Padre Stanislao del Sacro Cuore (Pio intracciagli)
Memorie dell'Ospizio di Kobbayath
Akkar
Volume I

Promis
La nostra Missione di Siria è piccola povera, ma come anche nel piccolo e nel povero si ha sempre del buono, cosi ho creduto di trascrivere qui quelle note sparse qua e là nel libro maestro degl'íntroiti ed esiti di questo nostro Ospizio di Kobayath durante il mio soggiorno in esso. Aggiungerò ad esse altre notizie che non si trovano in detto libro e le quali hanno qualche importanza pel futuro. Tutto giova pel missionario novello. Quanto avrei fatto di più e di meglio, se avessi trovate le memorie dei nostri santi missionari raccolte in un libro o in fascicoli! Per quanto è da me desidero che chi verrà poi, abbia sott’occhio la strada battuta in questi ultimi anni chi leggerà prende coraggio per far più e meglio di quel che abbiamo fatto noi, e perdoni se le nostre buone intenzioni siano state spesso sopraffatte dalle circostanze contrarie.
Venni in Siria in Giugno del 1897 e fui destinato per quest’Ospizio dove arrivai nel Novembre del medesimo anno. Tutt’occupato nello studio della lingua araba non mi interressai punto delle condizioni della nostra Missione in generale e di quest'Ospizio in particolare. Vissi cosi circa un anno col P. Bernardo di San Giuseppe e col fratello Fra Domenico.
Quando ebbi capito lo stato della Missione ne diedi varie relazioni al Nostro Padre Generale, e per ciò che riguardava questa Stazione incominciai una lotta durissima contro coloro che ci volevano scacciare di qui. Lavoro in Chiesa nella scuola e nelle case fu il comune programma. Soffrimmo assai e ci difendermmo come potemmo, e all’occasione assalimmo.
Il Padre Giuseppe Barnier S I., che aveva lavorato ben dodici anni a nostro danno fu rimandato in Francia nell’anno 1900 dove morí dopo due giorni dal suo arrivo in Marsiglia. I semi sparsi dal detto padre, pio, energico, laborioso e fanatico francese, seguitavano a produrre I loro frutti per qualche tempo, finché col lavoro e colla pazienza fu completamente distrutta l’infuenza enorme guadagnata dalla S. I a tutte nostre spese non istó a descrivere particolarità perché innedibile, e per molti avrebbero l’aspetto di pettogolezzi. Le eroi sono state numerose, ma grazie al Signore non ci hanno schiacciato.
Partito ne Marzo del 1900 il P. Bernardo, fu mandato qui qual presidente il Padre Anselmo dell’Immacolata Concezione il quale tornó a Tripoli sulla fine d’Ottobre dello stesso anno. Rimasi solo fino al Marzo 1901 nel quale mese mi partai in Alessandretta[1] per Ordine del Prefetto. Collá mi ammalai di febbri malariche, e in Ottobre dimandai di tornare in Roma. Partii per Roma il 30 Novembre, e l’Aprile 1902, guarito completamente tornai in Siria portando meco[2] il Dottor Alessandro Casini. Durante la mia assenza si cercó di ammichilarmi, e si capisce perché. Dio giudicherà tutti!
la mia partenza per Alessandretta prese la direzione di questa Stazione il padre Egidio di San Angelo e nel Settembre 1901 tornó nuovamente a presiedere il Padre Bernardo di San Giuseppe. Morto questi nell’anno decorso. Il Prefetto m’incaricó di nuovo della direzione della scuola e dell’amministrazione di quest’Ospizio.
Schiarita cosí, in qualche maniera, la condizione di questa Stazione di San Dionizio in kobayath, eccomi a narrare in fatti principali accaduti durante la mia dimora in questo Ospizio dove I nostri antichi Missionari hanno lasciato I segni delle loro fatiche e privazioni grandissimi, e di dove hanno sparso la luce della fede e dei costumi in tutto l’akkar.
Faccia Iddio che noi possiamo essere santi quanto essi e far almeno una parte di quanto essi fecero!
Kobayath 12 Agosto 1903
Fr. Stanislao del Sacre cuore.
Carmelitano Missionario Apostolico.
Morte di Fra Domenico.
Il giorno 10 del Mese di Novembre di quest’anno, confortato dai santi sacramenti morí in questo nostro Ospizio il fratello fra Domenico della provincia di Genova. Oltre che dei vari lavori di falegname necessari alla Chiesa e casa, si occupó di medicina e chirurgia e tenne aperta con amore la nostra farmacia. In tale stato servi più di trent’anni questa Stazione e fece del bene immenso. Di carattere pio e generoso, di maniere un poco aspre, di costumi illibati seppe guadagnarsi la stima di tutti. La povera gente, che è sempre la migliore, lo amava come un padre. Alla sua morte, il clero I capi del paese e il povero popolo lo rimpiansero amoramente. Nell’ultima sua malattia, durata per due settimane, fu trattato crudelmente da chi aveva il sacrasanto dovere di fornirlo. Di tutto, ma Dio giusto ne fece le vendette. Quale tremenda differenza tra la morte del povero fra Domenico e la morte del suo persecutore e tiranno! Narro quel che ho visto e non entro nell’intenzione. In ogni caso, davanti all’infermo deve cessare qualunque prevenzione contraria.
Il compianto fratello Fra Domenico fu seppellito a corum epistole dell’altare maggiore, e propiamente sotto la piccola nicchia per le ampolline, R I P.
Dio ci mandí dei fratelli della tempra del povero ed amato fra Domenico!
Anno 1899, Questione di Mart – Mura [3]
Nel giorno 21 di Gennaio di quest’anno accadde un tristissimo fatto in Martemura, ma che il Signore ha volto ad istruzione del Clero colla decisione definitiva venuta da Roma nel Settembre del 1902.
Il Kuri Mukail Zreibe benedisse secretamente, coi dovuti testimoni e alla presenza del Kuri Boulos Zaituni e del Kuri Ibrahim Zreibe, le nozze tra suo nipote Habib el Kuri e la ragazza Nejmi entrambi di Martmura. Erano passati appena quattro giorni dalle celebrate nozze prima che gli sposi celebrassero le consuete solennità nuziali, sorsero il Kuri Yussef Bad e Tannous Effendi Abdo e rapirano la ragazza e la maritarono al figlio di detto Kuri Bad. Il Padre Bernardo di San Giuseppe e lo scrivente udirono le fucilate di gioia pel compito misfatto ( I rapitori sapevano che la giovane era sposata ad Habib!) e andarono di notte a Martmura , scongiurano, minacciano, non giova a niente. Si vuole il delitto! Il giorno susseguente radunavo tutti I preti e I capi in quest’Ospizio ed espangono la dottrina della chiesa Cattolica e gli anatemí contro I rapitori, niente! Gli avversari si difendono con enormi menzogne. Scriviamo al vescovo, al Delegato apostolico, al Patriarca, al Superiore … e la ragazza resta in mano del ganzo.
Allora prendiamo la deposizione giurata dei testimoni e preti presenti al primo sposalizio e la mandiamo al Delegato apostolico non giova!
Partito il Padre Bernardo, prende Habib e gli faccio fare regolare dimanda a Roma perché sciolgano un matrimonio non consumato dappoichè la sua sposa era stata rapita e deflorata e tutt’ora in possesso dei rapitori. I rapitori coll’astuzia e col danaro cercaono di far invalidare il primo matrimonio, ma Roma rispose semplicemente che scioglieva il primo senza dire un motto dal secondo. Nessuno ha dato castighi agli infami malfattori, ed ora (1903 –Agosto) la povera figlia si trova sola ed avvilita non appatenendo né al primo sposo né al secondo marito. Meglio drudo durante tutta la questione sono rimasto stranordinariamente meraviglaito dell’ignoranza delle leggi della Chiesa da parte del Clero. Si è arrivati perfino a pretendere che il secondo era valido perchè fatto in chiesa e consummato! Ma potrebb’essere che piú che ignoranza sia stata feroce malizia.
Conseguenze della lotta: una guerra a morte contro di me, Dio perdoni a tutti, come io ho perdonato. [4]
Anno 1900 – 1901
1- Il ponte tra Martmura e Zuq.
2 – l’apertura della scuola a martmura
3 – la strada verso Daher Bilein.
Incomincio col parlare della seconda perché prima di cronica. Da vario tempo si chiedeva una scuola da quella importante frazione di Kobbayath. I soliti nemici vagheggiavano quella posizione per stringerci più da vicino. Nel Settembre di quest’anno venne l’ordine del Nostro Padre Generale Padre Bernardino di Santa Theresa di aprire anche colà la desiderata scuola. Fu dunque presa una casa in affitto e alla metà di Ottobre vi fu installato il masestro un certo Kuri Luis di Hardin (Libano) collo stupendio di piastre trecento mensile comprese il solito onorario di messe. La scuola andava prosperando, quando tutt’all’improviso il bravo prete Pianta la scuola e se ne va a reggere la scuola normale dei Gesuiti di Saidet el Qalaa e Mingez. Fu subito rimpiazzato con un bravo giovane di Mingez, allievo dei Gesuiti, un certo Ibrahim Scek el Khouri il quale vi ha insegnato fino a tutto quest’ano 1903 con molto zelo e con grande profitto dei ragazzi come si vede, anche quella piccola opera, si cercó di farla cadere nel suo nascere, ma grazie a Dio, ancora sussiste e speriamo (dopo le promesse date dal Nostro Padre Generale) venga definitvamente sistemata fabbricandovi un locale proprio. L'autore dell'attentato contro quella scuola fu un certo Ibrahim Abed el Gelil, maestro della scuola dei Gesuiti in Andket, uomo Turbolento e traditore di tutti non esclusi i suoi padroni.
Il Ponte.

