LO SVILUPPO UMANO DI TERESA DI LISIEUX NELL'AMORE DI GESU'

 

fr François-Marie Léthel ocd

 

 

 

L'amore di Gesù come Amore umano e divino è la realtà centrale che unifica tutta la vita e la dottrina di santa Teresa di Lisieux. E' la realtà che contiene tutte le altre. Così, per introdurre questa nostra breve riflessione sullo sviluppo umano di Teresa, conviene ricordare tre espressioni essenziali della nostra santa riguardo all’Amore di Gesù.  La più importante è l’ultima parola espressa all’istante della morte: "Mio Dio vi amo!". La santa parlava a Gesù,  guardando il Crocifisso che stringeva nelle sue mani. Di particolare importanza è anche la sua iscrizione “clandestina” sulla parete della sua cella: "Gesù è il mio unico Amore".  La terza espressione essenziale è la definizione della sua vocazione, in cielo come in terrra:  "Amare Gesù e farlo amare" (LT 220)[1]. Già queste tre espressioni ci mostrano come insieme al verbo "amare" e alla parola "amore", c'è un primato assoluto del Nome di Gesù (usato circa 1600 volte negli scritti di Teresa) riguardo al Nome di Dio (usato solo circa 800 volte, e più spesso per significare la Persona di Gesù). Invece, troviamo poche volte le parole "Padre" e "Spirito Santo". Queste due altre Persone divine sono certo sempre presenti, ma sempre in Gesù.

Questo cristocentrismo di Teresa corrisponde esattamente a quello del Cardinale Pierre de Bérulle (1575-1629), fondatore della "Scuola francese" e che ha avuto un enorme influsso sul carmelo femminile in Francia (Il carmelo di Lisieux era "berulliano")[2].  Tra il teocentrismo del Medioevo e l'antropocentrismo del Rinascimento, Bérulle aveva proposto una nuova forma di cristocentrismo come "teo-antropocentrismo", con la coscienza di operare una vera "rivoluzione copernica" nel campo della teologia. Concretamente, in questa prospettiva, il Nome di Gesù passa al primo piano e il Nome di Dio al secondo piano (Invece, in san Tommaso, in santa Teresa d'Avila e san Giovanni della Croce, il Nome di Dio è più frequente del Nome di Gesù).  E' un cristocentrismo trinitario che corrisponde alla prospettiva più antica,quella dei Padri Greci. Gesù è contemplato al centro della Trinità, "Uno della Trinità", tra il Padre  e lo Spirito Santo. Il Nome di Gesù significa la Persona del Verbo Incarnato nella sua Divinità e nella sua Umanità, è un nome divino e umano. Questa prospettiva è evidente in Teresa, per esempio nell'Offerta all'Amore Misericordioso (Pr 6) e in questi versi della Poesia Vivere d'Amore":

 

"Ah tu lo sai, divin Gesù, Ti amo

Lo Spirito d'Amore m'incendia col suo Fuoco

Amandoti attiro il Padre" (P 17/2).  

 

Bisogna ricordare come, nel "Corpus" degli Scritti di Teresa, ci sono cinque generi letterari: i Manoscritti Autobiografici (Ms A, B e C),  le Lettere (LT),  le Poesie (P), le Pie Ricreazioni (PR, o operette teatrali) e le Preghiere (Pr). Bisogna anche distinguere due grandi periodi.  Il primo periodo, prima di Pasqua 1896, ha come filo narrativo il Manoscritto A, mentre il secondo, dopo Pasqua 1896, ha come filo narrativo il Manoscritto C. C'è quasi la stessa quantità di testi in ciascuno di questi due periodi.

La nostra riflessione sul tema dello sviluppo umano si svolgerà in due momenti principali. Partendo da un testo essenziale della santa – l’utima pagina del Manoscritto A -  cercheremo di giungere ad una visione panoramica e dinamica della sua conoscenza amorosa di Gesù, nei Misteri dell’Incarnazione e della Redenzione.

 

 

L’ultima pagina del Manoscritto A come sintesi della teologia narrativa e simbolica di Teresa

 

            L’ultima pagina del Manoscritto A (f 85rv) è una vera e propria sintesi della teologia simbolica e narrativa di Teresa . All’inizio, la carmelitana ha ricopiato l’inizio del Salmo 88 (che era la prima citazione biblica all’inizio del Ms A):

 

“Canterò in eterno le Misericordie del Signore!...”

