al mare: muoviti. E il marre inghiotte i nenici nostri.

7) Dove è Giona? La sua nave è in balia delle onde e il suo corpo sepolto in fondo agli abissi.

8) Venite, Giona è morto e il morto non vive!

9) E Giona, vivo tra i morti, udiva i canti funerei e le danze incomposte e disse: chi creò il cielo e la terra è giusto e giusti sono i giudizi suoi. Sia lode a Colui che percuote e risana!

10) Alle voci di Giona risposero gli astri del cielo: Onore e gloria al Creator della luce; ricuoprano tenebre eterne le tombe di color che amaron la polvere, morti viventi, corpi senz'anima!

11) Gridò Giona: dal fondo della prigione oscura, salga a te o Dio della luce e della virtù la prece mia.

12) Invia, o Signore, il raggio del volto tuo e dà vita ai morti ed anima ai corpi. Odiai l'iniquità ma non l'iniquo, e al nemico affamato offrií il pane mio. Tu ne dicesti ed io obbedii.

13) Con materna mano tu plasmasti il mio cuore e con amore infinito guidasti i miei passi …

14) tacque Giona; e ripeteron i figli del cielo: da vita ai morti e spirito ai corpi!

Nota: I funebri di Giona sono stati rimandati ad altro tempo. Credo potremo cantarli dopo un mese. Lo tengo quasi certo. Ebbene li canteremo quando che sia.

Monte Carmelo 7 Maggio 1907   

Uedi el Melik. 13 maggio 1907.

Dunque oggi è stata ricreazione straordinaria per la comuntià del Monte Carmelo, e si è venuti al mulino di Uedi el Melik appartenete al Carmelo. L'affittuario ha ucciso un montone, ha portato  del leben ecc… ecc … noi tutti si è mangiato con appettito. Il mulino è veramente grazioso e ben tenuto ma non da più la risorse che dava una volta. Prima rendeva  fino a 5 mila franchi all'anno mentre ora ne rende solo 1500. I vari mulini con motore a petrolio impiantati un pò dappertutto hanno paralizza