Ogni anno, sul principio dell’inverno e durante la cattiva stagione, il fiumicello e meglio torrente che passa tra il nostro Ospizio e Zuq s’ingrossa talmente da non permettere al popolo (per qualche giorno) di frequentare la nostra Chiesa e molto meno ai bambini di venire alla scuola. Il padre Emmanuele della Croce, Superiore della Missione, aveva costruito un ponticello in Legno vicino al mulino una specie di leggero traghetto che fu rovinato e trascinato seco da una straordinaria piena nel Novembre del 1899. anche la strada dalla parte del nostro giardino fu distrutta. Si pensó allora di costruire un solito ponte in pietra; ma le difficoltà erano molte e prima fra tutte la mancanza di moneta. Venuto peró il superiore in visita sulla fine di Ottobre di quest’anno elargí la somma di piastre Mille per la costruzione di detto ponte e di piú diede il permesso di poter usare della calce e pietre giá preparate per la nuova chiesa dell’ospizio (di detta calce furono impegnati pel ponte circa trentasette cantari e delle pietre circa quattrocento. Il resto fu comprato) il giorno 6 Novembre fu messa la prima pietra con la relativa memoria racchiusa in solida e ben chiusa bottiglia. Il prefetto non aveva dato che mille piadtre in denaro e dovetti comprare la strada dal fiume al canale per piastre duemila! Ma la confraternita dell’Immacolata concezione, la società di beneficenze il paese e I privati mi aiutarono per piú di quattromila piastre, e il ponte fu fatto, e aperto al publico transito nel marzo del 1901. Il Signor Elias Giabbour mi donó il tratto di strada tra Wehbe Iskandar e il canale e il Bravo Giorgio Sceik mi donó l’angolo del giardino dalla parte dell’Ospizio e pietre e mano d’opera. Dio li benedica entrambi. (vedi nota – Libro Maestro 1901).
Anche il ponte ebbe I suoi nemici il Kuri Butrus Hobeicsce vi si opporre con tutte le arti. A causa sua, il piccolo tratto di terreno dei fratelli Scandar fu pagato ad un prezzo esorbitante. Duemila piastre per ció che costava appena quatrocento!
La strada tra l’ospizio e Daher Bilein.
Nello stesso anno nel mese di Gennaio fu sistemata alla meglio la via che dall’Ospizio va a Daher Bilein. Da quella parte esisteva un piccolo viottolo scabrasissimo di difficilissimo passaggio. Fecci togliere l’angolo del piccolo giardino degli aranci e vi praticai la presente gradinata. Più tardi fu rimosso il muro del giardino di Elies Ghosson e praticati dei gradini sulle rocce verso Daher Bilein e nel Marzo, contemporaneamente al ponte, si passó discretamente, anche ad occidente. Si potevano fare le cose in maniera molto migliore, ma mancó la moneta. Ci guadagnai dei buoni rimproveri dalla parte del Superiore male informato da persone invidiose. Buon Dio, dove ci va a cacciare l’invidia! E l’avvevo si è che chi piú ha strillato e stato appunto chi non ha fatto mai niente! Come la bugia cosí l’invidia: venuto in visita il Padre Emmanuele della Croce, ne restó contento, Deo Gratias.
26 Agosto.
In questo giorno arrivó in Kobbayath il Padre Pietro della Madre di Dio, Superiore della Missione di Bagdad e visitatore Generalizio. Trovandomi in quel tempo in Alessandretta, mi astengo di parlarne ex proposito perché non presente. Le ordinazioni fatte dal detto Visitatore si possono vedere nel piccolo archivio dell’Ospizio.
Col Visitatore partí anche il Padre Egidio Presidente dell’Ospizio e al primo di Settembre riprese l’amministrazione il Padre Bernardo di San Giuseppe[5].
Anno 1902. 21 Maggio
Malattia e morte del padre Bernardo di San Giuseppe.
La sera del 21 Maggio verso le ore 8 ¾ il Padre Bernardo di San Giuseppe Presidene di questo Ospizio e scuola fu colpito da apoplessia di una forma mortale. Assistito con tutte le possibile cure dall’egregio Dottor Casini, cure rese pur troppo inefficaci dalla gravitá del morbo cessano di vivere alle ore 11 ¾ del 22. Si trovavano al suo capezza il Kuri Louis Alam prefessore d’arabo e francese nella nostre scuole di Mardumit e il fedele domestico Tannus Nejmi.
Il povero Padre era nato a Caprarola (Viterbo) nel 1866 ed entró nel Collegino dei Carmelitani Scalzi della Provincia Romana nel 1881. Nell’Aprile dell ’82 vesti l’abito in Monte Virginio (Brocciano) e nel 1883 fece la professione e nel 1889 si recó al Monte Carmelo dove finí I suoi studi; e dati gli esami di teologia e morale entró nella nostra missione nel 1891 . R I P.
Inviato un espresso a Tripoli dal Dottor Casini la notte della malattia, arrivó il detto messo alle ore 11 del 22. Due giorni prima il Superiore della Missione era partito per un viaggio in Terra Santa. Si trovavano perció a Tripoli il Padre Brocardo della Santa Famiglia e lo scrivente. In mancanza di altri partii subito per Kobbayath ed arrivai qui un’ora prima di mezzanotte del 22. Trovai il cadavere in Chiesa. La mattina dissi la messa di Requiem e alle undici il clero fece il funerale in rito maronita. La sera il cadavere fu seppellito a corum evangelis dell’altare di Mardumit. Cosí fini chi non aveva avuto compassione del vecchio fra Domenico e dell’antico Missionario delle Indie Padre Giorgio della provincia di Venezia. Il popolo non si commosso affatto per la sua morte e questo fatto dell’indifferenza publica per la nostra perdita, fu uno dei piú acuti dolori che io mi abbia avuti in vita mia. Intenda chi legge. Non fu cosí per la morte del povero fra Domenico!
La camera restó chiusa fino all’arrivo del Superiore della Missione.
27 Giugno
La visita del Superiore della Missione in detto giorno arrivó qui in visita d'urgenza il Superiore della Missione. Si tratenne fino al 6 Agosto e durante detto tempo riordinó l’amministrazione dell’Ospizio e delle scuole. Vedi nota sul libro maestro fatta per mano del superiore e firmata anche da me. Il deficit lasciato dal Padre Bernardo salí a piastre 5543. Nella cassa non fu trovato altro che: una lira turca, quattro megidi e due bicilik. Presso varie persone furono potute recuperare piastre 1036 appartenenti all’amministrazione della casa; 722 appartenti ai maestri; 399 della maestra e 368 della societa di beneficenza. Se le sudette persone avessero taciuto o negato, tutte le sudette somme sarebbero andate ad aggravare la somma del deficit registrato per mano del superiore della Missione.
Questa la storia genuina, senza sinistre intenzioni.ognuno giudichi come vuole. Quindi a me ho imparato che: chi deride e disprezza tutti, chi non ha mai usato una parola di lode per nessuno … non é migliore degli altri. Testimoni oculare per vari anni, risparmio rimproveri a chi non puó rispondere ma non nascondere la veritá che non si puó nascondere.
Della vita privata. Del povero padre non ha a riferire niente. Dio mite e buono lo abbia in pace.
25 Settembre 1902.
La quetione tra Kobbayath, gli Arabi el Atiq e Donnècci.
Nel Novembre dell’anno 1901 fu ucciso nel territorio di Kobbayath e spogliato di quanto aveva un arabo appartenente ad una tribù che ordinariamente risiede fra le cittá di Homs e Hoson. Furono incolpiti dell’uscisione e spoglianza alcuni di Martmura, cugini di Tannus Effendi Abdo e vennero imprigionati e attualmente (Agosto 1903) giacciano ancora. In oscura prigione senza che si possa venire a capo di nulla – non la sentenza non la libertá. Non bastóo alla tribú di aver fatto mettere in prigione I supposti uccisori che d’accordo con gli Agauéth dai Danneci El Maste. Incomminciarono una rappresaglia tremenda contro tutto il popolo di Kobayath. Mulattieri svaligiati e percossi, furti nel villaggio, rapine di cavalli e muli e capre e pecore, ricatti di persone sottoposte poi a tormenti… insomma una vera barbarie.
Il clero ed I capi del villaggio, sempre timidi e incerti fecero ricorso a voci intermediari turchi[6] offrendo denaro; ma questi dettero buone parole, mangiarono il denaro e … si seguitó a stare peggio di prima.
Il giorno 25 Settembre radunai nell'Ospizio l’assemblea generale dei preti e notabili del paese, mi feci esporre i fatti, e poi proposi loro che facessero subito un rapporto particolareggiato dell’ accaduto al Patrirca, al Console di Francese, al Superiore della Missione e a me e che lo firmassero tutti e lo spedissero per mezzo di due o tre anziani con lettera credenziali, non se ne fece niente. Dopo due giorni mi portarono due incompletti marud[7] uno per il prefetto e l’ altro per me. Scrisse al prefetto e gli spedii il raporto. Il Prefetto lo mandò alle autorità. Il seme gettato nell’assemblea fruttificò. Alcuni corragiosi del popolo partirono per Tripoli, dopo qualche giorno li raggiunsero gli scek, poi qualche prete, poi la questione divenne commune e e l’accusa contro gli Arabi e Danneci prese forma regolare. Ma chi ? dopo essere stati più di un mese a Tripoli, le cose stavano come al principio. Il console Franceses sonnechaiva, o peggio: non voleva fastidii. Tornato da una sua visita a Tripoli il Dottor Casini mi riferí che il Console farncese gli aveva detto che ufficialmente non si poteva far niente pei Kobbayattini ma che per via officiosa si poteva tentare qualche cosa!