 

            Poi, sotto il titolo: “Stemmi di Gesù e di Teresa”, vengono designati e dipinti i due blasoni l’uno contro l’altro: a sinistra quello di Gesù e a destra quello di Teresa.  Sotto il disegno e con la stessa calligrafia Teresa ci offre una sua “cronologia spirituale”:

 

“Giorni di Grazie concessi dal Signore alla sua piccola sposa

Nascita: 2 Gennaio 1873 - Battesimo: 4 Gennaio 1873 - Sorriso della Santa Vergine: Maggio 1883 - Prima Comunione: 8 Maggio 1884 - Cresima: 14 Giugno 1884 - Conversione: 25 Dicembre 1886 - Udienza di Leone XIII: 20 Novembre 1887 - Entrata al Carmelo: 9 Aprile 1888 - Vestizione: 10 Gennaio 1889 - La nostra grande ricchezza: 12 Febbraio 1889 - Esame canonico; Benedizione di Leone XIII: Settembre 1890 - Professione: 8 Settembre 1890 - Velazione: 24 Settembre 1890 - Offerta di me stessa all'Amore: 9 Giugno 1895”

           

            Bisogna sottolineare l’importanza di alcuni avvenimenti qui ricordati da Teresa e raccontati nelle pagine precedenti del Ms A.  Anzitutto il sorriso della Madonna (Ms A, 29v – 30v), che guarisce Teresa da una strana malattia, probabilmente psicologica (la bambina era stata terribilmente ferita dalla morte della mamma e della seconda mamma, Paolina, che entrava al Carmelo). E' l'esperienza positiva dell'amore materno di Maria.  Poi, la prima comunione di Teresa è raccontata da lei con accenti forti di amore sponsale: "un bacio d'amore", "una fusione", un dono totale e reciproco (Ms A, 35r).  La "conversione", o "grazia di Natale" viene raccontata come "uscita dall'infanzia", cioè dall'infantilismo, nella comunione amorosa al Mistero dell'Incarnazione. La bambina diventa una donna, Sposa di Gesù Redentore e Madre delle anime redente dal suo sangue, ricevendo il criminale Pranzini come "primo figlio" a 14 anni, prima dell'entrata al Carmelo (Ms A,  44v-46v). La professione religiosa di Teresa, l'8 settembre 1890, è il suo vero "matrimonio spirituale" con Gesù: "Che bella festa la Natività di Maria per diventare la Sposa di Gesù! Era la piccola Vergine Santa di un giorno che presentava il suo piccolo fiore al piccolo Gesù!" (Ms A, 77r). Poi, l'Offerta all'Amore Misericordioso è il vertice di questo primo periodo (Ms A, 83v – 84r).                   Dopo la “cronologia spirituale”, Teresa ci offre un importantissimo commento dei due blasoni, spiegando tutti i simboli in essi riuniti:

 

“Spiegazione degli Stemmi

            Il blasone JHS è quello che Gesù si è degnato di portare in dote alla sua povera piccola sposa. L'orfanella della Bérésina è diventata Teresa di GESÙ BAMBINO del VOLTO SANTO, sono quelli i suoi titoli di nobiltà, la sua ricchezza e la sua speranza. - La Vite che divide in due il blasone è simbolo di Colui che si degnò di dirci: "Io sono la Vite e voi i tralci, voglio che portiate molto frutto." I due rametti che circondano, l'uno il Volto Santo, l'altro il Gesù Bambino sono immagine di Teresa che ha solo un desiderio quaggiù, quello di offrirsi come un grappolino di uva per ristorare Gesù Bambino, per divertirlo, lasciarsi spremere da Lui secondo i suoi capricci e poter così estinguere la sete ardente che Egli soffrì durante la sua passione. L'arpa rappresenta ancora Teresa che vuole cantare incessantemente a Gesù melodie d'amore.