Dopo qualche giorno, la commissione dei Cobbayettini m’invió Elias Ghossen da Tripoli perché loro donassi una lettera pel Console generale d’Italia a Beyrouth, il Signor Emilio Vitto, uomo energico e di rettissime idee. Il Prefetto ne era contento ed io scrissi a Vitto narrandogli tutto e pregandolo di venire in aiuto dei miei poveri cristiani. Il Console, non appena avuto la mia lettera, va dipilato dal Wali di Beirut e gli fa telegrafare a tutte le autorità turche di arrestare subito tutti I capi degli Arabi e gli Agauèt di Danneci secondo che aveva scritto. In pari tempo mi scrisse d’informarmi e riferine se gli ordini dati alle autorità erano stati eseguiti. Risposi dopo alcuni giorni che non era stato fatto ancora niente, Nuove pressioni da parte del Console generale d’Italia sul Wali … e finalmente 180 cavalieri si gettarono sugli Arabi. Tra I cavalieri vi era anche uno squadrone di soldati del Libano! Il caso fece rumore e I musulmani ne rimorsero esterrefatti.
Quando il Console generale di Francia a Beirut vide fuggiursi di mano la questione, telegrafò al console francese di Tripoli perché dicesse al Prefetto 1e se il Padre Stanislao aveva o no scritto al Console d’Italia, 2e In caso affermativo: cosa aveva scritto. Ma che dicesse al Console francese 1 che aveca scritto . Ma che matti !!! Risposai al Prefetto che dicesse al Console Francese 1e che avevo scritto, 2 che non ho l’abitudine di scrivere contro nessuno e molto meno contro I rappresentanti di Francia e che del resto io avevo mandato I Kobbayettiani dal Console francese prima di tutti, che cosa aveva da rispondere? Inde ire!
Per mezzo del Console francese di Caifa si domandó nientemeno cha la mia espulsione dalla Siria e questo proprio quando il Nostro Padre generale Padre Rinaldo di San Giusto si era già imbarcato per far ritorno in Italia dopo la sua visita alla Missione e al Carmelo! Arti giacobine! Il Nostro padre Generale non avrebbe piú potuto constatare le cose da visu!!!
Lasciamo a parte quest’incertarelli di professione. Non sarà mai e poi mai che io, per non urtare I nervi ai Consoli francesi, lasci di fare quel che debbo fare. Per la grazia di Dio sono innanzi tutto Missionario e per somma fortuna né suddito né stipendiato della Francia. Ora torniamo al racconto e finiamolo.
Dopo che gli Arabi el atiq si videro addosso tanti soldati regolari oltreché cessarono dalle loro angherie dimandarono a grandi frecci di far la pace con Kobbayath. Una commissione composta di vari caimacam, tra I quali quello di Batrun (Libano) si riuní in un villaggio vicino a Homs per aggiustare una questione pendente tra gli stessi arabi ed I metueli della montagna, e per sistemare la lite fra gli Arabi e Kobbayath. Furono invitati colà I capi di questo villaggio. Prima che partissero vennero da me per consigliarsi e loro dissi: fate la pace cogli Arabi, ma non lasciate impuniti I forti agauet di Danneci. In ogni caso per la pace non anche a Dar Denaro, dimandatene. Andarono, fecero la pace cogli arabi, pagarono cento megidi come elemosina, lasciarono impuniti quei di Danneci … e chi piú ci rimise fu il Padre Stanislao. I consoli francesi ancora non si danno pace e non se la daranno finché abbiano scacciato il temerario frate!
10 Ottobre 1902
La scuola a Deat Agarbie.
Anche in quella poverissima frazione di kobbayath, lontana circa quaranta minuti da questa nostra Stazione si domandava una scuola. Il Superiore della Missione stabilí di aprirla. Fu presa una piccola casa in affitto e il 10 Ottobre vi fu messo ad insegnare il Kuri Mukael di Uten col solo onorario di messe. La piccola scuola ha fatto progresso, ma anche là occorrerebbe un locale che sia usato, altrimente chi ci ha fatto tanta guerra pel passato troverà sempre la porta aperta per assalirci dentro casa.
4 Dicembre 1902
Il Padre Serafino Sacconi. S G. arrivó tutto baganto insieme a due servi e cavallo da Dargenin. Mi disse che andava a Cafferún per dare un corso di esercizi al popolo. Si trattenne qui un giorno e poi andó in Andket dove incomminció un corso di ritiro a quella popolazione. Finiti gli esercizi andó a Mart mura poi dal Kuri Butros Hobeisce, poi a Daher Bilein ed infine a Guoia. Quei di Zuq gli dissero che non aveva bisogno. Si trattenne cosí in Kobbayath fino al 20 Febbraio 1903 e finalmente se ne andó.
Quando mi propose di dare gli esercizi al popolo nella nostra chiesa gli risposi che non poteva cambiare l’ordine stabilito nella Chiesa e nelle scuole, e che in quest’ordine c’era stabilito che avvemmo dato gli esercizi al popolo durante la quaresima. Allora prese la determinazione di fare quanto fece. Se noi facessimo cosi nei luoghi dove dimorano I Gesuiti … apriti cielo! Le accuse fioccherebbero. Io non accusai, mi contentai di usar dei diritti che potevo usare. Egli si era fatto invitare ed io non potevo impedire ai maroniti di far nelle loro chiese quel che volevano e come volevano.
Egli si lamentó forte che non gli avessi permesso di predicare nella nostra Chiesa mentre per lo possato i Lazzaristi ed i missionari maroniti lo avevano fatto. Le sue querelle arrivarono a Tripoli e Beiruth, e non credo improbabili che tra le cause della domanda della mia espulsione dalla Siria si fosse annumerare anche il famoso rifiuto al Padre Sacconi. Ma Dio buono! non si è piú padroni neppure nella casa propria? Ho da confessare peró che il tiro giuocatoci dal Sacconi avrebbe prodotto gravissime conseguenze per questa Stazione se i Gesuiti avessero avuto nel popolo di Kobbath quella influenza che, a nostro danno prima si erano fabbricata. Sacconi stesso confessó che, a vostro danno, prima si erano fabbricato. Sacconi stesso confessò che i tempi erano ben cambiati! Tutto il merito peró spetta ai nostri Superiori che avvisati del pericolo, hanno dato nuova vita a questa Stazione. Dio la prosperi sempre piú. Amen.
12 Marzo.Visita del Nostro Padre generale.
In questo memorabile giorno venne in visita a questa nostra Stazione il nostro Padre Generale Padre Rinaldo di San Giusto. Se volessi descriverne tutto quel che passó nei soli tre giorni di permenenza in quest’Ospizio mi occorrebbe tutti questo volume. Il Signore volle glorificare l’abito di Santa Teresa e consolidare la posizzione di questa Stazione. Mi limiteró al puro necessario.
Il generale partí da Tripoli colla diligenza che va a Homs, ed arrivó all’Arida alle 11 antm. Era accompagnato dal Superiore della Missione Padre Emmanuele della Croce e dal Segretario generalizio Padre Elia della Madre della Misericordia un Missionario - veterano - dele Indie.
All’Arida si trovarono a ricevere il Generale I capi della popolazionee con il Missionario e il Dottor Casini Appena montati a cavallo per recarci in Kobbayath incominció una pioggia densissima che ci accompagnó per tutta la via. Ció non ostante spra Danneci. El Maeste trovammo schierati il primo gruppo dei giovani di Kobbayath I quali al primo apparire del Generale, levati in aria I loro fucili salutarono con ripetute scariche a salve, quindi si posero alla testa ed ai lati del corteo. Poco sotto Andket si trovó il secondo gruppo assai più numeroso, salutó con immenso fracasso di colpi e si uní ai giovani compaesani. In Andket il clero e gli scek uscirono incontro al Generale con croce, cotta incenso, canti ecc. Ed il Generale ricevuta dalla mani del Kuri Boutrus Farah la Croce, con quella benedisse il popolo. Le campane del piccolo villaggio suonavano a festa.
Non appena traversata Andket, la dimostrazione prese proporzioni grandiose. Tutto il numeroso popolo di Kobbayath, non ostante la pioggia incessata e le strade diversate torrenti, era uscito a salutare il nostro Padre. Uno spettacolo splendido! Da Andket a kobbayath il popolo, diviso a numerosi gruppi era scaglionato in tutta la vallata. Ogni gruppo sparsava a salve e man mano si mettera alla testa del coteo che divenne imponenete. Quando si arrivó al bivio della quali una va a Zuq e l’altra a Zuq iunferiore alcuni giovani si fecero innanzi al cavallo del Generale, e strappate le redini di mani ai giovani che le tenevano fino da Andket, ci fecero fare il giro di tutto il Zuq! Appena entrati in paese numerosi gruppi di donne e di fanciule incomminciarono I loro canti col grido di gioia chiamato “zogolta” mentre gli uomini rispondevano con infiniti colpi di arma da fuoco di tutte le qualità. Il corteo aveva la forma morziale. Arrivati al ponte trovarono schierati lungo la via gli alunni e le alunne delle nostre scuole. L’incontro fu serenissimo. Quellle belle testoline, grandanti e lucenti per la pioggia erano tutte rivolte al Generale mentre un alunno dava in arabo e poi in francese il ben – venuto al Nostro Padre Generale finito il saluto scoppió da quei teneri petti un acutissimo evviva, I fucili e le varie armi tuonerano di nuovo e l’immenso corteo incominció a salire la piccola collina del’Ospizio. All’ingresso della piazza della scuola era chierato il clero maronita con a capo il Kuri Butrous Zaitouni che vestito di piviale offrí l’apressari al Nostro Padre. Ricevuti l'íncenso e benedetto il popolo si traversó il piccolo tratto di via fino all’Ospizio tra due fittissime ale di popolo e si discese davanti alla Chiesa.
Fatta breve visita al Santissimo Sacramento il Generale Sali all’altare e con commosse parole ringrazió il popolo della amorosa e spontanea dimostrazione. Il popolo rispose co un fragoroso eviva e battimani senza fine. Quindi per la sagrestia il nostro Padre entró nell’Ospizio.
La sera stessa fu aperta la visita. Il giorno 13 fu consacrato agli affari concernenti questa Stazione e a ricevere le unnerosissime visite. Il 14 furono restituite le visite a Zuq ed Andket, il 15 (Domenica) fu un giorno indimenticabile e faticosissimo per tutti. All’Evangelo della Messa letta dal Generale, fu fatta dal missionario la predica in arabo relativo alla festevole circostanza, e quindi fu fatta della musica durante il resto della Messa. Alle nove antim. Si montó a cavallo per restituire le visite a Martmura, visitare la Chiesa la Scuola e poi desinare in casa dei fratelli Abdu che avevano invitato il Generale. Il popolo di Martmura fece al Nostro Padre un’ovazione splendida, il clero, in sacri paramenti e incenso lo ricevette alla porta della chiesa. Entrati, il Generale salí all’altare e fece un breve sermone al popolo ringraziandolo della dimostrazione e facendo voti pel benessere spirituale e materiale di questa frazione del villaggio ed in fine diede la benedizione al popolo. Questo rispose con formidabile evviva e battemani al Generale.
Dopo il pronzo (splendidamente servito) si montó nuovamente a cavallo e si andó a Deat Agarbie per restituitr la visita al vicario del vescovo, poi si discese a Dahar – Billein ed infine si andó a Guoia. Dappertutto canti e tiri a salve e discorsi e benedizioni come a Mart – Mura. All’ave – Maria eravami di ritorno all’Ospizio stanchi per la fatica e commossi pell’amaore grande che tutto il popolo aveva mostrato al Superiore dell’Ordine. Il clero, gli scek, le scuole, la confraternità della immacolata, la società di beneficenza, il nostro Terzo Ordine, tutti si mossero e fecero del loro meglio per onorare il nostro Padre. Si disse che la spinta l’avessi data io. Non è vero. Il popolo fece da se e fece bene, ed io lo lasciai fare. Il padre Generale partí da Kobbayath il 16 di buon mattino. Fu accompagnato all’Arida dai capi del pasese, dal Dottor Casini e dal dal Missionario.
Nella brevissima dimora in questa Stazione, visitó tutto e ricevette tutti. Prese deliberazioni riguardo alla nuova Chiesa da costruirsi, alle scuole da migliorarsi, alle suore carmelitane da stabilirsi, ecc. Ecc. Una visita breve ma fruttuosa sotto tutti gli aspetti. I soliti nemici di questa stazione carmelitana si rammaricarono apertamente di essa e dell’entusiasmo del popolo! Tanto meglio! Quanto a me, spero di registrare in questi bozzetti di cronaca, una seconda visita … quando… si benedirà la nuova Chiesa. Questo è il voto del popolo di Kobbayath. Quod Deus fasit!
22 Aprile. Gli assassini aggrediscono il Dottor Casini.
Alcuni giorni dopo la partenza del Generale da Kobbayath, il Dottor Alessandro Casini andó a Tripoli e di là parti con Nostro Padre per la visita ai luoghi santi e Monte Carmelo nel suo ritorno, 22 Aprile, verso le undici del mattino, mentre tutto solo faceva il tratto di strada che dalla via di Homs si stacca per Habbe (Markiz) nella località detta Gemmeizé fu assalito da tre brigati armati. Non aveva con se nessun’arma e dovette quindi cedere tutto per un valore di quasi duemila franchi. Fra il danaro rubato vi erano anche due cento megidi per quest’Ospizio. Avvertito il Consolato d’Italia, la questione si mise in moto, gli assassini furono arrestati e sormentati e la questione deivenne solenne… ma I quattrini, fino ad oggi (30 Agosto) non furono ancora restituiti! Come finirà? Il console Generale d’Italia a Beirut, il Signor Emilio Vitto ha sopiegate la piú grande energia, ma chi non conosce il Governo Turco? Promette sempre e non mantiene mai se non sotto la verga. Basta, speriamo bene e Dio ce la mandi buona tra … I turchi!
24 Aprile 1903, Questione con Kalil Beik del Biré.
Appena avuta la notizia dell’aggressione surriferita inviai un uomo a Tripoli per aver notizie. Sotto al villaggio del Biré il mio messo fu aggredito e svaligiato del poco danaro che aveva da un servo di Kalil Beick armato da un martin e mazza. Dopo alcuni giorni, lo stesso messo fu inseguito da altra gente del Biré. Un altro mio messo fu percorso da quei di Megdel appartenenti parmenti al Biré. Scrissi al Beick e lo minacciai di accusrlo regolarmente. Negó il primo ed il secondo fatto, e arrestó e puni gli autori del terzo. Scrissi nuovamente chiedendo soddisfazzione di tutto. Il beik venne a dare spiegazione a voce. Passando sopra a sotto strinsi con lui un patto col quale. Egli si obbligave d’impedire a tutti quelli che gli appartenevano di nuocere ulteriormente ai Kobbayathini e fino ad oggi (25 Agosto) non ha mancato alla sua parola.
17 Giugno 1903
Nella conferenza avuta in Aprile con Kalil, questi mi disse che, sebbene potente, non poteva assicurare di poter tenere a freno due Bekawet ribelli ad ogni legge non mi disse I nomi, ma capii. In paese furono commessi vari furti. Alcuni del villaggio fecero ricorso a me, e allora venne la volta di Amer Beick. Gl’inviai una lettera asprissima dimandandogli la restituzione della refurtiva. Era la prima volta che arrivava al Biré una lettera di tal fatta, si radunarono perció tutti I beikawet per decidere. Amer giuró per Dio e Moamitto che non aveva rubato. Fui chiamato, Ahmeq Allah! Pazzo! L’ira divampó l’audaccia del Missionario ma poi … si pensó di venire a fatti ed anche Amer Beick mi venne a trovare ma non mi trovó perché stavo a Biscerri per affari della Missione. Non ho piú insistito e intanto I ladri si sono allontanati? Peró non tarderà il giorno in cui si dovrà dire davvero con quella canaglia del Biré. Prima di essi bisognerà mettere giudizio a tre o quattro malfattori di Kobbayath I quali sono loro manutengoli. Ecco I nomi dei traditori dei properi fratelli:[8] prima prima di arrivare a liberare Kobbayath dai ladri ci vorrà molta pazienza ed energia specialmente perché il clero ed I capi hanno una paura matta dei Beikawet ed Agawèt dei dintorni. Nel popolo non manca il coraggio.
21 Giugno 1903.
Ecco una data che ci ricorda un fatto lieto I Missionari, per quanto zelanti non arriveranno mai a far tutto. Il genere umano è composto di uomini e di donne, e per la donna ci vuole la donna. Le donne tra di loro s’intendono bene. Noi invece spesso si è portati pel naso. Per un paese poi come Kobbayath dove le donne sono quasi il doppio dei maschi, la necessità di stabilirvi delle suore che aiutassero I missionari nelle loro funzioni era evidente. Il Nostro Padre Generale mantenne la parola che diede nella sua visita di Marzo decorso. Venne l’ordine da Roma al Prefetto e dal prefetto a me e il 21 Giugno fu data mano ai lavori per la costruzione di un piano superiore alla scuola femminile dietro un disegno dato dallo stesso Nostro Padre generale durante la sua memorabile visita a questa Stazione. Per incominciare si è fatto presto, ma per finire occorreranno ancora molti danaro I quali adesso non ci sono. Poi bisognerà pensare al resto occorrente per il piccolo stabilimento di suore.
Intatno si è incominciato e il Signore, ne son sicuro, prospererà un’opera che è di tanto giovamento a questa povera popolazione. Se le suore non si occupassero che delle donne e ragazze che frequentano la filanda di già avvrebbe lavoro sufficente. Ma ci sarà molto altro da fare. Ne parleremo a fatti compiuti se il pietoso Dio benedirà ai nostri sacrifici. E cosí sia.
13 Agosto 1903. La questione di Carm – Sbàtth.
Quasi un’ora sopra a Sciambuq esistono degli estesi terreni seminativi. Ed irrigabili. Per un inesplicabile errore dei capi del paese (specie I Daher), I Beicauat del Biré ne potevano acquistare una buona porzione … e cosí far da padroni su tutto e tutti secondo il loro costume. Non istó a descrivere le verzioni e I soprasi sofferti dai poveri cristiani a causa di questi terreni e delle acque d’irrigazione. Chi conosce un poco I Beicawat se lo puó immaginare facilmente. Si aggiunge poí che si tratta di mussulmani di El Biré! Basta mi limito per questa volta ad un fattevole di cronaca.