            Il blasone FMT è quello di Maria-Francesca-Teresa, il piccolo fiore della Madonna: perciò questo piccolo fiore è rappresentato sotto i raggi benefici della Dolce Stella del mattino. - La terra verdeggiante rappresenta la famiglia benedetta in seno alla quale il piccolo fiore è cresciuto; in lontananza si vede una montagna che rappresenta il Carmelo. È in quel luogo benedetto che Teresa ha scelto per raffigurare nei suoi stemmi il dardo infiammato dall'amore che deve meritarle la palma del martirio in attesa di poter veramente dare il sangue per Colui che ama. Perché per contraccambiare tutto l'amore di Gesù vorrebbe fare per Lui quello che Lui ha fatto per lei... ma Teresa non dimentica di essere soltanto una debole canna per questo l'ha posta sul suo blasone.

            Il triangolo luminoso rappresenta l'Adorabile Trinità che non cessa di effondere i suoi doni inestimabili sull'anima della povera piccola Teresa, perciò nella sua riconoscenza ella non dimenticherà mai questo motto: "L'Amore si paga solo con l'Amore."

 

            Troviamo qui la sintesi di tutti i più importanti simboli usati da Teresa nei suoi scritti, e anche la migliore chiave teologica per considerare il suo sviluppo umano nell’Amore di Gesù.

            Si vede subito l'influsso di san Giovanni della Croce con, al primo posto,  il grande simbolo biblico dell'Alleanza: l'Amore dello Sposo e della Sposa. Qui sono Gesù e Teresa (i due nomi più ripetuti). L'Amore Sponsale è perfettamente intimo e reciproco: Teresa è tutta in Gesù (1° stemma) e Gesù è tutto in Teresa (2° stemma).  Ciò che viene anzitutto significato è  lo sviluppo umano di Gesù stesso in tutto l'arco della sua vita terrena, dalla Culla alla Croce, con i simboli di Gesù Bambino e del Santo Volto. Notiamo anche come, mentre il Nome di Gesù è usato qui 7 volte, il Nome di Dio non è usato, ma c'è l'"Adorabile Trinità" (con il simbolo del triangolo).  C'è anche la Madonna, con il simbolo della Stella.  Ecco dunque lo "spazio d'Amore" dello Sviluppo umano di Teresa.  La santa usa molti simboli per rappresentare se stessa: la sposa, i due grappoli d'uva, l'arpa, il fiore, la canna... Ci sarebbe tanto da dire su ciascuno di questi simboli, ma preferisco limitarmi a due di essi, particolarmente importanti: il fiore e l'arpa (oppure la lira). Sono infatti i due simboli antropologici più ricchi nella teologia di Teresa[3].

 

 

I simboli antropologici del fiore e della lira

 

Come la Bibbia, Teresa usa il simbolo del fiore per significare ogni essere umano nella condizione terrena, con gli aspetti di piccolezza, fragilità, brevità della vita, ma anche bellezza creata da Gesù e che attira il suo sguardo d'Amore[4]. Il fiore è il principale simbolo della piccolezza evangelica, più che il bambino.  Si applica al bambino, ma anche allo Sposo e alla Sposa.  Teresa qui usa questo simbolo per significare se stessa (in francese "La fleur", è femminile). Ma centralmente questo simbolo è applicato a Gesù: Nella culla, Gesù è "fiore appena schiuso", mentre è "fiore sbocciato" sulla Croce (P 1).  Teresa usa il linguaggio dei fiori per dire il corpo e la corporeità: “Ditelo con i fiori”. Infatti, nella cultura religiosa francese della sua epoca, non si parlava del corpo, ma quasi solo dell’anima.

Ma prima del fiore, Teresa usa il simbolo dell'arpa per rappresentare se stessa nel primo stemma. E' il più importante simbolo del cuore di Teresa, del cuore umano, di ogni cuore creato per amare e essere amato pienamente: "tu amerai con tutto il cuore" il Signore e il prossimo. La stessa realtà  è espressa ancora meglio da  Teresa  con il simbolo della  lira:

 

"Mio Gesù, tu fai vibrare le corde della tua lira

E questa lira è il mio cuore" (P 48/5).

 

  La lira è uno strumento musicale con quattro corde, e infatti, negli scritti di Teresa si scoprono queste quattro corde del suo cuore, che Gesù fa vibrare nell’Amore:  E' l'Amore di Sposa, di Madre, di Figlia e di Sorella.  "Amare con tutto il cuore" significa per Teresa amare come  Sposa e Madre, Figlia e Sorella. 