Quest’anno il Beick Mohammed Bascia, insieme alle sue donne era andato a Passar l’estate a Carm - Sbatt, dove aveva costruito diverse capanne ecc. Era I suoi servi vi ha un certo Abu Mustafà famoso ladro e nemicissimo dei cristiani. Il giorno 13 di questo mese alcuni giorni di Guaia transitavano per Carm – Sbatt montati sui muli. Quando furono nei pressi della dimora di Mohammed Bascia, furono invitati da Abu – Mustafa a portar non so quanti carichi di prosche pel Beick; naturalmente si pretendeva l’opera gratuita. I giovani non badarono né a minacce ne a bestemmie lanciate contro di loro da quel cane di ladro, e sferzati I muli prestamente in allontanarono. Allora Abu – Mustafa, armatosi di Martin e di sciabola montó a cavallo e di gran galoppo raggiunnse uno dei giovani, il figlio di Tannus Scedièck. Ma questi gagliarda e corraggioso afferra pel collo il musulmano e lo getta di cavallo, poi salta a sua volta dal suo mulo, disarma il nemico e scaglio lontano il martin di cui era armato e incomincia a tempersarle con tale una scarica di pugni e calci poderasi che se non interveniva subito il padre del giovane, avvrebbe certamente finito il malcopitato. Ora avvenne che mentre Tannus Scediek frenava e percoteva il figlio, parti un colpo di fucile ed il giovane furbo, si gettó a terra. Tutti credettero che fosse gravamente ferito. Abu Mustafa fuggi ed I Kobbayattini corsero a chiamare aiuto. In un lampo tutti I giovani, circa duecente, che si trovavano nella montagna, presero le lore armi ed andarono in cerca dell’assasino. Appena riconosciutalo incominciarono a tirare e le ferirono con una palla al piedi sinistro. Questi si ritiró presso le capanne del padrone ed allora incominció l’assalto anche alla dimora di Mohammed Bascia. Le palle grandinava. Quado il Beick vide il pericolo uscí dalla sua casetta e in nome di Dio e di Cristo scongiuró gl’infuriati a risparmiarlo e risparmiar le sue donne ma I giovani lo presero pel collo e ne avrebbero fatto macello se alcuni, piú prudenti non si fossero interposti e colamti I compagni. Intanto l’assassino erasi dileguato velocemente, ed I nostri ardenti di furore fecero ritorno alle loro dimora. La notizia del fatto si sparse in un lampo dappertutto. Il popolo del Biré suonó a raccolta contro I cristiani e cercó aiuto da tutti I turchi di Akkar per marcaire contro Kobbayath. I preti e gli sceik del nostro villaggio tremarono di paura e vennero subito da me. Dissi loro parole durissime e tra l’altro dichiarai che non bisogna dar motivo a nessuno, ma che era tempo di diffendersi e la facessero finita. Dimandai perció un particolareggiato rapporto di tutti I soprassi fino ad oggi soppratutto, firmato dal clero e capi. Di esso rapporto ne facessero sei copie e cioé: pel Patriarca maronita, pel Wali di Beirut. Pel Console Generale di Francia, pel Console d’Italia (nel caso che I francesi dormissero) pel Mutsarref del Libano e per il Superiore dei Carmelitani. Firmassero tutti e mi portassero dette carte subito. Intanto il popolo stesse pronto a difendersi in ogni evento. Ebbere paura e le carte non le fecero! Invece mandarono messi a Kalil Beick al Biré! Questi, prudente, calmó quei del Birré e rispose che cercassero di calmare Mohammed Bascia. Io non scrissi niente a nessuno, avevo fatto il patto secreto con Kalili Beick e questi anche questa volta si portó benissimo e stette alla parola. Del resto si diceva che I musulmani avevano tirato sul Kuri Antonius Fehed e questo povero prete mi apparteneva. I turchi riflettereano alle conseguenze; di mezzo vi erano gl’incomodi Europei! E fecero la pace coi Kobbayathini ma dissero che volevano fucilare il Missionario! Povero Missionario! Pevero Missionario! E che hai fatto tu di bene a quei bravi turchi per meritarti un tanto onore? …
Intanto, tutti lo sanno, se non avessi picchiato delle buone busse a quei Becauèt del Birré questa volta Kobbayath avrebbe passato dei brutti momenti. Fortunato quel giorno in cui, staccatomi dal clero e capi del paese, incominciai solo ed in secreto la lotta contro il Biré in favore dei miei poveri popolani! Ne ho ottenuti due effetti: ho intimarito I turchi e incoraggiati I cristiani. È la prima volta che I turchi si sono sentiti sibilare intorno proittili lanciati dai cristiani, e che un famoso Beick sia stato preso pel collo e costretto a raccomandarsi in nome di Cristo! Ed è anche la prima volta che dopo tanta in salita andacia abbiamo preferito di far la pace senza indenizzi in danaro. Non hanno poi tanto torto se mi vogliono fucilare! Intanto, senza fidarsi tropo, staremo a vedere cosa faranno contro me e contro Kabbayath. Credo che dovremo farla finita con una questione tremenda presso I consolati europei. Fedele alle già prese decisioni, non mi serviró né del clero né dei capi I quali guasterebbero tutto. Lavorerò col popolo. Arrivedrci, anciallah, ad una nuova cronaca.
7 Agosto 1903, Il colera!
Fin dalla metà di Luglio. Testé decorso da Tripoli e dintorni arrivano notizie di stragi prodotte colà dal terribile morbo, quali notizie di giorno in giorno si facevano piú tristi ed allarmanti e se non in tutto, in buona parte peró corrisponderano alla verità dei fatti. Alla fine di Luglio rimanemmo completamente isolati; nessuno partiva per Tripoli, nessuno veniva. Allora fu messo il cosidetto “cordone”che impediva l’entrata nel villagio a persone provenienti da luoghi infetti, e veramente era tempo! Il colera ci aveva circondati da ogni parte! Ma il “cordone”messo dagli sceck era un nome e niente altro all’una pomeridiana del Venerdi 7 Agosto, colla rapidità della falgore, corre la notizia che la figlia di Mariem Coltumi di Daher – Bilein tornata da due giorni da Tripoli, era caduta nel terribile morbo. Fughe, grida, spavento, un parapiglia generale! Al solito vengono all’Ospizio gli scek per udire il quid faciendum per poi non far niente col medessmo solito … Parto insieme al Dottore per vedere l’ammalata, ma il dottor Casini, arrivati vicino alla casa fatale mi fa fermare fuori dicendomi che cogli abiti di lana che portvo era pericoloso esporsi. Entró lui solo e costató un caso gravissimo di colera! Quando uscí mi disse che la ragazza era quasi morta e fuori di sensi e che tra non molto sarebbe morta. Morí di fatto non appena tornati in casa. Allora la paura divenne addirittura pazza. Il paese divenne deserto, il clero non si fece più vivo e tutti gli scek si tennero a parte. Chiesi un cavallo per me, uno pel dottore e quattra uomini di servizio per quello accaduto e per qualunque nuovo caso. Ma che! Né cavalli né uomini! Intanto erano passate già sedici ore dalla morte di quella poverina e non si trovava uno che la seppellisse!!! Et non erat qui sepeliret. Che fare? Allora ci vestimmo di zendaloni usati dal dottore nelle operazioni chirurgiche. Prendemmo con noi due grandi bottiglie di disinfettanti, caricammo un asino di due casse di calce e accompagnati da Yussef Scandar e da Yussef Sarchis andammo a seppelire la povera figlia. Sciolta la calce ne spargemmo davanti la casa e sulla soglia e dentro fino al cadavere e sul cadavere stesso recitai quindi, con quegli abiti pontifici. Il “libera me domine”e diedi alla meglio l’assoluzione. Presa quindi la povera morta la ponemmo nella cassa mortuaria anch’essa cospersa di calce. Caricatala poi sull’asino ci avviammo alla lontana fossa che alcuni pietosi avevano scavata e poi erano fuggiti senza indicarsi li luogo. Il sole dardeggiava con tutta la sua violenza e non spirava aria. Era l’una e mezzo promeridiana! Il nesto corteo avanzava senza saper dove, ma sapevano di andar fuori del villaggio. Ogni corteo deve aver l’ordine e anche noi lo volevammo nel nostro . Io presi la capezza dell’asino ed aprivo la marcha, quindi l'asino carico di quello strano peso sorretto, ai due lati dai Yussef, infine veniva il Dottore Casini. Cosí facemmo lo stretto ed aspro e lungo sentiero finché come Dio volle, trovammo la scavata fossa. Qui giunti, facemmo delle preghiere, sopra la poverina defunta, e poi la deponemmo nella fossa, e in mancanza di pale, la interrammo facendo uso delle mani e dei piedi. Alle quattro e mezzo, disinfettati ben bene e vestiti di soli pantaloni e camicia tornammo all’Ospizio. É cosí finí quella giornata tragica – comica! Mancava ancora a fare una cosa: la disinfezione della casa della defunta e la disinfezione della madre e del fratellino.
Al solito, tutti fuggirono, e perció dopo qualche giorno dovremmo fare anche quella. Il dottore era fuori del villaggio presso un infermo. Vedendolo tardare e temendo che il colera non si propagasse nel villaggio mi vestí di un zandalone ed in compagnia del bravo Yussef Scandar e del secondo timido Yussef Sarchis mi recai alla casa del colera. Lavorammo tre ore e mezzo per sbarazarla di tutto e brucciar tutto quindi la cospargemmo di calce liquida e disinfettanti. Era il 14 cor. Agosto.. il di appresso feci comprare nuove vesti per la madre e pel bambino, una stuoia ed una coperta ed altro ed andai di nuovo alla casa. Tutto era pulito. Feci uccidere tutte le galline e le brucciai, poi messi gli abiti nuovi nel giardino sottostante, vi mandai la donna col suo bambino. Là si spogliavano dei vecchi abiti e li tuffarono nel sublinato, poi si lavarono col sublimate da capo ai piedi, si vestitono dei nuovi panni e salirono soddisfatti alla disinfettata casa. Allora donai alla povera donna la stoia nuova e la coperta e un pó di moneta e me ne tornai all’Ospizio che era già notte. Cosi per la grazia del pietoso Iddio fu rimossa ogni occasione di contaggio per quanto era da parte nostro .
Ho voluto descrivere tutti I particolari del fatto perché chi verrà appresso prenda corraggio e sappia come regolarsi. Non sempre si avrà con noi un dottor Casini.
Finito tutto (senza aver avuto neppure un grazie da nessuno) chiamai I capi e con le più roventi parole feci lor capire ch’era tempo di farla finita di tentare Dio. Mettessero quindi I cordoni come si doveva e premunissero il paese. Si mossero un pochino e poi … al solito ale – beb – allah![9] Allora mi fece fare due camicioni di mussolina e mi preparai ad ogni evento, ma grazie a Dio, fino ad oggi (30 Agosto), niente è venuto a turbare I sonni dei preti e degli scek che Dio li benedica! Cioé, c’é stato di nuovo non il colera ma un che … che ha fatto piú danno del colera a Kobbayath. Eccolo.
29 Agosto 1903. Il Torrente!
Non si erano ancora quietati gli animi e riavuti dallo spavento pel colera, che un nuovo infortunio piombó sopra tutti e gettó tutti nella costernazione. Era l’una pomeridiana del giorno 29 Agosto, e contro ogni abitudine oscuró d’improvviso il cielo e incominció immantinente una dirottissima pioggia che duró fino al tramonto. Il tranquillo fiumicello in tre ore si tramutó in impetuoso torrente, poi crebbe crebbe crebbe e divenne gigante. Le acque arrivarono fino a toccare la volta del ponte! Sotto quella immensa e terribile mazza di acqua numerosi giardini furono totalmente distrutti, innumerabili alberi furono schiantati, divelti e trascinati, terreni asportati, vacche e pecore rapiti dalle onde furibonde e per somma sventura, il figlio di Abdou Gosson di Mart – Mura, un giovane pieno di vita fu travolto e morí annegato mentre fidandosi troppo delle sue forze cercava di tirare a terra il copioso legname che seco asportava il fiume. Se avesse ascoltato le esortazioni dei suoi compagni che lo invitavano a discendere dal gelso su cui si era arranpicato non sarebbe morto. Venne la piena più forte e asportó il gelso e chi vi era sopra! Il corpo di quel disgraziato fu ritrovato il giorno appresso da quei di Deat Agarbie presso Sendiéni.
Anche il ponte passó gravissimo pericolo e perció durante la piena ne vietai il transito. Gli enormi macigni trascinati e gl’innumerabili tronchi di alberi e che con furia vertiginose correvano colle onde lo bombardarono e scossero ma non cadde. Bisognerà peró restaurarlo bene altrimenti durante l’inverno cadrà certamente.
I danni prodotti dal temporale si valutano sopra gli ottantamila franchi. Per un paese come kobbayath è un vero disastro.
Ora qualche riflessione sulla cause del disastro per quanto dipende dagli uomini. Esse sono due: 1, il disboscamento praticato su largha scala sui monti e colli vicini. 2 l’aver invaso il letto del fiume con giardini o piantagioni di gelsi, restringendo il fiume in troppo anguste letto. Ognuno comprende facilmente il perché du queste mie osserzioni, ed io mi auguro che lo vogliano comprendere coloro cui aspetta il dover provedere al benessere comune. Ma… va a lavare la testa all’asino!
Oggi 1 Settembre 1903.
Fr Stanislao
4 Settembre 1903, Un brutto affare.
Non ci manca altro! Una sera mi chiamano a Dahar Billein una ragazza era incinta! Li accusava un giovane di Daher Billein come autore del fatto. Arrivato in casa di Ibrahim Neggair, prende a parte la ragazza e le moglie di detto falegname e feci giuaí prende a parte la ragazza e la moglie di detto e feci giurare la giovane di dir la verità. Usai di tutti I modi per scoprire la verità. Rimasi stardito quando la ragazza giuró che unico e solo autore del fatto era un certo di Zuq e mi disse il nome. Io stimava il giovane e cercai di assadare se altri, oltre il suddetto, avesse avuto relazioni con la ragazza. Niente! Chiamai il vicario del vescovo ed il Kuri Bulus Zeituni ed esaminati il giovane accusato e la ragazza, quello negó, questa affermó e giuró colla mano sul cibario secondo che mi aveva giurato la prima volta. Allora, raccolti altri indizi che potevano a confermare il fatto, fu steso regolare rapporto per le autorità nel qual rapporto fu manifestato la nostra decisione che, cioé, secondo la legge ecclesiastica il detto giovane dovesse sposare la ragazza oppure provederla, altrimenti si sarebbe fatto ricorso all’autorità locali. Il rapporto fu firmato da me dal vicario del vescovo e dal Kuri Bulus Zaituni, ma credo che dovrà mandarsi al Caimacam perché il giovane non accetta né giuramenti né ragioni. La povera bambina sedotta non ha neppure quattordici anni! La sua madre è morta l’anno passato colpita da meningite. Tre sorelline le mandai dalle suore della Carità a Tripoli. Il padre lavora alla montagna. Povera orfanella![10]
4 Settembre 1903. Le carezze del Lupo!
Mohammed Bascia, quel Beick del Diré che fu preso pel collo dai giovani Kobbayathini a Carm –Sbatt fa nuovi patti di pace e riceve onore dai cristiani. Ieri sera 3 Giovedi, ho cenato in Andket presso quei pseudoscek, poi, verro mezzanotte é sceso in casa Daher. Onori ed incenso senza fine! Stupidi scek! Oggi, senza esserne invitato, accompagnato da tutti I capi di Andket e Kobayath è andato a pranzo da Tannus Abdu alla montagna nella località detta Halbuzé.
È Venerdi! Almeno quei scek rinnegati potevano farsi onore dicendo al furbo Beik; Oggi è Venerdi e tra I maroniti non si mangia carne ma si! essi rinnegherebbero anche Cristo per non disgustare Moametto! Quando, prima che si recassero da Tannus Abdu, a due di essi feci notare la sconvenienza di mangiar carne davanti al turco il giorno di venerdi, mi risposero che loro era impossibile non andare e che del resto c’era il permesso, stante il colera. Rispose che baciassero anche I piedi al turco… ma che il permesso di mangiar carne non doveva servire a disonorare il nostro nome di cristiani. Ma essi amano di essere diprezzati dai turchi stessi I quali stimano assai chi è osservante della legge della propria religione..
10 settembre 1903, I mussulmani assalgono e danno il sacco ad Aiún villaggio cristiano.
È un fatto che non riguarda quest’Ospizio, quindi non lo registro, Solo noto che tre mesi fa, lavorarai piú di trenta giorni per far la pace tra I due capi: Hanna Mansur ed Elies Dahrug. Vi erano di mezzo interessi per circa 60000 piastre! Ed una tremenda revolvevata al petto di Hanna Mansur. Il patriarca, il vescovo I Gesuiti avevano provato di aggiustar la questione, ma senza alcun risultato. Come Dio volle riuscii ad accomodare tutte coll’aiuto di tannus Abdu e Makul Daher. Ci rimisi anche le spese! Ebbene, quando il 10 Corr, I turchi invasero e saccheggiarono quel villaggio, I capi ed I preti di Kobbayath furono chiamati a Saidet el Qalaa, ma neppure un motto a me! Tanto meglio, un grattacapo di meno! Vedremo cosa faranno gli stizziti gesuiti ed I zelanti consoli di Francia. Intanto un poco di riposo non mi fa male… e se l’aggiustino tra di loro! Era giusto peró che notassi qui quel che è corso tra quest’Ospizio ed Aiún onde giudicare spassi unatamente dell’agire … dei Gesuiti. Quando andai in Aiún per finire la famosa questione tra Hanna Mansur ed Elies Dahrug, non mancai di prender meco il Padre Ganem di S. J. Superiore a Saidel El Qalaa … ma questi deve essere già dimenticato! Mi rincrescerebbe assai se, per fusili motivi, si dormisse e si lasciassero quei turcacci impuniti. Vedremo.
13 Settembre 1903, Visita di Kalil Beick.
Dopo le batoste di Karm- Sabatt ecc. Ecc, si sentiva il bisogno d’intendersi nuovamente sulla condotta da tenersi pel fututro. Il 13 venne Kalil a farmi visita. Era accompagnato da suo fratello da due scek musulmani e da servi armati. Fatte le convenienze d’uso, come sarebbero bibite frutta e café, lo presi a parte in camera e gli contai tutto. Mi spiegó diverse cose, e finimmo col rinnovare I patti già fatti e mi fece suo delegato per tutto ció che potesse correre tra lui e Kobbayath, ed aggiunse che le mie decisioni erano e sarebbero irrevocabili. I fatti dimostrarono la lealtà. Gli scek di Kobbayath hanno cercato invano di sapere quel che sia passato tra me ed il Beik. Ma se non lo scrivo neppure qui, lo vado a contar loro? Ma se ho detto a tutti che da qui innanzi lavoreró da solo per il bene del villaggio?! Non la vogliano capire? Lavorando con essi non si conclude mai niente e ci si perdono fatiche e spese. Intanto il piú forte dei Beicauat d’El Bire l’ho domato a poco a poco, coll'aiuto di Dio, verranno gli altri, e la povera gente di Kobbayath respirerà.
14 Settembre 1903. Riconoscenza di Seck.
Ibrahim Tannus Daher, il mezzo scismatico e peggio, è capo eletto e riconosciuto in Kobbayath guardate un pó come onora il sigillo del paese: Otto mesi fa venne a farsi medicare qui un ferito di Maste parente della moglie di Ibrahim. Chiamavasi Giabbour, ed aveva ricevuto una fucilata in un braccio. La ferita andava in congréna ed il giovane per vari giorni versó in grave pericolo di peerdere il braccio … ed il resto. Il Dottoe Casini lo prese in cura e colla solita sua volontà lo salvó dal pericolo e lo restituí sano ai parenti … Siccome il giovane, a detta di Ibrahim Daher, era povero, gli furono fatti pagare appena I medicinali e mezzo scudo al giorno. Tra operazione, cloroformio, medicature ecc si arrivó a megidi 12 ½ . era un favore straordinario. Non bastó venne nuovamente Ibrahim. Pagó I dodici megiddi e pregó di ridurre la tarriffa, ne parlai al Dottore e fu messo a un quarto di megidi al giorno. Dal giorno che furono saldati I conti col pagamento sopradetto s’incominció a camputare piastre 5.30 al giorno. Il giovane venne in ambulatorio altri 25 giorni. Quindi megidi 6 ¼ quando fu perfettament guarito eccoti nuovamente Ibrahim Daher a dirmi che il povero giovane non poteva pagare neppure ad un quarto di megidi al giorno e che perció era inutile di dimandare altri 6 megidi e ¼ . allora proposi che la spesa andasse metà a noi e metà a lui ed egli accetti e furono segnati tre megidi a carico di detto scek. Si poteva far di piú? Ebbene. Quando, pochi giorni fa, Ibrahim venne a pagare I conti di casa Daher, negó I tre megidi e ci trattó da bugiardi e ladri! E si dichiaró … non italiano! Ma lo sapevamo che non è italiano … é arabo e peggio. Fino ad oggi è faribondo e porta al cielo I gesuiti. Non saprei se I gesuiti avrebbero con lui quella pazienza che abbiamo avuto noi. Intanto I tre megidi dovuti non l’ha pagati e crede, per di piú, di farsi strada con le chiacchere ed insolenze. Arrivederci a Novembre! Allora regitreró qualche altra cosa ben deversa in queste pagine.