 

 

Le “quattro corde” del cuore di Teresa: Sposa e Madre, Figlia e Sorella

 

Attraverso la sua esperienza personale, la santa esprime una verità antropologica universale: Ogni donna ha un cuore di Sposa e di Madre, di Figlia e di Sorella (come ogni uomo ha un cuore di Sposo e di Padre, di Figlio e di Fratello). Queste “quattro corde" sono essenziali, di uguale importanza, fanno parte dell'Immagine del Dio Amore nella nostra umanità; possono essere ferite, “disaccordate”, ma non sono mai distrutte.

Nella prospettiva di Teresa, lo sviluppo umano nell'Amore di Gesù consiste nello sviluppo del cuore in tutte le sue dimensioni, cioè nell’esercizio di tutte queste quattro corde (come un violino per la donna, come un violoncello per l'uomo). Le espressioni di Teresa: “Vivere d’Amore”, “la mia vocazione è l’Amore”, hanno un significato antropologico universale. L’Amore è il più grande dono e il più grande comandamento di Dio: “Tu amerai con tutto il cuore” significa: con tutte le corde. Queste corde corrispondono anche alle più fondamentali relazioni umane come relazioni d'amore: tra lo Sposo e la Sposa, tra la Madre e il Figlio, tra la Figlia e il Padre (o la Madre), tra la Sorella e tutti i suoi Fratelli. Sono delle relazioni fondamentali dell’umanità creata da Dio come uomo e donna, e che costituiscono l’umanità come famiglia. Teresa vive queste relazioni d'Amore nella Verginità Consacrata. Il tema della Verginità è molto importante nei suoi scritti. Si tratta di una realtà dinamica, particolarmente espressa con il verbo “verginizzare”. Così, l'Amore verginale di Gesù è precisamente questo Amore inseparabilmente umano e divino che integra e sintetizza in modo completamente nuovo tutte queste relazioni umane nelle relazioni divine della Trinità.

Sullo stesso argomento, il testo più illuminante è stato scritto da san Francesco d’Assisi, nella sua Lettera ai Fedeli (Prima Recensione).  Il santo mostra come, in Cristo Gesù, la carità è proprio la sintesi di tutte le relazioni divine tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e di tutte le relazioni umane tra lo Sposo e la Sposa, il Figlio e la Madre, il Fratello e tutti i fratelli. Così, secondo le sue parole, tutti i fedeli che vivono nella carità sono animati dallo Spirito Santo che li fa non solo Figli del Padre, ma anche Sposi, Fratelli e Madri di Gesù. E questo lo dice ugualmente  per gli uomini e per le donne, per le persone sposate come per le persone consacrate. Bisogna citare questo testo straordinariamente sintetico di Francesco:

 

            “Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi (...) e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo,  e fanno frutti degni di penitenza: Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo”.

            Siamo sposi, quando nello Spirito Santo l'anima fedele si congiunge al Nostro Signore Gesù Cristo.  Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli.  Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e lo diamo alla luce  per mezzo della santa operazione che deve risplendere agli altri in esempio”. 

            Oh, come è glorioso, santo e grande avere in Cielo un Padre! Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!  Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale Fratello e un tale Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la sua vita per le sue pecorelle, e pregò il Padre dicendo: ‘Padre santo, custodiscili nel tuo nome, coloro che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me...”[5]

 

            Questo testo di Francesco mi sembra tanto importante per capire la profondità teologica ed antropologica dell’insegnamento di Teresa sulle “quattro corde” del cuore umano.  Nei due santi, troviamo lo stesso cristocentrismo trinitario, ma il riferimento al Padre e allo Spirito Santo è più esplicito in Francesco, e anche l’insistenza sulle relazioni nella loro reciprocità: Noi siamo veramente sposi, fratelli e madri di Gesù, essendo figli del suo Padre/  Dio è veramente nostro Padre, Gesù è veramente nostro Sposo, Fratello e Figlio.  Mediante il dono della Carità,  lo Spirito Santo ci conduce al Padre “per Cristo, con Cristo e in Cristo”. In rapporto con la relazione filiale al Padre,  Francesco descrive una triplice relazione d’Amore con Gesù Sposo, Fratello e Figlio.  E’ evidente che mediante la carità, lo Spirito Santo fa vibrare tutte le corde del cuore. Così, l’essere umano si sviluppa e si unifica perfettamente in Cristo Gesù Dio-Uomo,  in un Amore pienamente divino e pienamente umano, che abbraccia tutti i Misteri della Divinità e dell’umanità.