Fr Stanislao.
16 Settembre 1903,
Il popolo di Aiún si rivolge a questa Satazione per avere aiuto. I Turchi vogliono assalire Hazzeir.
Credevo di aver finito tutto e di riposarmi dopo qquel che scrissi il 10 corr, ma mi sono ingannato. I capi di Aiún sono venuti a chiedere aiuti. Ho loro risposto che non potevo entrare nella questione senza esserne invitato dai Gesuiti e senza aver dovuto ed esaminato tutto coi miei occhi. Il 16 corr. Ricevei una lettera dal Padre Ganem S. J. mi diceva: "Vous nous feriez plaisir aux chrétiènes d’ici et à moi, si vous pouvez venir à Saidé ect". A Mezzadí, accompagnato da due giovani armati montai a cavallo per recarmi a Mingez ed Aiún. Per via, a Zuq, incontrai il Kuri Mukail Zreibi che insieme ad alte persone veniva in tutta fretta all’Ospizio e mi ferma e prega di tornare subito indietro per assistere ad una riunione di preti e capi del villaggio. Ma perché? Gli dimandai. Hozzeir è in pericolo. Ebbene cosa dimandano quei poverini? Vogliono tutte le bestie da soma che si trovano in paese per caricarvi le loro masserizie e fuggire. Curato, gli risposi, dite ai preti e capi che fasciano subito quanto dimandarono quei poveri nostri fratelli, io intanto vado innazi e … arrivederci o vivi o morti. Spronai il cavallo e via di corsa a Mingez. Poi a saidet el Qalaa, e poi, insieme al Padre Ganem, il vicario del Vescovo e diversi altri preti, ad Aiun. Il villaggio saccheggiato era guardato da soldati. Senza tener nessun conto di essi, nella mia qualità di Missionario obbligato a dar relazioni ufficiali ai consolati, scesi da cavallo e incominciai la constatazione dei furti e devastazioni. La chiesetta era un poco manomessa le cose completamente spogliate, I pochi mobili fracassati, il bestiame rapito, le tante colture di api distrutte … una rovina completa dappertutto! Del fiorente e agito paesello non restava che le vuote case guardate da soldati.
L’origine della questione fu una cosa ed un terreno che uno di Ai’un aveva venduto ad un Turco. I cristiani si opposero perché secondo la legge, pari prezzo, compra il confinante. I turchi bruciavano la casa e ferirono qualche persona. I cristiani ricorsero al governo. I turchi se é vero, mandarono a tagliar la testa al capo del villaggio. Questi, se è vero mandò uno dei quattro malfattori inviati da Abdallah el Keng. All’atro mando. Inde ire !
Finita l’inchiesta di Aiun, il Padre Ganem tornò a Saidet El Qalaa ed io e i preti salimmo a Hazzeir minaccato di rovina.
Fu grande il contento dei preti dei capi e del popolo. Cenammo in casa di Selim Elias, uomo gentilissimo e generosissimo vera gloria ed onore dei maroniti di queste regioni non parlo del Kuri Bulus Gereig. Perché il suo zelo e la sua generosità sono troppo noti. Appena finita la cena. Dissi a tutti che assolutamente volevo andare dal Caimacam e Cadi. Mi risposero che era pericoloso e che forse non sarei tornato vivo. Tenni fermo, e la mattina susseguente, accompagnato dal Kuri Yussef Hag e due altri preti e un secolare andai ad Hoson. Fu una trattata fulminea di tre ore sotto un sole che brucciava. Ricevesti, appena arrivato, tutti gli onori civili e militari. I miei compagni presero animo. Parlai (al Caimacam ed al cadi) gentile ed energico : feci loro comprendere che per Aiun, chi aveva rotto doveva pagare ; e che la questione era già in mano dei Consolati, ma che per Hozzeir ed altri paesi cristiani, avrei addossato tutta la responsabilità sulle autorità se i turchi avessero osato di fare ai detti villaggi il male che c’erano poposti di fare.
Il Caimacam[11] ed il Cadi[12] mi risposero che tutta la responsabilità se la prendevano essi. E che perciò i cristiani non abbandonassero le loro case e stessero pure risposati e tranquilli. Dimandai un rinforzo per Hozzair e fu accordato. Nel tornare da Hoson ebbi a constatare che gli Agauet avevano avuto timore e che i turchi avevano in un sol giorno cambiato d’idee sia benedetto il Signore! Tutto da Lui e niente senza Lui !
Grande fu la letizia quando tornammo in Hozzeir cenammo dal Kuri Bulos Gerèige e dormimmo da Sellum Elies. La mattina seguente, 18 corr, di buon mattino, accompagnato dai miei due giovani armati andai a celebrar la Santa Messa in Saidet El Qalaa di là andai a Mingez dove finii un’altra questione tra il Kuri Elies e Jaqub Seleiman e poi … stanco assai tornai all’Ospizio.
Che cosa avverà ? non lo so. Lo registreró, se Dio vuole, in altra parte di queste croniche, i poveri pregano per me povero, e il Signore dei poverelli non lascerà inesaudita la preghiera dei suoi amati. Bravo che chi verrà dopo me, non abbia timore e lavori con prudenza e fortezza. Si Deus pro nobis quis contra nos ? viva Gesú Viva Maria ! viva l’Italia !
1 Ottobre 1903, Il colera in tutto l’Akkar ed Hoson.
Dopo il primo caso avvenuto in Kobbayath, come ho già scritto sopra, non siamo stati piú molestai dal colera, ma tutto l’Akkar ed Hoson ne soffre universalmente.
Attulamente, eccettuato Kobbayath ed Andket dappertutto, il colera infierisce quasi dappertutto . Tutti i paesi circonvicini sono infetti e noi quindi siamo letteralmente corcondati dal brutto nemico. Come si finirà ? avremo una seconda infausta visita nel villaggio ? se il signore non fa qualche miracolo a pro di Kobbayath, tutto fa credere che avremo una seconda edizione … di colera, e non so se questa volta riusciremo a strozzarlo appena nato ! I preti ed capi, che temono tanto, lasciano entrare in paese chi piace a loro. Che miscuglio di paura e di temerità ! ma é inutile far lro prediche. L’asino, almeno a bastonate, va meglio di essi.
E quando il colera sarà nuovamente entrata in paese scapperanno sicuramente, e ci scommetterei che diranno che la causa … ne siamo noi europei ! qui tutto é possibile.
Fr. Stanislao.
20 Ottobre 1903. La quarantina !
Si facevano ogni giorno piú forti i lamenti contro gli abusi degli scek in quali lasciavano entrare chi piaceva a loro. La mattina del 20 adunque vi fu una adunanza generale in casa Daher, dove, per caso ! mi trovai ancor io. Dopo essersi lanciate scambicolmente le piú tremende malidizie e parolaccie, mi dimandarono che cosa potesse farsi pel bene e sicurezza del paese. Risposi che io non vedevo altra via che rimetter la direzione della quarantina e cordoni in mano del dottor Casini. Facessero a questo scopo una carta e la firmassero tutti i preti e capi. Lo fecero di mala voglia. Il dottor prestava il servizio gratis. Ma quanti fastidi per trovare i giovani da mettersi a guardia delle strade ! Ció non ostante, girando da nove a sera per i confini, riuscimmo a mettere un ordine severo. Chiunque arrivava doveva attendere il dottore per la disinfezione delle merci le quali ci facevano cosi entrar subito, ma le persone fatta la disinfezione degli indumenti e della cute dovevano restare tre interi giorni in osservazione, dopo i quali, dietro un permesso del Dottore, potevano entrare. Gli Scek … videro cosi cessata la camorra e non piacque loro ! il giorno 23 corr. Makul Daher andó a Martmura per salutare il Signor Anis Biscerrani arrivato qualche giorno innanzi dal Maste e alloggiato in casa di Ibrahim Aise. Quando questo signore arrivò non esisteva ancora la quarantina ufficciale, ció non ostatne egli fece le disinfezioni che io gli ordini. Nella visita adunque di Makoul Daher al Biscerraneo, si incominció a parlare di quarantina ecc. Quando Makoul (forse perché ubbriaco di cognac) incominció come un enerumeno a bestemiare il Padre Missionario, il clero, il Patriarca ed il Papa ! Va a far del bene all’asino ! La sera, contro gli ordini del Dottore alcuni cobbayattini provenienti da Tripoli forzarono il cordone e andarono coi muli e mercanzie alle loro case ! Canaglia ! quando vidi che era impossibile salvare il villaggio … fece scrivere la sera stessa l’atto di dimissione dal Dottor Casini e lo mandai ai preti e capi. Cosí fini il nobile e disinteressato tentativo per colpa … di chi ? anche uno stupido capisce la relazione tra le bestemmie ed insulti lanciati contro di me in Martmura e l'entrata gloriosa di Jussef Makul Scemmá e compagni in Zuq a dispetto degli ordini dati. Quanto a me ho trovato piú docili i musulmani che non i cristiani di Kobbayath. Non parlo del popolo parlo dei capi.
Ed ora ! Ora ognuno alla bab Allah ! si salvi chi puó. Ho da perder la testa per stupida gente ? e dopo essermi rovinata la salute per loro, mi debbo sentire anche ringraziare in quella maniera dal capo supremo Makul Daher ?
Eppure quanto bene ne sarebbe venuti al
villaggio, e quale esempio splendido avrebbero dato i Kobbayattini, in fatto
d’igiene, a tutta la
Siria ! non mi è riuscita, Deo gratias semper !