            Santa Chiara, nelle sue quattro Lettere ad Agnese di Praga[6], riprende questo insegnamento di Francesco, ma in modo nuovo e abbastanza diverso: non è più un uomo che scrive a tutti i fedeli, ma una donna consacrata che scrive a un’altra donna consacrata.  La prospettiva è dunque più limitata, ma con una nuova intensità nell’espressione dell’Amore di Gesù Sposo e Figlio. E’ evidente che il cuore femminile come cuore di Sposa e di Madre è “privilegiato” per amare l’Uomo-Dio come Sposo e Figlio[7]. Lo stesso si vede negli scritti di Teresa, e specialmente nelle sue Lettere alla sorella Celina.

Bisogna notare una differenza importante tra la corda sponsale e le tre altre. L'Amore sponsale è esclusivo e geloso: Gesù Sposo significa Gesù Solo. Invece le tre altre corde riguardano Gesù e il prossimo. Così l'Amore materno si estende a molte persone, come l'amore filiale e l'amore fraterno.  In Teresa di Lisieux come in san Giovanni della Croce, Teresa d'Avila e tutti i Mistici, l'Amore Sponsale include e trasfigura tutta la realtà dell'Erôs, nella prospettiva dei Padri Greci, che avevano operato la sintesi tra l'Agapè biblica e l'Erôs platonico (Origene, Gregorio di Nissa, e sopratutto Dionigi Areopagita). Tale sintesi era già presente nella Bibbia,  quando l’autore del Libro della Sapienza scrive a proposito della Divina Sapienza: "Ho desiderato prenderla come Sposa, sono diventato innamorato (erastès) della sua Bellezza" (Sap. 8,2). Il simbolo sponsale dell’Allezanza viene sintetizzato con la tematica dell’Eros che ha come oggetto propria la Bellezza.

            Conviene dunque considerare adesso lo sviluppo umano di Teresa nell’Amore di Gesù a partire dalle “quattro corde”.  Preferisco limitarmi ai dieci ultimi anni della sua vita, cioè al periodo che si estende dalla “grazia di Natale” alla sua morte, chiamato dal lei: “una corsa da gigante” (Ms A, 44v).  Non mi fermo dunque sulla sua realtà molto complessa della sua infanzia, nella quale si vedono evidentemente le due corde dell’amore filiale e dell’amore fraterno, nell’esperienza dell’Amore dei genitori e delle sorelle, ma anche con la ferita profonda causata dalla morte della mamma.

              Ed è proprio in questo periodo che possiamo scoprire lo sviluppo umano del cuore di Teresa nella conoscenza amorosa di Gesù attraverso la comunione ai Misteri dell’Incarnazione e della Redenzione.

 

 

 

La vita di Teresa in Cristo, nella comunione ai Misteri dell’Incarnazione e della Redenzione

 

              Nella “teologia vissuta” di Teresa, una delle cose più impressionanti è proprio la conoscenza amorosa come perfetta corrispondenza tra le dimensioni oggettive del Mistero dei Gesù e le dimensioni soggettive della persona di Teresa. Dove la teologia speculativa definisce la verità come “adaequatio intellectus et rei”,  la teologia mistica mette in evidenza una “adaequatio cordis et rei” di carattere “multidimensionale”.  Si tratta proprio della corrispondenza tra le “quattro dimensioni” del Mistero di Gesù (lunghezza, larghezza, altezza e profondità, cf Ef 3,18) e le “quattro corde” del cuore di Teresa.  Così, lo sviluppo umano della santa non è altro che lo sviluppo della sua conoscenza di Gesù nei Misteri dell’Incarnazione e della Redenzione, secondo il “programma” del suo nome di religione: Teresa di Gesù Bambino del Santo Volto. Con amore di Sposa e di Madre, di Figlia e di Sorella, la carmelitana conosce le “quattro dimensioni” dell’Incarnazione e della Redenzione: la Grandezza e la Piccolezza, la Luce e le Tenebre.  Queste quattro dimensioni possono essere rappresentate simbolicamente intorno alla Croce:

 

                                                                             Grandezza

(della Divinità)

 

 

 

                                                Tenebre                                            Luce

                                               (del Peccato)                                    (dell'Amore)

 

 

                                                                             Piccolezza

                                                                            (dell'Umanità,

                                                                                nella condizione terrena: il fiore)

 

 

            Oggettivamente, questo simbolo rappresenta le principali realtà riunite nel Mistero di Gesù, Verbo Incarnato e Redentore, il Dio-Uomo crocifisso (cf. S. Anselmo). La linea verticale , che unisce la Grandezza e la Piccolezza caratterizza il Mistero dell'Incarnazione, come unione senza confusione tra la Grandezza della Divinità e la Piccolezza dell'Umanità nella Persona di Gesù (dogma di Calcedonia, nel 451). La linea orizzontale corrisponde al Mistero Pasquale della Redenzione come incontro drammatico tra la Luce dell'Amore e tutte le Tenebre del Peccato del Mondo, nella Passione e la Risurrezione  di Gesù. Nel Mistero dell'Incarnazione, il Figlio di Dio ha sposato la Piccolezza della nostra Umanità, poi, nel Mistero della Redenzione, egli si è abbassato all'estremo, sposando la più grande miseria nostra, prendendo su di sé il nostro peccato nella sua sofferenza e morte. "E' proprio dell'Amore abbassarsi" (Ms A 2v).

            Soggettivamente, Teresa ha pienamente corrisposto all’Amore di Gesù, sposando gli stessi  Misteri dell'Incarnazione e della Redenzione, abbracciando questi estremi di Piccolezza e di Grandezza, di Luce e di Tenebre. Infatti, la Piccolezza teresiana è sempre in relazione con la Grandezza infinita, e le profonde Tenebre che caratterizzano la sua passione sono incontrate dalla più meravigliosa Luce, la Luce dell'Amore di Gesù. Teresa comunica al duplice "ammirabile scambio" dell'Incarnazione e della Redenzione: Nell'Incarnazione, Dio è diventato uomo affinché l'uomo diventasse Dio, e poi nella Redenzione, Colui che era senza peccato è per noi diventato peccato affinché noi diventassimo in Lui Giustizia di Dio (cf. II Cor. 5,21). A questa piccolezza teresiana corrisponde esattamente la povertà francescana.

            In rapporto con le quattro dimensioni del Mistero di Gesù e le quattro corde del cuore di Teresa, possiamo distinguere quattro tappe essenziali del suo sviluppo:

            1/ Prima e fondamentale è la duplice Grazia di Natale e della Salvezza di Pranzini (1886-1887), raccontata al cuore del Manoscritto A (Ms A, 44v-46v). Si tratta d’una grazia fondatrice, prima dell'entrata di Teresa al Carmelo, che manifesta già una profondissima comunione ai Misteri dell’Incarnazione e della Redenzione. All’età di 14 anni, Teresa è già consapevole di essere Sposa e Madre, Sposa del Redentore e Madre dell’uomo redento dal suo Sangue: concretamente questo criminale Pranzini che lei stessa chiama “il mio primo figlio”.  Con la stessa “corda materna” del suo cuore, Teresa sperimenta una speranza nuova e straordinaria nella Misericordia Infinita di Gesù.  Nella sua operetta teatrale sulla Fuga in Egitto (RP 6, che è contemporanea del Manoscitto A), Teresa contempla in Maria la realizzazione perfetta di questo “cuore di madre” che, nel suo amore per il figlio più ferito dal peccato, spera invincibilmente la sua salvezza eterna.