Fr Stanislao.
3 Novembre 1903.
Questa sera ore dieci si è radunato il clero in casa Daher. Insieme al clero si sono radunati anche gli scek ed hanno concluso … di rimettere la quarantina e condoni in mano di Mohammed Bascia Beick ! e cosi quel che non abbiamo potuto far noi. Lo farà un turco… ? E pensare che durante tutto il tempo di mia dimora in Kobbayath non ho fatto altro che diffendere il popolo dai turchi. Ma se gli Scek amano i turchi e fanno a mezzo con essi per assassiare il popolo ? Staró a vedere e Scriveró. Almeno mi resta questa consolazione di affidare le mie idee alla carta fedele. Dio moi. Che vita ! è la verità lo sanno, ma chi segue la verità. Il villaggio è diventato un bolgia infernale. La confusione è al colmo. Come si finirà ? si finirà come finisce ogni istituzione dove non regni l’ordine. Senza fusione distruzione. Dio salvi il povero popolo di Kobbayath, del resto troppo buono. Si ride di disinfezioni. Si ride di consigli igienici, si ride di tutto ció che giova a si balla alle porte della morte. Non giova neppure fare e dare tutto gratuitamente. Intanto in Europa in pochi giorni si strozza il colera, qui (come fanno i scek in piccolo fa il governo in grande) il colera diventa endemico ! stupidi !! del resto io ho fatto il mio possibile e basta finalmente vedrete, che toccherà a me a me solo e al caro dottore … se morirà qualcun altro in paese.
Fr Satanislao
24 Dicembre 1903. Il dottore in pericolo di morte istantanea !
La vigilia della grande festa della pace e dell’amore quest’anno si è convertita per questa Stazione e pei tanti poveri, in vigilia dei piú grandi dolori ed ansie. Come si sa in detto giorno si fa la cena prima del tempo per potere poi ricevere alcuni che vengonoa passare la serata di Natale con noi nella quale si confessano per fare la Santa Communione alla mezza notte.
Verso il tramonto il caro Dottore se n'era andato a fare una visita alla promessa sposa in casa Daher. Prima che partisse gli dissi che non tardasse tanto, perché avvemmo cenato alle sei. Non vedendo tornare alle sei, cenai solo. Non aveva ancora finito, che il giovane tornó coll’abituale suo viso e brio. Si mise a tavola e cenó mangiando pesce e castagne. Appena finito di cenare accusó uno strano dolore allo stomaco. Si alzó e andó a vomitare. Fu una grazia speciale ! senza il vomito dopo un’ora sarebbe morto ! non palo a caso. Dopo aver vomitato tornó presso di me e lo vidi pallido e spassato. Le presi sotto il braccio per condurlo in camera, ma non avevamo finito di salire la scala che il povero dottore si curvó pesantemente. Allora lo sollevai di peso e lo portai sul letto. Chiamai i servi e incomminciai ad usare quei mezzi che credevo atti a richiamarlo in vita. Credevo il male un effetto d’ingestione o apolessia. Ma quando lo vidí tremare tutto e dar tremendi sbolzi e stridere i denti e gli occhi socchiusi e le palpebre temolanti e la bocca serrata e le labbra in continue contrazioni … un tremendo, sospetto s’impassessó di me … divenni pazzo. Il Dottore aveva due nemici. Tannus Abdu e Uèse Daher. Il primo s’era lungamente illuso di poter dare la sua figlia in isposa al dottore e quando lo vide fidanzare regolarmente con un’altra, era divento furibondo e aveva minacciato che il matrimonio non si farebbe. L’altro si era veduto sfuggire la ragazza cui mirava da tanto tempo non ostante che fosse costantemente rifiutati dalle stessa e respinto con energia a dispetto di tutte le pressioni fattele dai genitori e parenti.
Al richiamarmi adunque alle memorie i nemici del mio bravo gioavne il dubbio temendo un’invase e non ragionai piú. Ma Dio che spinse il dottore a vomitare, fece si che dopo la mezzanotte incominciare a star meglio e la mattina di Natale riacquistó quasi completamente l’intelligenza. A mezzo giorno ragionava benissimo ma … ahimé gli arti inferiori erano perduri ! Mi dimandó come era andato la faccemnda. Gli risposi manifestandogli tutto ció che aveva osservato in lui durante la terribile ntte, ma gli nascosi il moi dubbio e i miei feroci propositi. Ebbene quando ebbe riflettato un poco mi disse : Me l’hanno fatta … come ? … questi che provo sono effetti di noce vomica o di striemina ! »Mancó poco non cadessi fulminato a terra … il mio dubbio diventava certezza. Mi fece coraggio e cercai di convincerlo che non poteva essere altro che una leggera apoplessia. Fino ad oggi 28 non ho chiuso gli occhi al sonno … peró il dottore ha sempre leggermente migliorato e oggi, dopo una intensa seduta elettrica ha potuto articilare un poco le gambe. Speriamo che il miglioramento seguiti fino a raggiungere lo stato della splendida salute della quale il dottore è stato sempre dotato ! Amen !
Fra Stanislao
29 Decembre 1903.
Oggi, dopo un’intensa applicazione di elettricità ai nervi, il Dottore s’è sentito molto meglio, e appoggiato a Makul e Ibrahim Daher ha potuto fare qualche passo per la camera. Ho mandato a dire una Messa a Saidet El Qalaa. La madonna faccia che il nostro caro malato vada sempre migliorando. Le suore di Andket hanno incomminciato un novenario a San Giuseppe per ottenere la desiderata guarigione del Dottore.
I capi di Andket hanno fatto un voto in favore dei poveri allo stesso scopo. Tutto il popolo di Kobbayath è costernato e prega. Chi è quel … tizzone d’inferno che dentro di se si arrovella che il colpo non sia riuscito ? Dio perdoni ! e noi perdoniamo ma l’infamia, anche perdonata, resterà sempre infamia !
Ma come spiegare l’infame attentato ? Ecco : Il giovane respinto dalla famiglia Daher, ha ripetutamente dimandato a Tannus Abdu la mano di Kergie. Questo è certo. Che ne segne ? chiunque che abbia un pó di sale in testa e conosca il paese, i delitti, e anche il carattere vendicativo di Tannus Abdu, capiva che egli a voluto fare una vendetta terribile. Si sa che egli (stupidamente) andava dicendo che il matrimonio non sarebbe avvenuto. Che pensó ? « Togliamo di mezzo il dottore. Il missionario crederà a un’apoplessia, io daró mia figlia a Uèse Daher e la fidanzata resterà derelitta e la famiglia Daher scarnata e sottomessa. Chi legge non si meraviglia. La causa unica della malattia del dottore è il veleno ! Date tutte le circostanze sopra narrate come spiegarsi altrimenti l’attentato ? quanto a me non so spiegarmelo. Che come me lo sono spiegato. Ma vedrete che poi tutto verrà fuori e si saprà tutto.
Fr. Stanislao.
31 dicembre 1903.
Il dottore seguita a migliorare ogni giorno leggermente l'applicazione dell'eletricità gli fa assai bene. Deo gratias e grazie alla nostra buona madre Maria Santissima ! ieri è venuto Tannus Abdu e si burlava dei miei sospetti. Allora scattai e gli dissi sul muso : Si si, tu l’hai avvelenato, non tu solo, ma tu e il tuo compagno. E la ragione è questa ecc. Ecc…
Rimase livido e mi disse che me l’avrebbe fatta pagare. Anciallah ! come ? col veleno ? o con le fucilate ? o con rapporti contro di me ? povero grullo ! sono cose di cui non ho paura affatto. Trovi qualche cosa di meglio per mettermi timore.
28 Gennaio 1904.
Diceva sopra che col tempo tutto si saprà. Senza si disdire niente di quanto ho scritto sopra, aggiungo che l’esecutore del mandato non é stato altri che Ibrahim Jussef Hecim. Egli frequentava giornalmente il nostro Ospizio e la sera dell’attentato stava in casa nostra. Conosceva tutte le nostre abitudini e nessuno pensava che fosse un traditore ! Ebbene appena caduto il Dottore, l’infame s’è ecclissato e non si è lasciato piú vedere mentre fino alla vigilia di Natale era sempre tra noi. Del resto, durante la malattia del Dottore se ne usci in certe espressioni, dalle quali traspariva tutto l’animo del medesimo. Ho informato di tutto il Cosnsole generale d’Italia a Beirut, una con preghiera di non muover questioni le quali ridonderebbero a disonore di tutti i maroniti. Ho fatto ció per formare qualche precedenze nel caso che (Dio nel permetta) si attendesse di nuovo alla vita del giovane. Le cautele non sono mai troppe !
29 Marzo 1904. Finalmente !!
Dal Luglio dell’anno decorso la Missione era priva di Superiore. Cioè c’era un rappresentante che … in pratica sembrava non rappresentasse niente. Giorni fa fui chiamato a Tripoli dal Padre Anselmo. Credevo si trattasse dei soliti affari a me confidati dal passato Superiore e pei quali mi era già recato cinque volte colà, invece mi fa communicato che il nuovo Superiore era fatto ed era proprio lui il Padre Anselmo.
Ah ! finalmente ! come primo atto di ubbidienza mi commise subito di muovere questione contro Nassin Ehnalti che avea usurfato il canale di scolo delle nostre case di Tripoli e aveva fabbricato una casa a ridosso del nostro muro occludendo il passaggio dell’aria e delle luce a piú che dodici finestre. Un supriore che prende possesso del suo ufficci con un atto di rivendicazione dei diritti inalietrabili della Missione speriamo farà del bene[13] quanto a me, come per lo passato, seguiteró a lottare contro chiunque osi ledere i nostri sacrosanti diritti specialmente ora che, sembra, si ha intenzione vera di non lasciarsi imporre da chicchessia. Fata favent !

10 Maggio 1904