            2/ Insieme alla “corda materna”,  è la “corda sponsale” del cuore di Teresa che vibra nei testi essenziali del 1893 sulla piccolezza evangelica. Infatti, Teresa sposa pienamente la Piccolezza di Gesù, in tutti i Misteri della sua Vita terrena, esattamente come Francesco e Chiara avevano sposato la sua povertà.  Piccolezza e povertà sono infatti lo stesso “privilegio” di tutta la vita terrena di Gesù, dall’Incarnazione alla Croce. E’ proprio “l’Amore di questo Dio, che povero fu deposto nel presepio, povero visse in questo mondo e nudo rimase sulla Croce”[8].  I due testi essenziali, scritti nei primi mesi del 1893 sono la prima Poesia (P 1) e una Lettera di Teresa a Celina (LT 141),  dove si trovano gli stessi simboli del fiore applicato a Gesù  come Figlio e Sposo e della rugiada per esprimere l'amore della Madre e della Sposa. Insieme all’amore sponsale viene anche espresso l’amore filiale con il simbolo dell’infanzia. Secondo le parole di Teresa in una lettera dello stesso periodo, il cuore che Gesù desidera è “un cuore di figlia (o di bambina: “enfant”), un cuore di sposa” (LT 144). Più tardi, nel Manoscritto C, Teresa parlerà del bambino piccolo nelle braccia di Gesù (Ms ,C 2v-3r). L’infanzia spirituale corrisponde evidentemente  alla “corda filiale”.

            3/ Se la seconda tappa è caratterizzata dalla comunione alla piccolezza di Gesù, la terza tappa è invece comunione piena alla sua grandezza, grandezza infinita della sua Divinità nella Trinità. E’ il senso dell’Offerta all’Amore Misericordioso, come viene raccontata nelle ultime pagine del Manoscritto A (Ms A, 83v-84v) e come viene espressa nello stesso Atto d’Offerta (Pr 6). Qui, il cristocentrismo di Teresa diventa esplicitamente trinitario: All’Amore del Padre che ha dato a Teresa il suo Unico Figlio come Salvatore e Sposo, e che la vede e l’ama sempre attraverso il Volto di Gesù e nel suo Cuore che arde d’Amore nel Fuoco dello Spirito, la stessa Teresa risponde con il dono totale di se stessa come “vittima d’olocausto” per la salvezza di tutti: si offre al Padre per Cristo nello Spirito, attraverso le mani di Maria.  

            4/ La quarta e ultima tappa dello sviluppo è la Passione di Teresa, che comincia nel 1896, al momento della Pasqua, e che dura fino alla sua morte (30 settembre 1897): Passione del corpo con la malattia, ma soprattutto Passione dell’anima, con la terribile “prova contro la fede” che la santa vive in relazione con gli atei del mondo moderno, chiamati da lei “i suoi fratelli” (Ms C,  6r). La santa è allora immersa nel Mistero della Redenzione, sperimentando intensamente nel suo cuore l’incontro drammatico tra la Luce dell’Amore e le Tenebre del Peccato. Ed è proprio in questo periodo che Teresa scopre pienamente l’Amore fraterno (cf Ms C,  11v – 33v).  La “corda fraterna” del suo cuore si manifesta nell’amore dei più vicini (le sorelle della sua comunità) e dei più lontani che sono proprio gli atei.

            Così, nella comunione alla Persona di Gesù e alla sua opera di Salvezza,  Teresa si è sviluppata in tutte le dimensioni della sua umanità fino alla piena realizzazione del suo essere nell’Amore, come Sposa e Madre, Figlia e Sorella.


 

[1] LT 220. Citiamo i testi di Teresa secondo la recente traduzione delle sue Opere Complete (Roma, 1997,  Libreria Editrice Vaticana).  Cf anche il mio libro: L’Amore di Gesù.La cristologia di santa Teresa di Gesù Bambino (Roma, 1999, Libreria Editrice Vaticana).

 

[2] Cf R. DEVILLE: La Scuola Francese di spiritualità (Milano, 1990, ed Paoline).

[3] Ho studiato sistematicamente questi simboli nel mio libro sulla Cristologia di Teresa.

 

[4] Cf  l'inizio del Manoscritto A  che presenta tutta l'umanità come "il giardino di Gesù" (Ms A, 2r – 3v).

[5] Fonti Francescane (editio minor), n° 178/1-3.

 

[6] Fonti Francescane, n°  2859-2911.

 

[7] Così, paragonando attentamente i testi di Francesco e di Chiara, possiamo vedere “il privilegio della femminilità nell’Amore di Gesù” (cf il mio articolo: Le “privilège de la féminité” dans l’Amour de Jésus: Le témoignage de sainte Claire d’Assise, in Carmel, 1993/4).

[8] Fonti Francescane, n° 2841. Traduciamo letteralmente dal latino : “Amore illius Dei, qui pauper positus est in praesepio, pauper vixit in saeculo et nudus remansit in patibulo”.